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Caschi rosa: Onu e Nato, piu’ ruolo donne in peacekeeping

Da vittime a protagoniste: soggetti storicamente vulnerabili nei conflitti armati, le donne diventano parte attiva nella protezione delle donne in situazioni di guerra. Rappresentanti del Dipartimento al Peacekeeping delle Nazioni Unite e della Nato si sono trovati per la prima volta all’ONU per un seminario organizzato dalla Rappresentanza Permanente d’Italia all’ONU sull’integrazione della prospettiva di genere nelle missioni di pace.

Sala piena all’International Peace Institute per il panel composto per la Nato dal generale Jean Paul Palomeros, Supreme Allied Command Transformation, e Mari Skare, norvegese Rappresentante Speciale del segretario dell’Alleanza Atlantica per Donne, Pace e Sicurezza, per l’Onu dal generale Adrian Foster, vice consigliere militare del Dpko e da Carol Doucet, Senior Gender Advisor dello stesso dipartimento che soprintende le operazioni di pace.
“L’Italia ha sempre considerato il tema ‘Donne, Pace e Sicurezza” al centro della sua politica estera”, ha detto il Rappresentante Permanente d’Italia Sebastiano Cardi introducendo l’evento. Oggi le donne compongono solo il 2,8 per cento del personale militare e il 10 per cento del personale di polizia nelle missioni Onu di peacekeeping. L’Italia fa la sua parte con il 10 per cento circa di “caschi rosa” su un totale di  quasi 5.300 donne dispiegate in missioni di pace delle Nazioni Unite nel mondo.
E’ dunque un “imperativo operativo”, ha detto il rappresentante italiano, reclutare più donne nel peacekeeping, un obiettivo fatto proprio negli altri interventi al seminario. Per il generale Palomeros “la diretta partecipazione delle donne e’ di cruciale importanza per conquistare il cuore e  la mente delle popolazioni”, mentre Foster ha sottolineato che la parità’ di genere nel peacekeeping “non e’ un opzione, e’ una necessita’ operativa”.
Detto questo, tutti gli intervenuti hanno riconosciuto che molta strada resta ancora da fare, mentre si avvicina il 15esimo anniversario dell’adozione da parte dell’Onu della risoluzione 1325 su Donne, Pace e Sicurezza. L’addestramento ha una parte cruciale e sia Onu che Nato stanno studiando moduli di training per migliorare gli sforzi di integrazione della componente femminile nelle forze sul campo.
L’Italia – ha ricordato Cardi – sta facendo la sua parte anche grazie al Centro di Eccellenza per la Stabilita’ delle Unita’ di Polizia (CoESPU) di Vicenza che organizza corsi specifici di addestramento per personale di polizia sulla Prevenzione e le Inchieste della Violenza Sessuale e di Genere. CoESPU, un centro di Eccellenza Onu, condividerà presto il quartier generale con un analogo centro dell’Alleanza Atlantica, il Nato Stability Policy Center of Excellence.  Si tratta di corsi che – ha commentato il generale Foster, forte di una drammatica esperienza in Congo – sono più necessari che mai.
Nel 2010, quando era vice comandante della missione Monusco, l’alto ufficiale britannico si trovo’ di fronte a un caso di stupro di massa: “I caschi blu andavano in giro a stabilizzare il paese ma non riuscirono a cogliere campanelli d’allarme.  E anche fosse successo, ma non accadde, come ti aspetti che un soldato maschio avvicini una donna vittima di violenza sessuale?”
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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts