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Maro’: in pressing su India anche arma riforma Onu

Il governo italiano prova a sbloccare l’impasse del caso maro’ tra New Delhi e Bruxelles, ma se le cose per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone si mettessero male potrebbe ricorrere all’arma della riforma dell’Onu. Lunedi’ alla Corte suprema indiana chiederà il rientro dei due fucilieri di Marina, in attesa del processo mentre la ministro degli Esteri Emma Bonino solleverà la questione maro’ con i colleghi europei. Se pero’ il pressing non dovesse avere esito, sono in serbo altre iniziative a livello internazionale una delle quali legate alle ambizioni dell’India di entrare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu come membro permanente. Ne ha fatto menzione la stessa Bonino rispondendo a una domanda del Corriere della Sera:  «Speriamo di non arrivare a tanto. Certamente il comportamento dell’India nel caso dei maro’ non la facilita agli occhi della comunità internazionale. Ci sono questioni internazionali che non si muovono molto: le possiamo raffreddare di più», ha detto la responsabile della Farnesina. Ieri c’e’ stato un  nuovo vertice governativo guidato dal premier Enrico Letta, in cui si è stabilito di rafforzare la pressione sull’India perché mantenga le promesse di non applicare nel processo la normativa antiterrorismo (Sua Act) che prevede la pena di morte. Lunedì 20 gennaio dunque gli avvocati di Latorre e Girone non soltanto illustreranno il ricorso italiano alla Corte Suprema indiana contro le lungaggini del procedimento e il possibile utilizzo del Sua Act, ma chiederanno anche il rientro a casa, in attesa di ulteriori sviluppi, dei due fucilieri di Marina accusati dell’omicidio di due pescatori indiani, che dopo quasi due anni non hanno ricevuto nemmeno i capi d’imputazione.   Unknown-3
   Nel frattempo, a Bruxelles, la ministro Bonino chiederà solidarietà concreta ai colleghi europei al Consiglio Affari Esteri Ue, la cui diplomazia è già stata attivata da Catherine Ashton. La questione, tra l’altro, e’ gia’ stata sollevata in sede di Comitato politico e sicurezza (Cops) e di riunione degli ambasciatori (Coreper), dove è emerso – come riferito da fonti diplomatiche europee – un sostegno forte. Lunedì non sono previste conclusioni formali, ma l’Italia si aspetta che l’India abbia “una percezione chiara” che la lunghezza del meccanismo accusatorio e il rischio di pena di morte sono “assolutamente inaccettabili”. Tra l’altro, la prossima settimana a Delhi, l’Ue solleverà la questione in consultazioni politiche a livello di alti funzionari, in raccordo col servizio italiano sul posto.

 

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