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Unep ad Atene lancia allarme su distruzione mangrovie

(di Daria Milone)

ATENE –  Dal destino delle mangrovie dipende quello dell’ecosistema: queste foreste che si sviluppano lungo i litorali bassi delle zone tropicali permettono la sussistenza di intere popolazioni e oltre 100 milioni di persone sono a rischio a causa dell’inquinamento delle acque. E’ uno dei dati allarmanti emerso dal 16.mo meeting internazionale del Regional Seas Conventions and Action Plans organizzato ad Atene dall’agenzia delle Nazioni Unite “UNEP” (United Nations Environment Programme) che coordina le attività legate all’ambiente.

Il Regional Seas Programme, fondato nel 1974, celebra quest’anno i 40 anni di attività. Lo scopo del progetto è di promuovere la tutela degli oceani e delle aree costiere coinvolgendo i paesi confinanti a impegnarsi contro l’inquinamento ambientale delle acque condivise e mondiali. Il Regional Seas Programme è l’unico contesto giuridico esistente su scala globale per affrontare la protezione dell’ambiente marino a livello regionale.

Oggi i programmi regionali sono 13, ai quali partecipano circa 140 paesi: tra questi il Mediterranean action programme (Map), diretto e coordinato dall’italiano Gaetano Leone che, di concerto con il ministro dell’ambiente greco e altre figure di rilievo all’interno dell’organizzazione, ha inaugurato i lavori e dato appuntamento a Istanbul 2015. “La buona  cosa è che ci sono molti agenti per il cambiamento”, ha spiegato Leone: “Abbiamo molti paesi ricchi nella nostra regione, che insieme a quelli della sponda sud lavorano a fini di protezione del mare. Abbiamo ad esempio inaugurato di recente una grande zona protetta tra Italia, Francia e Spagna. Siamo stati un esempio, con lo strumento legalmente vincolante, che è la Convenzione di Barcellona e i protocolli che l’hanno seguita. Sull’importantissimo capitolo dei rifiuti in mare siamo stati in anticipo su tutti gli altri, con accordi di nuovo vincolanti, non solo per la loro riduzione, ma con la ricerca in collegamento con le industrie della plastica, cercando di arrivare a una produzione e un consumo sostenibile. Nel Mediterraneo c’è una società civile molto cosciente e che si impegna. C’è tantissimo da fare, molte cose sono piccole ma l’impatto generale è grande. Ed è fondamentale perchè serve un cambiamento”.

Al centro dell’incontro, che ha portato leader ed esperti mondiali ad affrontare per tre giorni la delicata questione dei mari e degli oceani, sono emersi argomenti quali l’inquinamento delle acque, con conseguente minaccia alla flora e fauna marina e l’acidificazione degli oceani, ma anche come sviluppare un piano di azione per creare una lista di priorità su cui lavorare nei prossimi 10 anni.

Un altro tema caldo ha toccato le modalità di aggiornamento dei Regional Seas Programmes in base agli obiettivi dello sviluppo sostenibile (Sdg o sustainable development goals), che dal 2015 rimpiazzeranno gli obiettivi del millennio (Mdg, millenium development goals).

Un’intera giornata è stata dedicata alla sessione sui rifiuti marini, soprattutto la plastica la cui presenza nell’oceano, secondo le stime dell’UNEP, crea un danno finanziario di 13 miliardi di dollari all’anno. È su questo tema su cui gli esperti ambientalisti ad Atene, così come a New York in un forum organizzato ai margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dalle rappresentanze di Italia, Palau e del Principato di Monaco, hanno richiamato l’attenzione degli Stati affinché ci sia più partecipazione e un’azione più concreta.

Infine l’attenzione sulla “call to action” pro Mangrovie, le formazioni vegetali tipiche delle coste basse presenti nei paesi tropicali soprattutto in Asia: da un dibattito di cui sono state oggetto, è emerso come questi alberi, presenti in 123 Paesi con una copertura di 152.ooo km2 e con più di 100 milioni di persone che godono dei suoi benefici, siano oggi uno degli ecosistemi più a rischio sul pianeta, distrutto a un ritmo cinque volte maggiore delle foreste. La loro perdita – si legge nel rapporto Unep  The Importance of Mangroves: A Call to Action – provoca un danno valutato in da 6 a 42 miliardi di dollari all’anno, senza pensare che i cambiamenti climatici potrebbero uccidere un altro 10-15 per cento delle piante entro il 2100. Di converso, secondo Achim Steiner, il direttore dell’Unep – le mangrovie forniscono fino a 57 mila dollari per ettaro di benefici economici ogni anno.

“La loro superiore capacita’ di immagazzinare anidride carbonica che altrimenti verrebbe rilasciata nell’atmosfera rende la loro distruzione un controsenso sia in termini ecologici che economici”, ha detto Steiner.

Ma perche’ spariscono le mangrovie? Da un lato l’inquinamento, dall’altro azioni dell’uomo che distruggono le foreste costiere per far posto a insediamenti, fattorie, allevamenti ittici.  Il che rende ancora più drammatico il contrasto con la loro opera “salvavita”: Jurgenne Primavera, consulente scientifico della Zoological Society of London, ha messo in luce il ruolo chiave avuto dalle mangrovie nel prevenire un impatto ancora peggiore quando un anno fa il tifone Haiyan ha colpito le Filippine provocando oltre seimila morti. “Quel disastro ha fatto da campanello d’allarme, sottolineando la vulnerabilità’ delle popolazioni costiere ai cambiamenti del clima – ha scritto nel rapporto – ma ha anche messo in luce il ruolo importante delle mangrovie come “bio-scudo” naturale per ridurre l’energia delle onde e l’altezza delle maree provocate dalla tempesta proteggendo le comunità’ dei litorali più’ esposte”.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts