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Sud Sudan: Ong Italiane a Oslo per nuovo piano azione

OSLO – Un nuovo piano di azione in sette punti per il Sud Sudan: 60 organizzazioni non governative internazionali impegnate in prima linea nella crisi – tra queste le italiane COSV e INTERSOS – si sono riunite a Oslo e hanno chiesto agli Stati membri dell’ONU di impegnarsi per colmare il deficit di finanziamenti e trovare una soluzione politica percorribile in modo da evitare che, entro la fine dell’anno, metà della popolazione venga sfollata a causa delle violenze, subendo minacce alla propria sicurezza e restando vulnerabile all’insicurezza alimentare.

Sono sette, secondo le Ong che includono anche Oxfam, Care, Catholic Relief Service, Relief International e Save the Children,  i passi da compiere per assistere concretamente la popolazione civile del Sud Sudan:

1)     Gli stati membri delle Nazioni Unite devono donare proporzionalmente alla loro capacità economica, in modo da assicurare una risposta coordinata ed immediata per fornire i servizi di base – acqua, servizi igienici, cure mediche – e protezione ai gruppi vulnerabili, soprattutto donne e bambini.

2)    I donatori devono snellire le pratiche burocratiche richieste per la distribuzione degli aiuti e provvedere alla sicurezza degli operatori umanitari, per estendere l’intervento alle comunità più remote e alle aree più pericolose.

3)   I paesi che hanno sospeso i finanziamenti diretti al governo sud-sudanese, per non sostenere le parti in conflitto, non devono negare fondi ai programmi nazionali di welfare: l’aiuto alla popolazione colpita dalla crisi non può essere oggetto di dibattito.

4)    Il sostegno economico non giustifica l’inerzia politica: gli Stati devono chiedere il rispetto dell’accordo di pace firmato il 9 Maggio e facilitare un processo di riconciliazione inclusivo e trasparente, che abbia come primo obiettivo la sicurezza della popolazione e la ripresa economica.

5)   Oltre all’impegno politico, è necessario ampliare il mandato della missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) per l’esercizio di azioni preventive in caso di minacce alla popolazione civile.

6)   In Sud Sudan e’ in circolazione un milione di armi di piccolo calibro, facilmente reperibili per i vari gruppi armati coinvolti nel conflitto.  UNMISS da solo non può arginare questo traffico, sono indispensabili misure interne ed internazionali più dure contro la vendita e l’importazione.

7)   Riconoscere i responsabili delle violenze è un requisito imprescindibile per la risoluzione del conflitto, insieme all’azione diplomatica congiunta della comunità internazionale ed alla volontà politica di promuovere un processo di pace e di riconciliazione nel lungo periodo.

In Sud Sudan più  di 4 milioni di persone, di cui 2,5 milioni bambini, hanno bisogno di prima assistenza mentre sono ben 1,3 milioni le persone costrette ad abbandonare le loro case.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts