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Banca sviluppo: Sergi (INTERSOS), i tempi sono maturi

ROMA – Una banca per la cooperazione allo sviluppo? Un’istituzione finanziaria specializzata per meglio amministrare, monitorare ed accrescere le risorse finanziarie e gli investimenti privati nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo dell’Italia? Per Nino Sergi, il presidente di INTERSOS, “ben venga”, se si tratta di uno strumento per lo sviluppo sostenibile e la lotta alla povertà, in sinergia con gli altri strumenti e capace di potenziarli

La proposta e’ stata lanciata da Emilio Ciarlo, consigliere politico del Viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, in un articolo su Vita.it in vista della riforma della legge 49 sulla cooperazione internazionale. Secondo Sergi, “i tempi sono maturi e le necessita’ evidenti” in un momento in cui la cooperazione internazionale allo sviluppo sta assumendo una crescente e fondamentale importanza strategica per il futuro del mondo e il nostro stesso futuro.

OnuItalia: Una banca per lo sviluppo, ci sono precedenti, esempi nel mondo?

Sergi: La proposta non e’ nuova. A livello internazionale già esistono banche di sviluppo che costituiscono i più rilevanti meccanismi multilaterali di aiuto pubblico e concedono prestiti destinati a finanziare progetti di sviluppo a condizioni più o meno agevolate. Per citarne alcune, la banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo indirizzata ai paesi in transizione, la banca asiatica di sviluppo, quella interamericana, quella africana, la banca araba per lo sviluppo dell’Africa, mentre da alcuni anni è stata riproposta la nascita della banca euro-mediterranea di sviluppo, che speriamo possa trovare attuazione. A livello dei singoli paesi europei, la più conosciuta è la banca tedesca per lo sviluppo. Ma interessante è anche la variante francese con l’Agenzia per lo sviluppo a duplice funzione: di agenzia esecutiva e di istituzione finanziaria (con anche partecipazione di capitale privato del Nord e del Sud). Mentre il Regno Unito, data la sua consistente struttura e gli efficaci strumenti attuativi, non ne sente la necessità, ricorrendo, quando necessario, alle agenzie finanziarie multilaterali.

OnuItalia: Come vede questa banca in Italia in rapporto all’Agenzia per la per la cooperazione allo sviluppo?

Sergi: Più che la creazione di una banca per lo sviluppo sarebbe più adeguato ed immediatamente efficace un dipartimento indipendente di un’istituzione finanziaria a controllo pubblico già esistente e funzionante. L’ipotesi, suggerita da Ciarlo, della Cassa Depositi e Prestiti, con le ingenti somme finanziarie gestite, la dimostrata capacità di mobilitare risorse finanziarie, anche collegandosi a fondi europei e internazionali, di creare partenariati tra pubblico e privato e nuovi strumenti finanziari per garantire le risorse necessarie al sistema produttivo, agli investimenti, allo sviluppo delle infrastrutture, al sostegno dell’economia e delle imprese, è senza dubbio convincente. Anche perché opera con orizzonti temporali più lunghi di quelli delle ordinarie programmazioni annuali o triennali. Oltre a rappresentare un indiscutibile sostegno alla futura Agenzia per la cooperazione allo sviluppo, garantendo tempi certi per le risorse finanziarie e favorendo la partecipazione a bandi europei e internazionali, una simile istituzione potrebbe inoltre rappresentare il riferimento finanziario unico di tutte le risorse per la cooperazione allo sviluppo, attualmente parcellizzate nei bilanci di più ministeri e talvolta difficilmente identificabili. Tale razionalizzazione assicurerebbe al contempo maggiore chiarezza e trasparenza.

OnuItalia: Si parla molto in questo momento di partnerariati nella cooperazione internazionale. Quale sarebbe il ruolo del settore privato nella banca? 

Sergi: Da parte delle imprese serve una nuova mentalità e una esplicita e verificabile volontà di indirizzarsi su finalità che non siano circoscritte al solo lucro oppure all’affare da cui trarre il massimo profitto, senza curarsi degli obiettivi e delle finalità degli interventi, come è capitato negli anni ’80, sprecando quel momento straordinario che ha visto gli stanziamenti italiani per la cooperazione raggiungere lo 0,45% del Pil. Nel Dna delle imprese che partecipano ai programmi di sviluppo deve entrare la primaria e ineludibile finalità dello sviluppo sostenibile e partecipato, del rapporto di partenariato e del massimo coinvolgimento dei partner, del reciproco interesse, dell’attenzione al vantaggio collettivo, al benessere sociale, alla tutela e valorizzazione dell’ambiente, alla salvaguardia dei diritti umani, alle pari opportunità, alla dignità della persona.

OnuItalia: Martedi’ alla Farnesina si terra’ la tradizionale Giornata per l’Africa. Un continente dove la cooperazione italiana e’ storicamente impegnata ma che sta emergendo come la sfida più importante per lo sviluppo a livello mondiale.

Sergi: Nel prossimi 35 anni secondo gli studi della Population Division del Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite pubblicati nel Word Population Prospect (2013), la popolazione africana passerà dagli attuali 1,1 miliardi di persone a 2,4 miliardi, concentrando nel continente la metà della crescita mondiale mentre in Europa la demografia e’ sotto la media richiesta dal pieno ricambio generazionale ed è previsto un calo demografico di circa 90 milioni per il 2050 con una carenza di 48 milioni di lavoratori. Europa e Africa hanno fin d’ora bisogni complementari, checché ne pensi certa propaganda politica di corto respiro. Nel 2050 l’Africa avrà più che raddoppiato la popolazione attiva, quella tra i 14 e i 65 anni, determinando un bacino di circa 800 milioni di persone in età lavorativa. Nonostante la crescita economica, mediamente pari al 5-6% annuo del Pil e nonostante il corrispondente significativo aumento dell’occupazione, il 60-70% di questi 800 milioni di persone attive permarrà alla ricerca, talvolta disperata, di un lavoro o di una sua maggiore stabilizzazione e qualificazione. E ciò in paesi in cui permangono ampie sacche di povertà e ove si vive con meno di due dollari al giorno.

OnuItalia: Questa pressione demografica ha già  oggi conseguenze devastanti sui flussi migratori.

Sergi: L’Africa deve offrire nuove opportunità di lavoro in modo diffuso. Se non riesce, la migrazione di decine, forse centinaia di milioni di persone verso paesi africani economicamente più forti o verso l’Europa sarà – come già in parte lo è – inevitabile. Creare occupazione in Africa e’ una assoluta priorità. Per farlo, la cooperazione allo sviluppo può assumere un ruolo decisivo. L’impresa può creare occupazione. E’ una sfida che il settore privato italiano ed europeo dovranno riuscire a cogliere, nel loro stesso interesse, per un grande piano di cooperazione e di sviluppo con l’Africa per i prossimi decenni a beneficio reciproco. Anche il ruolo delle università, delle Ong e delle organizzazioni sociali attive nella cooperazione allo sviluppo può essere maggiormente valorizzato in questa nuova sfida, date le conoscenze, le competenze, l’esperienza acquisita e dati i rapporti consolidati in molte aree del continente africano. Per realizzare questo immenso piano di investimenti per creare occupazione e sviluppo e per coinvolgere in esso il settore privato è necessario che siano disponibili risorse finanziarie oltre a quelle stanziate annualmente per la cooperazione allo sviluppo. Quand’anche queste aumentassero (la previsione è di +10% ogni anno) sarebbero appena sufficienti a mantenere i pochi impegni esistenti. Non si perda l’occasione rappresentata dal nuovo testo di legge, in discussione in questi mesi, per inserire anche questo importante elemento che può completare e arricchire l’azione della nuova Agenzia per la cooperazione allo sviluppo, nell’ambito delle relazioni internazionali del nostro paese, tese alla costruzione di rapporti paritetici, anche solidaristici se necessari, ed alla convivenza nella pace.

 

 

 

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts