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Alluvioni Bosnia: allarme mine, mesi per riparare danni

(di Alessandra Baldini)

NEW YORK – Allarme mine in Bosnia: l’esplosione di un ordigno vagante ha confermato oggi la paura dopo le inondazioni dei giorni scorsi che hanno devastato l’ex Jugoslavia. Gli esperti lanciano l’allarme: ci potrebbero volere mesi per riparare il danno, creando passaggi sicuri e recinzioni affidabili. Secondo Vito Alfieri Fontana, che per anni ha lavorato con Intersos nei campi minati della regione, il problema e’ “molto serio”, seppur circoscritto rispetto ai timori dei giorni scorsi. Riguarda cioè non le 100.000 mila che si e’ detto, ma 4-5.000 mine, “che sono pure tantissime”, e in una zona del paese molto problematica.

Le aree colpite dall’alluvione – spiega a OnuItalia Alfieri Fontana – sono quelle piu’ funestate da incidenti durante gli anni passati, “anzi si puo’ dire che erano le uniche aree della Bosnia dove ancora si verificavano incidenti da mine che
comunque hanno coinvolto sempre persone coscienti di attraversare campi minati ben segnalati”: taglialegna,
raccoglitori di frutti di bosco, di funghi o di residuati metallici. “Per quei villaggi il bosco e’ l’unica risorsa. E’
l’economia della regione, legata al bosco e non all’agricoltura tradizionale, che rende gli abitanti incuranti del pericolo”.

Prima di diventare sminatore, l’ingegnere barese era proprietario e direttore della Tecnovar, una delle tre aziende italiane, con la Valsella e la Misar, leader nel campo della produzione di mine fino a quando nel 1993 lo stato italiano pose lo stop alla produzione. Assillato da tempo da dubbi etico sul traffico di armi, Alfieri Fontana aveva messo il suo “know how” al servizio di Intersos in Bosnia, Serbia, Kosovo devastati dalle guerre.

Ci tornerebbe adesso? “Ad aiutare si, ma ho imparato in 12 anni che nulla e’ più pericoloso del volontario buono, ma che poi fa casino”, risponde via Skype: “Perche’ con le mine non si può sbagliare, con le mine non si scherza. E i bosniaci hanno imparato bene come si fa: ce ne sono tremila che hanno il tesserino per lo sminamento”

Il cammino pero’ e’ lungo: “E’ essenziale smettere con lo sminamento attivo per ridefinire le aree a rischio con attività
di delimitazione e recinzione. Quando il terreno si asciugherà saranno utilissimi i cani che fanno guadagnare tempo individuando le aree infestate da ordigni”. Bisognerà controllare se le recinzioni hanno retto, se i cartelli segnalinee sono rimasti al loro posto. “L’importante – conclude l’ingegnere – e’ che non piova, perché col bagnato é tutto più difficile”.

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts