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Ebola: missionario in Sierra Leone, “se serve, pronto a morire”

NEW YORK/CREMONA – Padre Vittorio Bongiovanni, un missionario saveriano, da decenni in Sierra Leone: dopo aver lottato con la malaria in uno dei paesi più poveri del mondo, dopo aver affrontato ribelli fanatici e governi corrotti, dopo aver riscattato e riportato alla vita centinaia di bambini-soldato, dopo aver fondato e organizzato scuole per intere province, si ritrova adesso nel mezzo dell’epidemia di Ebola. La sua  testimonianza, segnalata dal direttore della Casa Italiana della New York University Stefano Albertini, preoccupa, ma soprattutto commuove e rincuora per la determinazione e il coraggio: “Se serve sono pronto a morire”.

Padre Vittorio si trova in Sierra Leone con 29 confratelli saveriani. “Non posso uscire, in bicicletta, non possiamo spostarci neppure a piedi” ha riferito alla cognata che ha letto la sua testimonianza in cattedrale a Cremona: “Tutte le attività pastorali sono ferme, così come chiuse sono le scuole. A causa di questo, non possiamo andare nei campi, comprare, lavorare o vendere quanto prodotto nella nostra missione, per non contaminarci. Siamo nella fame, non c’è più nulla, né cibo, né acqua, né le cose essenziali. Manca tutto, ma io resterò fino alla fine, mi metto in gioco completamento con il mio popolo, proprio ora che ha bisogno della mia vicinanza. Se il Signore vuole che io contragga l’Ebola, io sono nelle Sue mani, sono pronto a partire con Lui, ci vedremo in Paradiso”.

L’epidemia ha colpito nel distretto di Koinadugu, dove opera padre Bongiovanni, a meta’ ottobre:  martedì 14 ottobre sono stati registrati i primi due decessi. “Mi ha fermato Pa’ Alie: “Padre qui bisogna aumentare il nostro pregare”. Ed io gli ho aggiunto: “Bisogna aumentare anche la nostra prudenza…”  Non avrei mai immaginato che una malattia, l’Ebola, potesse distruggere la vita quotidiana di moltissime persone».

Pesanti le conseguenze: scuole e miniere chiuse, divieto di contatti umani, obbligo di lavarsi continuamente le mani (prima di entrare in chiesa con acqua clorinata). E ancora: vietati tutti gli assembramenti di persone (annullate tutte le gare sportive, le danze di villaggio, i mercati…), fermato il traffico e parcheggiate auto e moto. Inoltre vi è l’obbligo di portare tutti i forestieri al capo villaggio: potrebbe trattarsi di persone scappate da situazioni di Ebola, portatori della malattia.

«Il Presidente della Sierra Leone – racconta padre Bongiovanni – ha dichiarato che siamo in uno stato di emergenza e queste sono un po’ di norme imposte a tutti i cittadini. E ancora il Presidente ha invitato tutti i credenti, cristiani e Musulmani, a pregare perché il Signore intervenga a fermare la diffusione di questa peste».

Mentre dunque arrivano notizie terrificanti di come fanatici musulmani trattano i cristiani nel nord della Siria, in Sierra Leone, e in particolare nel distretto di Koinadugu, il missionario ha tutta un’altra esperienza. «La settimana scorsa – ricorda – nella cittadina di Kabala si sono riuniti i leader dei cristiani e quelli dei musulmani. Eravamo nel salone del distretto circa 70 persone: pastori protestanti, e imam musulmani. Io rappresentavo la Chiesa Cattolica: mi hanno chiesto di pregare a nome dei cristiani. Poi ha pregato un capo musulmano. Abbiamo espresso gli stessi sentimenti: “Siamo tutti figli dello stesso Padre: amandoci tra di noi facciamo contento il nostro Padre comune». «I “miei musulmani” sono contro la violenza”, afferma il missionario saveriano”: “E’ ripugnante anche per loro quanto sta succedendo nel nord della Siria».

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts