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Stupro di guerra: Italia, punire chi lo fa e’ obiettivo raggiungibile

NEW YORK – Troppo spesso chi si macchia di stupro nei conflitti armati resta impunito, eppure “cambiare le dinamiche sociali per passare dalla stigmatizzazione delle vittime alla criminalizzazione dei colpevoli e’ un obiettivo raggiungibile”. Questa la posizione dell’Italia, intervenuta oggi nel dibattito in Consiglio di Sicurezza su “Donne, Pace e Sicurezza”. Secondo il Rappresentante Permanente italiano Sebastiano Cardi, “in questa battaglia la Corte Penale Internazionale ha un ruolo essenziale nel complementare gli sforzi dei tribunali nazionali nei casi in cui non siano in grado, o non vogliano, portare i responsabili davanti alla giustizia”.

Secondo Cardi, il tema “Donne, Pace e Sicurezza” deve restare una priorita’  politica del Consiglio di Sicurezza: “Nella convinzione che tutti gli elementi della risoluzione 1325 debbano essere sistematicamente affrontati nei lavori del Consiglio, l’Italia e’ pronta ad agire”.

Stupri e violenze sessuali finiscono spesso non denunciati perche’ si accompagnano con sensi di colpa e di vergogna da parte delle vittime. Con tutto che siamo di fronte a cifre da paura: negli ultimi 20 anni soltanto, 60 mila civili, soprattutto donne, sono state violentate durante la guerra civile in Sierra Leone, 65 mila in Liberia, 50 mila in Bosnia e oltre 200 mila durante il genocidio in Ruanda.

I numeri non sono statistiche astratte: dietro ogni aggressione c’e’ un volto e la storia di un individuo, una famiglia e una comunita’ devastata.

Secondo Cardi la carenza di informazione e’ una delle grandi o debolezze che frenano la applicazione dell’Agenda che ispira l’iniziativa Women Peace and Security nata nel quadro della risoluzione 1820 del 2008: “Dobbiamo rafforzare i processi di condivisioni dei dati, in modo da svelare un quadro ancora non chiaro della realtà e esercitare pressione politica dove e’ necessario”.

Oggi, nell’ambito del dibattito, il Consiglio di Sicurezza ha esaminato un rapporto del Segretario Generale Ban Ki moon sullo stupro come arma di guerra (“devastante come una bomba, o una pallottola”) e ascoltato la drammatica testimonianza dell’inviata speciale  Zainab Hawa Bangura: “L’anno scorso ho visitato una serie di paesi in conflitto o post-conflitto, tra cui Bosnia, Centrafrica, Congo, Somalia. Ho incontrato vittime e le loro famiglie. Il dolore che provavano era tangibile e le storie mi hanno spezzato il cuore. Ho visto vittime di appena sei mesi, altre di oltre 80 anni”.  (25 aprile 2014)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts