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Mutilazioni genitali: Bonino, Italia non immune

Nel giorno della tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili il mondo dice basta. Ancora oggi, secondo stime Onu, più di 125 milioni di bambine e donne ne sono rimaste vittime. Una su cinque vive in Egitto. In Somalia, Guinea, Gibuti sono nove su dieci. La denuncia dell’Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, coincide con una mobilitazione internazionale. Proprio da Gibuti, “ground zero” di una pratica condannata nel 2012 da una Risoluzione dell’Assemblea Generale come “violazione dei diritti umani”, la ministro degli Esteri Emma Bonino ha lanciato l’allarme: nessun Paese e’ immune.

“E’ un flagello che tocca non solo l’Africa, ma anche l’Occidente, anche il mio Paese. Da anni siamo tra i più impegnati contro, ed è una priorità condivisa dal governo, dal Parlamento e dalla società civile”, ha detto la Bonino ricordando il contributo concreto dell’Italia: 7,5 milioni di dollari dal 2008 al 2013 per i programmi Unicef e Unfpa a cui potrebbe aggiungersi presto uno sforzo aggiuntivo di altri 1,5 milioni. Come l’Italia del resto altri europei sono “sulla linea del fronte”: nel Regno Unito, secondo dati del Royal College of Midwifes, 66 mila donne l’hanno subita soltanto in Inghilterra e Galles e 15 mila bambine sono a rischio. Per la prima volta, scrive oggi il Times, la magistratura si prepara a istruire un procedimento penale per conto di una donna che ne e’ rimasta vittima non una, ma due volte.

Dure voci di condanna si sono levate dale Nazioni Unite. Per il segretario generale Ban Ki moon “non c’è alcuna ragione di sviluppo, sanitaria, religiosa o culturale per tagliare o mutilare donne e ragazze”. Le cifre Unicef e Unpfa sono agghiaccianti: oltre 125 milioni di ragazze e donne attualmente in vita hanno subito mutilazioni nei 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente dove la pratica e’ prevalente ed esistono dati per registrarla. Se l’attuale trend dovesse continuare 86 milioni di bambine in tutto il mondo rischiano di restarne vittime in qualche forma di qui al 2030.

Vero e’ che le bambine di oggi hanno meno probabilità di subire questa pratica rispetto alle loro madri. L’istruzione può giocare un ruolo fondamentale nel favorire il cambiamento. “Le condanne sono importanti ma non bastano. Serve il contributo di ogni settore della società’ civile , ha detto il presidente dell’Assemblea Generale John Ashe in linea con quanto sostenuto dal presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera: “Non sono necessarie solo leggi, ma che tutti gli attori, governi, Ong e comunità promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate”.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts