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Consiglio di Sicurezza: arriva in gennaio la “Kardashian di Caracas”

NEW YORK – I posti attorno al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di Sicurezza vengono assegnati in ordine alfabetico: dal primo gennaio potrebbe dunque accadere che accanto a Samantha Power, la Rappresentante Permanente degli Stati Uniti all’Onu, sieda Gabriela Maria Chavez, la 35enne figlia del defunto presidente venezuelano Hugo Chavez, che in settembre e’ stata inviata dal successore del padre Nicolas Maduro come numero due presso la missione della repubblica boliviana all’Onu.

Tutto questo in virtu’ del fatto che il Venezuela ha conquistato nelle ultime elezioni per il Consiglio di Sicurezza un seggio non permanente per il biennio 2015/16: cosa che alla Power non e’ andata particolarmente a genio, tant’e’ che l’ambasciatrice americana l’ha stigmatizzata in una serie di tweet dopo il voto lamentando la scarsa performance di Caracas in materia di diritti umani.

Ed e’ un dettaglio che colora di serietà una saga che e’ forse la cosa piu’ vicina a un “reality” che puo’ verificarsi nel palazzo dell’Onu sull’East River. Maria Gabriela, alias la “Kardashian di Caracas”, e’ la più giovane , forse la preferita tra le figlie della prima moglie di Chavez, una diva del gossip più abituata alle feste e ai “prive'” dei bar del jet set che agli incontri semiclandestini nella Delegates Lounge: politicamente alle prime armi, a differenza della sorella maggiore Rosa Virginia, ma  ferratissima in fatto di mondanità, cani di razza e Instagram.

Accompagnata dai suoi affezionati cuccioli di razza pomerania, Maria Gabriela era diventata dal 2004, dopo il secondo divorzio del padre, la First Lady non ufficiale del Venezuela. Aveva accompagnato Chavez nei suoi viaggi all’estero facendo da padrona nella “Casona”, la residenza dei capi di stato a Caracas da cui peraltro, dopo la morte paterna e fino alla nomina a vice-ambasciatrice in settembre, si era rifiutata di farsi sfrattare. C’e’ chi dice che la sua “promozione diplomatica” sia stato l’unico espediente per farla sloggiare, chi invece sostiene che la “socialite” venezuelana, paragonata dai suoi ammiratori alla sexy-eroina televisiva Kim Kardashian o a una Paris Hilton bruna e curvacea, avrebbe aiutato a consolidare per la sua patria di origine una vittoria nell’elezione peraltro gia’ scontata, dal momento che il Venezuela era già da qualche mese il candidato unico dei 33 paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

Ed e’ stato così, in un’elezione senza storia: Caracas ha ottenuto 181 voti – “un trionfo dedicato a Hugo Chavez, nonostante una campagna maligna contro di noi”, ha salutato il successo venezuelano il ministro degli esteri Rafael Ramirez – e da gennaio i suoi rappresentanti siederanno per un biennio Consiglio a fianco delle altre “new entry”, Angola (190 voti su 193 paesi membri e votanti), Malesia (187), Nuova Zelanda (145) e Spagna (132), eletta al terzo ballottaggio contro la Turchia. I nuovi membri subentreranno a Argentina, Australia, Lussemburgo, Corea del Sud e Ruanda mentre restano per un altro anno Ciad, Cile, Giordania, Lituania e Nigeria. (16 ottobre 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts

1 Comment on Consiglio di Sicurezza: arriva in gennaio la “Kardashian di Caracas”

  1. Mentre il Venezuela rischia il default, mentre la popolazione non riesce a trovare latte, carta igienica, farina, detersivi, rischiando di non poter lavare i panni per settimane, mentre i medicinali mancano o scarseggiano, inducendo la gente alla disperazione assoluta, Maduro celebra questa “vittoria”, se così vogliamo chiamarla. Un presidente, dovrebbe a quest’ora piangere, disperarsi a vedere il suo paese cadere nel baratro, e vedere il suo popolo ucciso dalla tassa più alta di criminalità in latino america. Un vero presidente dovrebbe parlare al mondo, spiegando perchè la popolazione si trova schiacciata dall’inflazione al 63%. Oggi Maduro celebra un Venezuela che sta scappando da debiti, che questa Repubblica in questo momento ha. Un Venezuela, che vede ogni giorno i suoi cittadini andare via (se si conseguono voli, visto che anche quelli al momento non si trovano) , lasciando familiari, amici, tradizioni, per andare altrove, a cercare quello che un normale cittadino alle porte del 2015 dovrebbe avere. I diritti umani sono messi da parte, non sono rispettati, anzi sono stati proprio dimenticati da chi governa un paese, che potrebbe essere tra i più fortunati al mondo, viste le grandi riserve petrolifere. Bisognerebbe guardare la realtà, e non queste false celebrazioni, di una felicità che oggi, i venezuelani non hanno. Non c’è nessuna vittoria. Neanche lontana. Oggi il Venezuela, e il suo presidente, celebrano la più grande sconfitta. E noi qui, lontani, non chiamiamo le cose diversamente da quelle che sono. Non intitoliamo Vittoria un articolo, che parla di un Paese che oggi forse, l’unica vittoria che ha è conseguire un pezzo di pane.

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