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Droni per la pace: presto un sequel in Costa d’Avorio

NEW YORK – Droni al servizio della pace, parte seconda: la buona prova dei “Falchi” della Selex ES con i caschi blu in Congo sta per avere un “sequel” in Costa d’Avorio con una nuova gara delle Nazioni Unite per dotare le forze di pace della Unoci (United Nation Operation in Cote d’Ivoire) di cinque velivoli senza pilota. Interessate da venti a trenta aziende internazionali (erano state 11 a partecipare nel caso del Congo) tra cui la stessa Selex, del gruppo Finmeccanica, che si è fatta una esperienza sul campo elogiata nell’ultima riunione della Commissione C34 sul peacekeeping da Herve Ladsous, capo del Dpko, il dipartimento per le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite.
I droni sono stati chiesti oltre un anno fa dalla Costa d’Avorio per monitorare i movimenti di armi lungo il confine con la Liberia in un’area del paese la cui vegetazione molto fitta impedisce altri tipi di sorveglianza dall’alto.
droni monuscoLa Selex, i cui studi sui droni risalgono addirittura agli anni Cinquanta quando gli aerei senza pilota venivano usati come bersagli, ha fornito a partire da dicembre alla Monusco, la missione dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo, cinque droni assemblati nei suoi stabilimenti di Ronchi dei Legionari (Gorizia), due dei quali operativi in questo momento dopo la rapida sostituzione (in una decina di giorni) di un “Falco” rimasto danneggiato in fase di atterraggio.
In Congo i “Falchi” hanno il compito di pattugliare un’area di 250 chilometri quadrati attorno alla capitale provinciale di Goma vicino al confine con il Ruanda. Ciascun velivolo ha una autonomia aerea di 10-12 ore e fornisce dati altrimenti difficili da raccogliere in zone che le pattuglie Onu hanno difficoltà a coprire. Oltre a monitorare le posizioni e i movimenti di gruppi armati e profughi, i droni Onu forniscono informazioni utili per la sicurezza dei caschi blu in un difficile teatro di operazioni. E’ una operazione pilota che, dopo la Costa d’Avorio, potrebbe essere estesa a Mali, Darfur, Centrafrica. Anche il governo del Sud Sudan ha chiesto all’ONU di poter avere i droni.
Il fatto che il Dpko abbia deciso di rilanciare con i droni in Costa d’Avorio e’ una conferma di quanto, sotto Ladsous, il peacekeeping Onu punti sull’uso di nuove tecnologie a sostegno delle sue operazioni di mantenimento della pace: una scelta che va in controtendenza con le resistenze di alcuni stati membri tra cui l’India, grande contributore di truppe al peacekeeping, nel timore che gli aerei senza pilota tolgano compiti ai suoi caschi blu, oppure il Ruanda, vicino di casa del Congo, che mal tollera i sorvoli dei droni alla porta di casa. Lo stesso Ladsous, inaugurando recentemente la sessione del Comitato Onu C-34 incaricato della revisione annuale delle missioni di peacekeeping aveva sottolineato che “flessibilita’ e innovazione, al quartier generale e sul campo, non sono più una opzione ma una acuta necessita'”. E già in ottobre, annunciando l’imminente dispiegamento di “Falchi” con la missione Monusco il capo del peacekeeping aveva auspicato l’estensione di altre unita’ in altre operazioni di pace “attingendo dall’esperienza maturata nella repubblica Democratica del Congo”.
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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts