Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

70 anni fa alla SIOI i primi passi per l’Italia all’ONU

ROMA – Nelle stesse stanze dove e’ nata la vocazione democratica e internazionale dell’Italia una mostra racconta sette decenni di politica estera italiana. Aperta fino al 10 dicembre al pubblico, la rassegna presso la sede di Palazzetto Venezia a Piazza San Marco 51 celebra i settant’anni della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Invitato d’onore, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha tagliato il nastro. “1944-2014: i 70 anni della SIOI. Palazzetto Venezia racconta la storia della politica estera italiana” e’ allestita nel chiostro del Palazzetto e aperta a ingresso gratuito.

Sono centinaia di scatti inediti, dall’inizio del Novecento ad oggi, che sottolineano come le stanze di Palazzetto Venezia “siano state per lungo tempo al centro della politica estera del nostro Paese”, ha ricordato il presidente della SIOI Franco Frattini nel suo saluto di benvenuto,. “E’ tra queste mura ed in queste aule – ha sottolineato l’ex ministro degli Esteri – che sono stati decisi, per molti decenni, i destini dell’Italia e quelli di importanti iniziative internazionali”.

Ad esempio, è stato presso la sede della SIOI che sono nate idee e riflessioni che hanno portato l’Italia a d aderire ad importanti organismi internazionali come l’ONU (nel 1955), manifestando, così, una coscienza nuova rispetto al regime antidemocratico che fino a qualche anno prima aveva occupato proprio la sede della SIOI. O, ancora, l’adesione alla NATO nel 1949, che da quel momento creerà un legame indissolubile fra gli Stati Uniti e la democrazia italiana.

E’ stato grazie a uomini come Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Carlo Sforza – per citarne solo alcuni – che, ha detto Frattini, “la politica estera italiana è riuscita a fare investimenti lungimiranti che hanno permesso al nostro Paese di riscattarsi, sino a diventare indiscusso protagonista degli eventi storici mondiali”.

Si pensi, che nel 1946 – un decennio prima dell’ingresso dell’Italia all’ONU nel 1955 – Alcide De Gasperi volle che la SIOI presentasse la propria candidatura alla costituenda Federazione Mondiale delle Associazioni per le Nazioni Unite; per creare nel popolo italiano – come scrive De Gasperi all’allora presidente della SIOI Anzilotti – “un interessamento alle finalità di cooperazione internazionale delle Nazioni Unite e, per provocare un movimento di opinione pubblica utile all’ammissione dell’Italia in seno al grande Consesso”.

Il 1944, anno in cui la SIOI nasce, è l’anno della riscossa. Un gruppo di giovani giuristi ed internazionalisti profondamente legati ai valori della libertà e della democrazia, decide di manifestare un segno che non fosse quello dell’autarchia e del nazionalismo del “ventennio”, ed affermare che anche in Italia vi erano persone che credevano nella collaborazione tra i popoli. Tra questi, in prima fila mi piace ricordare le figure di Nicolò Carandini, Roberto Ago, Pasquale Chiomenti, Gaetano Morelli, Tomaso Perassi e Filippo Vassalli.

Uomini, ricorda Frattini, “che hanno saputo distinguere fra passioni politiche e il comune tessuto istituzionale”. Uomini, continua “che hanno saputo conciliare partigianeria politica e senso delle istituzioni. Uomini e donne, fino ad allora in penombra, e da quel momento nobili tessitori di relazioni ed incontri internazionali che hanno fatto i libri di storia del nostro Paese”.

Frattini ha passato in rassegna i grandi nomi che hanno varcato il portone di Piazza San Marco 51. Partendo dai presidenti della Repubblica De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, fino alla visita del Presidente Ciampi nel 2004. Ma anche nomi come Carlo Sforza, Antonio Segni, Aldo Moro, Gaetano Martino, Arnaldo Forlani. O stranieri del calibro di Karl Gruber, Kissinger, Mitterrand, Chirac, Roosevelt, Eban, l’ex segretario generale dell’ONU U Thant, fino ai nostri giorni.

“Guardare a queste personalità, tra cui Lei Presidente ha un posto che tutti Le riconoscono”, ha detto Frattini rivolgendosi al Capo dello Stato, “rende purtroppo più stridente il contrasto con figure che oggi, in Europa e nel Mondo, faticano a comprendere e poi affrontare sfide e minacce della realtà contemporanea”.

foto di Antonio Scattolon

foto di Antonio Scattolon

Passaggio su cui anche il Capo dello Stato ha voluto soffermarsi durante il suo intervento. “Il gusto della cultura delle relazioni internazionali ed il gusto della storia delle relazioni internazionali: se mancano quelle grandi molle non si possono raggiungere risultati, ma non solo non li possono raggiungere i diplomatici, non li possono raggiungere i ministri degli Esteri tanto per essere chiari, né i massimi leader politici. E lo dico perché – me ne scuso – ma credo che negli attuali leader politici che hanno voce nella politica internazionale – perché la politica internazionale oramai la fanno assai più i Primi Ministri e i Capi di Stato che i ministri degli Esteri, si avverte una grave debolezza di cultura e di storia delle relazioni internazionali. E quando scoppiano crisi acute e gravi si ha talvolta l’impressione che da parte di chi fa la politica internazionale non si abbia spesso nemmeno una conoscenza adeguata dei precedenti di quelle stesse situazioni”, ha detto Giorgio Napolitano.

Alla cerimonia hanno preso parte giovani diplomatici e studenti della SIOI che seguono il Master in carriera diplomatica. Ma anche importanti personalità tra cui il presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, il capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza Giampiero Massolo, il segretario generale della Farnesina Michele Valensise, gli ex ministri degli Esteri Emma Bonino e Giulio Terzi, gli Ambasciatori stranieri accreditati in Italia.

L’incontro si è concluso con una frase molto toccante del presidente della SIOI Franco Frattini rivolta al Capo dello Stato. “La sua presenza qui, oggi, caro Presidente, è per noi un gesto umano ed un onore che sentiamo profondamente”, ha detto l’ex ministro. “Ma è anche un gesto storico”, ha proseguito. “Perché rende ancor più intenso e prezioso il bagaglio dell’azione diplomatica del nostro Paese, così come la testimonianza che grandi leader del mondo e suoi predecessori – uomini come– hanno voluto esprimere verso la storia, il prestigio e gli obiettivi di questo Istituto: primo tra tutti quello di diffondere la cultura di difesa della persona umana attraverso la ricerca e la formazione delle nuove generazioni”.

E ancora: “dopo settant’anni è ancora viva per noi la scalata del Palazzo e l’ingresso da una finestra di quel giovane internazionalista, Roberto Ago, che nel 1944 issò su questa facciata la bandiera dei diritti. Così come resta viva la voglia di osservare il mondo e di parlare ad esso attraverso quei modelli di libertà, apertura, tolleranza e competitività di cui l’Italia dovrebbe andar fiera. Perché come ha detto il suo predecessore Luigi Einaudi: “la libertà esiste se esistono uomini liberi, muore se gli uomini hanno l’animo di servi”.

(foto di Antonio Scattolon)

The following two tabs change content below.

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts