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Gaza: Mogherini, Italia pronta missione controllo frontiere

ROMA -A Gaza “siamo lontanissimi dalle speranze di pace”: a fronte dell'”inaccettabile” esplosione di violenza degli ultimi giorni, l’Italia ha discusso con gli altri paesi europei, ma anche con le autorità israeliane, palestinesi ed egiziane, la riattivazione della missione Ue di monitoraggio Eubam Rafah, “sul cui ridispiegamento il nostro Paese e’ pronto ad assumere un’iniziativa”. Lo ha riferito alla Camera dei Deputati il ministro degli Esteri Federica Mogherini.

“E’ evidente a tutti noi, che una missione di questo tipo – che sia Eubam Rafah o un’altra, con diverso mandato e diverse formule, anche ispirate all’esperienza positiva di Unifil – non potrebbe prescindere dal consenso delle parti, e da una contestuale riassunzione di responsabilità amministrativa a Gaza da parte dell’Autorità Palestinese”, ha aggiunto la titolare della Farnesina nelle sue comunicazioni in Parlamento sulla recente missione in Medioriente.

“Siamo lontanissimi dalle speranze di pace, in un contesto in cui crisi molto diverse tra loro, con genesi e dinamiche differenti, rischiano di saldarsi e di alimentare un unico fronte di radicalizzazione che può far esplodere la regione – la nostra, regione”, ha detto Mogherini: “Dalla Siria all’Iraq alla Libia (in questi giorni in fiamme, e per la quale stiamo adoperando ogni strumento politico e diplomatico per fare in modo che il confronto si sposti dal piano dello scontro armato a quello del confronto politico, con un cessate il fuoco che consenta la convocazione del Parlamento eletto a fine giugno) passando dalla fragilità dell’equilibrio libanese fino all’esposizione della Giordania a più fronti aperti, tutti egualmente drammatici – è evidente che ci troviamo a dover rispondere oggi a un contesto inedito, ancora più ampio, più complesso, più drammatico di quanto il già devastante scenario della ciclicità delle crisi medio-orientali non abbia rappresentato nei decenni passati”.

Tornando a Gaza,  la titolare della Farnesina ha ricordato “l’enormità dei numeri” che rendono “inaccettabile, politicamente e umanamente,” il conflitto in corso: “Dall’avvio dei combattimenti l’8 luglio, secondo le stime aggiornate a ieri sera, le vittime palestinesi sono 1.034, di cui 832 civili – 221 bambini – e i feriti 6.233. Le vittime israeliane sono, a questa mattina 56 di cui 3 civili. I bilanci di questa mattina sono ancora più drammatici”. Di fronte a questo dramma, lo sforzo dell’Italia, insieme al resto della comunità internazionale, è prioritariamente volto al raggiungimento e al mantenimento di una tregua umanitaria, almeno per recuperare i corpi, assistere i feriti, proteggere i civili.

“Il numero di vittime sale. Sale il numero di bambini, ragazze e ragazzi, che cresceranno con la guerra negli occhi, con la paura e la rabbia nel cuore. A Gaza, in Cisgiordania, in Israele, in tutto il mondo arabo – con un rischio di radicalizzazione pericolosissimo per la stabilità di fragili transizioni democratiche. E cresce in Europa insieme al rischio di derive antisemite su cui dobbiamo vigilare con la massima attenzione (come ci ricorda l’episodio di Roma di questa notte). Sono semi di odio con cui dovremo fare a lungo i conti, nei decenni che verranno”, ha detto Mogherini.

La priorita’ di queste ore e’ la tregua ma a “questo dovranno legarsi altri passi per un cessate il fuoco duraturo, indispensabili perché la situazione non torni, nel breve o medio periodo, a esplodere nuovamente”. Per evitarlo, tutti sappiamo bene quali sono le cose da fare, su cui impegnare l’intera comunità internazionale, ha aggiunto il ministro degli Esteri, indicando cinque punti:

1) Migliorare nettamente le condizioni di vita dei palestinesi, sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania. Nell’immediato, questo significa consentire l’accesso umanitario e mobilitare un sistema di assistenza per l’emergenza, e di sostegno alla ricostruzione e allo sviluppo socio-economico. La Norvegia, in quanto presidente dell’Ad Hoc Liaison Committee, ha proposto all’Italia – presidente di turno dell’Ue – di lavorare insieme all’ipotesi di una conferenza dei donatori da tenersi a Oslo nelle settimane immediatamente successive al cessate il fuoco. Intanto, l’Italia ha già disposto un contributo di emergenza della Cooperazione di 1,65 milioni di euro per rispondere agli appelli delle agenzie internazionali, per l’acquisto di medicinali e generi di prima necessità, e per programmi delle nostre Ong – che ho avuto modo di incontrare a Gerusalemme nei giorni scorsi. In più, l’Italia contribuisce con 4 milioni al bilancio di Unrwa, e con 2 milioni a sostegno dei profughi palestinesi in Siria e in Libano. Saremo ovviamente pronti a condividere con il Parlamento una valutazione seria, approfondita e credo anche urgente sulla necessità di aumentare questi contributi, con un focus particolare alle attività nella striscia di Gaza.

Nel breve-medio periodo, però, sarà necessario sciogliere i veri nodi della situazione a Gaza, a partire dall’apertura dei valichi, del rispetto dei diritti dei palestinesi di coltivare la propria terra e pescare nel proprio mare, e dalla soluzione del problema del mancato pagamento degli stipendi del personale pubblico a Gaza.

2) Rafforzare la capacità e gli strumenti di governo dell’Autorità Palestinese non solo in Cisgiordania (attraversata da tensioni tanto comprensibili quanto preoccupanti), ma anche a Gaza.

3) Offrire a Israele garanzie di sicurezza, nell’immediato sulla distruzione di razzi e di tunnel, nel breve periodo sulle misure di demilitarizzazione di Gaza, e ovviamente sul controllo delle frontiere.

4) Garantire una cornice regionale, e internazionale, a garanzia e sostegno di questo percorso. Credo che un ottimo punto di partenza possa essere, oggi, la proposta del piano di pace della Lega Araba del 2002, il cui valore in questi giorni, in una regione devastata da violenza e instabilità, è ancora più prezioso di quanto non lo fosse negli anni più bui della seconda intifada.

5) E’ questo, credo, l’ultimo ma il più rilevante dei tasselli del quadro che abbiamo il dovere di costruire: il raggiungimento di una soluzione reale, vera e duratura della “questione palestinese”.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts