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Giornalisti in Guerra: Siria e’ nuovo “ground zero”

Siria, nuovo “ground zero” per i giornalisti: almeno 30 reporter, fotografi, cameramen sono nelle mani dei ribelli. La loro sorte, e quella di tanti operatori dell’informazione che rischiano la vita in nome della liberta’ di stampa, e’ stata al centro di una riunione informale del Consiglio di Sicurezza aperta a esponenti del mondo dei media e della societa’ civile. “L’assassinio di un giornalista e’ la forma piu’ estrema ed efficace di censura”, ha detto David Rohde, oggi alla Reuters ma che per sette mesi, quando lavorava al New York Times, e’ stato prigioniero dei Talebani. “Dall’attenzione bisogna passare ad azioni concrete e a risoluzioni significative”, ha detto il Rappresentante Permanente d’Italia all’Onu Sebastiano Cardi rendendo omaggio ai dieci giornalisti italiani, due dei quali donne, uccisi dal 1987 nei conflitti armati in Mozambico, Somalia, Bosnia, Georgia, Palestina e Afghanistan. L’incontro era stato convocato dagli ambasciatori di Francia Gerard Araud e Guatemala Gert Rosenthal dopo l’assassinio, il 2 novembre in Mali, di due giornalisti francesi, Ghislaine Dupont e Claude Verlon. Una fine tragica, su cui si e’ pronunciato a caldo con una forte dichiarazione di condanna il Consiglio di Sicurezza, in quello che si conferma purtroppo un leitmotiv ricorrente: “Ogni settimana – ha denunciato Irina Bokova, la direttrice generale dell’Unesco – un giornalista e’ ucciso e in nove casi su dieci i responsabili restano impuniti. Gli omicidi sono preceduti da intimidazioni, minacce, violenze”. Non sono solo gli stranieri a pagare, ne’ solo le situazioni di conflitto sono pericolose: in otto casi su dieci i giornalisti perdono la vita in tempo di pace, indagando su casi di criminalità e corruzione. Quello della Siria e’ l’ultimo caso di una storia gia’ raccontata negli ultimi anni in Iraq, Afghanistan, Somalia, Sudan e forse la peggiore: con 84 uccisi tra marzo 2011 e lo scorso agosto, il Paese mediorientale e’ diventato il piu’ pericoloso per gli operatori dell’informazione secondo l’organizzazione Reporters Withoudt Borders. Nei giorni scorsi tredici testate giornalistiche, tra cui Guardian, New York Times, Washington Post e Wall Street Journal, hanno inviato una lettera aperta ai ribelli siriani mettendo in guardia sul fatto che i rapimenti minacciano la possibilita’ di raccontare il conflitto. Martedi’ scorso il giornale spagnolo El Mundo ha deciso di rendere noto il rapimento di due suoi giornalisti in settembre dopo che i negoziati con i rapitori “non avevano portato ad alcun risultato”. In Siria, ha detto Rohde, i giornalisti sono diventati un “chip umano” per ottenere qualcosa di ancora sconosciuto .

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts