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Rapporto Fao-Ifad-Pam: 209 milioni di affamati in meno

(di Laura Gioia) ROMA – “Ci eravamo impegnati a dimezzare la popolazione denutrita del mondo entro il 2015: posso affermare oggi con orgoglio che stiamo raggiungendo questo traguardo”: con queste parole José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, ha presentato il 16 settembre il nuovo rapporto sullo stato dell’insicurezza alimentare e sulla fame nel mondo, conosciuto dagli addetti ai lavori come “Sofi”.

Grazie agli sforzi convergenti di Fao, Ifad e Pam, le tre agenzie dell’Onu che hanno sede a Roma, lo studio regala speranza a chi crede che vincere la fame sia un obiettivo possibile. Oggi le persone denutrite sono circa 805 milioni: un numero che potrebbe spaventare se non venisse messo in relazione con i dati degli anni precedenti. Il “Sofi” stima infatti che, negli ultimi vent’anni, gli affamati siano diminuiti del 7 per cento, per un totale di 209 milioni in meno rispetto al 1990-92.

Nel rapporto sono stati analizzati gli sforzi fatti da sette paesi (Bolivia, Brasile, Haiti, Indonesia, Madagascar, Malawi, Yemen) che hanno affrontato il problema della food insecurity (insicurezza alimentare), ottenendo risultati molto diversi tra loro. “Sessantatre paesi in via di sviluppo hanno già gli obiettivi e gli altri stanno facendo del loro meglio”, ha detto Graziano da Silva durante la presentazione. “Tra le nazioni da cui prendere esempio cito il Brasile, la Bolivia ed il Malawi: quest’ultimo in particolare ha fatto moltissimo, se si tiene conto delle poche risorse che aveva a disposizione”.

Ertharin Cousin, direttore esecutivo del Pam (Programma alimentare mondiale), si è detta d’accordo con il collega, affermando che “solo un gioco di squadra può aiutare a vincere la sfida” e spiegando che, in realtà, “è presto per cantar vittoria”: una persona su nove soffre la fame e, nonostante alcuni risultati rincuoranti, i progressi contro la denutrizione non sono omogenei in tutti in paesi. “La crisi mondiale, i conflitti e le guerre – ha continuato – sono elementi che peggiorano ulteriormente la situazione delle nazioni dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente”.

Il piano d’azione descritto nel rapporto si articola su più punti chiave. Viene ribadito ancora una volta che solo l’azione sinergica di più forze può ottenere validi risultati. “E queste forze – ha osservato John McIntire, vice presidente dell’Ifad, durante la presentazione del rapporto – devono scaturire anche dai governi: un vero progresso è possibile solo grazie a una solida leadership politica. Il passo successivo è di assicurare livelli di nutrizione accettabili anche quando il governo del paese in questione sarà cambiato, adottando metodi efficaci per incrementare la produttività e le risorse delle singole aziende agricole, molte delle quali non superano i due ettari di estensione”.

Per quanto riguarda i case studies, ovvero gli studi effettuati su sette nazioni, il rapporto registra risultati molto disomogenei. Le cause sono da ricercarsi nelle diverse realtà politiche e sociali, nei diversi livelli di crescita economica e nei diversi modi in cui questi stati hanno affrontato il problema della fame. Alcuni grafici mostrano come Brasile, Bolivia, Indonesia e Malawi abbiano ridotto considerevolmente il numero di denutriti: un importante risultato da preservare, controbilanciato però dalle carenze di Madagascar, Yemen e Haiti che, negli ultimi vent’anni, hanno mantenuto pressoché invariata la percentuale di affamati, sintomo che la battaglia alla denutrizione è ancora aperta. (16 settembre 2014)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts