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Parla Cappa (Unicef): “L’orrore di 95mila omicidi”

  • (di Laura Gioia) NEW YORK – Ogni anno 120 milioni di ragazze di meno di vent’anni  vengono violentate o molestate sessualmente. E poi omicidi, punizioni fisiche, bullismo: sono sempre più numerosi, in ogni paese del mondo, i bambini vittime di violenze. L’allarme è stato lanciato dall’Unicef, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, che ha appena pubblicato un rapporto di 206 pagine intitolato Hidden in plain sight (Nascosto in piena vista). Si tratta dello studio più completo mai condotto sull’argomento ed è stato curato da un’italiana: Claudia Cappa.

“La scoperta che più mi ha colpito è stata l’esplosione degli omicidi tra i minorenni: nel 2012 ne sono stati uccisi 95mila”, dice l’autrice a OnuItalia.com. Quando si parla di cervelli in fuga: Cappa, 37 anni, ha una laurea in economia internazionale in Italia e un invidiabile tris di specializzazioni al MIT, a Berkeley e ad Harvard. Da molti anni a New York, lavora nell’Unicef come responsabile della Data and analytics section (elaborazione dati), studiando la violenza infantile e adolescenziale. E si era fatta le ossa battendosi contro le mutilazioni genitali femminili, una problematica ancora troppo comune e per troppo tempo ignorata dalla comunità mondiale: al di là della sua formazione e della sua carriera, infatti, Claudia Cappa si sente prima di tutto una donna.

-Lei ha una notevole esperienza nel settore umanitario e si è trovata spesso di fronte a terribili atrocità: che effetto le hanno fatto i risultati che lei stessa ha elaborato per l’ultimo rapporto dell’Unicef?

“Non ci si abitua mai a queste statistiche del dolore. Come dicevo, per me il dato più sconvolgente è stato quello sul numero degli omicidi: un quinto degli omicidi globali hanno avuto come vittima un minore. E la scoperta più sconcertante è che spesso, se si tratta di età inferiore ai cinque anni, a rivelarsi spietati assassini sono proprio i genitori”

-Da quanti anni lavora per Unicef?

“Da dieci anni: sono arrivata negli Stati Uniti nel novembre del 2004 e quasi contemporaneamente è cominciato il mio iter professionale all’Unicef”.

-Ci sono molti italiani nel suo ambiente? Secondo lei quali sono i vantaggi o gli svantaggi per gli italiani che hanno un impiego presso le Nazioni Unite?

“Al momento i colleghi italiani sono pochi. Quando sono arrivata qui, non solo ce n’erano molti di più, ma alcuni ricoprivano posizioni di rilievo come P4, P5 e D1 (sono tra i gradi più alti di chi lavora nelle Nazioni Unite, ndr). La loro diminuzione riflette inevitabilmente il ruolo dell’Italia, che non è più il grande donatore di prima e i cui versamenti sono spesso sporadici. Un affievolimento simile, soprattutto se paragonato a donatori come il Canada, non può fare altro che pesare sugli equilibri nazionali”.

-Cosa consiglierebbe a una giovane che sogna di intraprendere la sua carriera? Come si diventa Claudia Cappa?

“Solo lasciando l’Italia si diventa qualcuno. Fa male al cuore dirlo, ma il nostro è un paese bloccato, con istituzioni bloccate e cultura bloccata. Sono poche le occasioni e poche le speranze. Occorre armarsi di coraggio, di intraprendenza e partire il prima possibile, finché si è ancora giovani”.

-Lei ha combattuto a lungo contro la mutilazione genitale femminile. Da certi orrori non è esente nemmeno un paese “sviluppato” come l’Italia, dove è piuttosto alta la percentuale di immigrate bambine e ragazze. Pensa che occorra un’azione più energica affinché queste donne diventino in grado di decidere sul proprio corpo, senza più assecondare costumi e culture cui ancora sentono di appartenere?

“In Italia ci sono molte associazioni che si occupano di questa problematica, fornendo sostegno alle donne immigrate e sostenendo l’opera di prevenzione. Parlando di diritti è chiaro che si potrebbe sempre fare di più. Dichiarare illegale la mutilazione genitale femminile non basta. L’Italia potrebbe prendere spunto da quei paesi all’avanguardia sotto questo punto di vista: trovo ammirevoli, ad esempio, gli sforzi fatti dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Svezia”.

 

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts