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Peacekeeping e innovazione: Cardi, Italia all’avanguardia

NEW YORK – Sul fronte del peacekeeping non e’ più possibile pensare in termini di business as usual: flessibilità e innovazione sono una acuta necessita’. Lo ha detto il Rappresentante Permanente italiano all’ONU Sebastiano Cardi introducendo il seminario su caschi blu, tecnologie e innovazione organizzato dalla Missione italiana all’ONU all’International Peace Institute di New York.

Cardi ha ricordato che l’Italia e’ all’avanguardia su questo fronte. Prodotti da una azienda italiana, la Selex Es, i droni “per la pace” in servizio alla missione Monusco in Congo, sono una presenza diventata in questi giorni pienamente operativa e che, ha detto l’Ambasciatore, ha aperto un nuovo capitolo nel modi di pensare il peacekeeping. E’ la prima volta – ha osservato Cardi – che le Nazioni Unite hanno contattato un operatore privato per dotarsi della tecnologia UAV (Unmanned Aerial Vehicle) al servizio del loro mandato.

“Dobbiamo cercare di far sempre un miglior lavoro: per far questo dobbiamo avere migliori informazioni”, ha detto il capo del Dpko Herve Ladsous nel suo intervento al seminario a cui hanno preso parte anche il “numero due” della Missione pakistana Ahmed Khan e la sottosegretario Onu per il sostegno sul campo Ameerah Haq. Secondo Ladsous e’ essenziale che il peacekeeping “entri nel 21esimo secolo” con strumenti come i droni di Monusco o i radar navali usati nel lago di Kivu per il contrasto del traffico di armi: un altro esempio di capacita’ high tech usate come deterrente.

Ci sono perplessità sull’uso delle tecnologie al servizio del peacekeeping? Secondo il capo del Dpko, il tema e’ “delicato”, ma non controverso se “affrontato con trasparenza”, e anzi, essenziale, “in un momento di contrazioni di bilanci e di austerità per le  Nazioni Unite”.  L’ultimo budget per i caschi blu, ha ricordato Cardi, e’ di quasi 8 miliardi di dollari, una cifra enorme. Ladsous ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro ad alto livello che comincerà a lavorare nei prossimi sei mesi.

E le tecnologie non sono solo i droni, anche se, secondo Ladsous, “si può pensare a vari teatri di operazione dove gli UAV potrebbero essere impiegati” e il Dpko ha avuto già una richiesta di un altro Paese per il loro uso. Secondo la Haq ci sono mille modi in cui i caschi blu possono avvantaggiarsi dalle tecnologie. In Mali ad esempio l’uso di immagini da satellite ha aiutato a identificare fonti d’acqua e a scavare pozzi in 23 siti che hanno portato sollievo alle popolazioni civili servite dalla missione.

Un panorama di quel che la tecnologia può fare al servizio del peacekeeping lo ha dato Luigi Piantadosi, vicepresidente di Finmeccanica: può ad esempio produrre acqua dall’aria, o identificare una persona a 5-6 chilometri di distanza. Ci sono sistemi che permettono di neutralizzare un veicolo senza necessita’ di sparare, semplicemente neutralizzandone l’elettronica, o satelliti radar che vedono di notte e sotto le nuvole, oppure veicoli che uno soltanto può fare da generatore di elettricità’ a un intero villaggio. Piantadosi ha suggerito un modello di partnerariato tra industria e Nazioni Unite: l’industria, che appartiene agli Stati membri, può aiutare l’Onu a identificare problemi e offrire soluzioni, aiutare nella selezione dei prodotti,  offrire raccomandazioni imparziali fuori dai processi di appalto dei costi/benefici e assistene nell’assessment del rischio.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts