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Mediterraneo: Leone, la ricetta Unep per salvarlo

(Daria Milone)

ATENE –  “Il Mediterraneo è un centro di culture, eccellenze, collaborazioni e creatività straordinarie – questa enorme ricchezza deve essere messa a frutto perché si superino interessi individuali a favore di una genuina tutela dell’ambiente che provvede le risorse per il nostro benessere” Gaetano Leone, direttore del “Mediterranean Action Plan” (Map), spiega a OnuItalia l’emergenza di un mare stretto tra sviluppo edilizio, inquinamento, aumento della popolazione, ma che e’ anche il luogo dove governi, organizzazioni internazionali e la societa’ civile fanno più che in altre zone del globo per contrastare il degrado. E questo permette di mantenere la speranza.

Leone e’ l’italiano che coordina il Mediterranean Action Plan, l’iniziativa sotto l’egida dell’Onu che unisce i paesi che si affacciano su uno dei mari piu’ delicati del pianeta per tentare di salvarne l’equilibrio. Numerosi diplomi internazionali tra cui uno in Risoluzione dei conflitti e Negoziazione all’Institute of World Affairs di Washington, Leone ha intrapreso la sua carriera all’interno del mondo ONU iniziando con il programma Junior Professional Officer (JPO) in Uganda, poi ha proseguito passando attraverso varie agenzie e prestando servizio sia al quartier generale sia sul campo.

Prima di entrare in UNEP nel 2002, ha lavorato con UN-Habitat per oltre un decennio, con la Banca Mondiale a Washington, DC e ha, tra gli altri incarichi, collaborato con l’UNICEF e l’UNDP. E’ stato Senior Programme Officer presso la divisione per la cooperazione regionale a Nairobi, in Kenya e oggi ricopre il ruolo di Vice Direttore dell’ufficio regionale UNEP per l’Europa.

Gaetano Leone, qual è l’emergenza dei mari e in che modo può essere comprensibile ai non addetti ai lavori? 

Mi piacerebbe focalizzare la mia risposta sul Mediterraneo, che è il mare di cui ci occupiamo all’UNEP/MAP (Mediterranean Action Plan)-Convenzione di Barcellona. La situazione di questo mare è complessa sia in termini socio-politici che ecologici. Storicamente, il Mediterraneo è stato teatro di intense attività umane, che hanno usufruito delle risorse del bacino; oggi, le condizioni dell’ambiente costiero e marino del Mediterraneo variano da luogo a luogo, ma risentono tutte di pressioni multiple per lo più derivanti da tali attività e che agiscono contemporaneamente. Tra queste, è importante ricordare lo sviluppo costiero spinto da urbanizzazione e turismo, caratterizzato dal degrado di habitat naturali e dall’erosione delle coste, l’inquinamento derivante da urbanizzazione, industrie e trasporti, l’eutroficazione, cioè l’arricchimento di acque con sostanze nutritive che favoriscono un’accelerata produzione di alghe e di piante creando disturbi indesiderati nell’equilibrio degli organismi e nell’acqua, i rifiuti marini  l’impatto del rumore derivante da traffico marino intenso, esplorazioni petrolifere e attività militari. E poi ancora, l’arrivo di specie invasive non-indigene, l’eccessivo sfruttamento della pesca; i cambiamenti climatici, ai quali il Mediterraneo è particolarmente sensibile, i cambiamenti delle condizioni idrografiche a causa di interventi umani. Tutte queste pressioni mettono a rischio la salute e resistenza degli ecosistemi, con un forte impatto sul benessere e sulle economie delle popolazioni dei Paesi mediterranei.

Quali sono, secondo Lei, le azioni più efficaci per sensibilizzare l’opinione pubblica? 

L’impegno dei Governi è essenziale per promuovere azioni efficaci di risposta ai problemi elencati sopra. Allo stesso tempo, il settore privato ha una responsabilità cruciale nello sviluppo e nell’esecuzione di modalità di produzione, tecnologie e consumi sostenibili. La società civile, le scuole, le comunità locali e religiose e, infine, gli individui hanno tutti un ruolo da giocare nel ridurre l’impatto di quelle pressioni cumulative. Il Mediterraneo è un centro di culture, eccellenze, collaborazioni e creatività straordinarie – questa enorme ricchezza deve essere messa a frutto perché si superino interessi individuali a favore di una genuina tutela dell’ambiente del Mediterraneo che provvede le risorse per il nostro benessere.

Qual è il piano d’azione e come procede il progetto “Map” da Lei coordinato? Potrà essere portatore di pace come da Lei dichiarato? 

Il Piano d’Azione del Mediterraneo e la Convenzione di Barcellona sono lo strumento regolatore per la tutela dell’ambiente marino e delle zone costiere in maniera integrale al loro sviluppo sostenibile. Si tratta dell’unico accordo multilaterale in ambito mediterraneo che raccoglie tutti i 21 Paesi limitrofi e l’Unione Europa come Parti Contraenti, con decisioni vincolanti per tutti loro. In questo senso, si tratta di un meccanismo che va aldilà dei complessi rapporti e delle tensioni che esistono intorno al Mediterraneo, promuovendo cooperazione e impegno collettivo anche tra membri che si trovano in conflitto. Si tratta senza dubbio di un esempio validissimo di come questioni ambientali possano essere veicolo di collaborazione e dialogo. Nel 2015 celebreremo il nostro quarantesimo anniversario.

Quanto i governi sono sensibili e partecipano attivamente? 

La partecipazione dei Governi è alta sia a livello politico che di esperti. Anche adesso, riusciamo a mobilitare risorse e capacità non solo dai Paesi donatori (e  l’Italia occupa una posizione di prima linea, vista la sua centralità nel Mediterraneo) ma anche dalla fascia costiera del Mediterraneo e da Paesi in situazioni critiche quali la Libia e la Siria. I protocolli della Convenzione di Barcellona gestiscono questioni cruciali come inquinamento, aree protette, biodiversità e sono sottoscritti dalla maggioranza dei Paesi del Mediterraneo per poter entrare in vigore. A livello globale, è incoraggiante che, tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile in discussione all’ONU per il periodo post-2015 ce ne sia uno dedicato agli oceani che avrà senz’altro un forte valore anche per il Mediterraneo. In questo momento, su mandato dei Governi del Mediterraneo, stiamo preparando una revisione della Strategia per lo Sviluppo Sostenibile del Mediterraneo che sarà approvata da quegli stessi Governi.

Su un piano più personale Lei, Gaetano Leone, che iter ha seguito per arrivare alla carica di responsabilità che sta ricoprendo?

Ho iniziato da JPO per l’UNDP in Uganda al livello più basso di funzionario (P-1), poi sono stato assunto attraverso il National Competitive Exam. Duro lavoro, sensibilità alle diversità culturali, orgoglio nell’esser parte di un sistema, quello dell’ONU, che ancora rimane il più vicino all’ideale di pace e sviluppo, flessibilità e adattamento (ho cambiato duty station 9 volte e lavorato sul campo e a HQ (quartier generale ndr), in amministrazione e programma per 4 diverse agenzie) mi hanno aiutato a progredire nella mia carriera e nelle mie aspirazioni.

Cosa consiglia ad un giovane, o comunque ad una persona interessata alla tutela dell’ambiente, che vorrebbe essere più attiva? quali sono i canali da seguire?

Darsi da fare in maniera creativa e ben informata a tutti i livelli; prendere un impegno politico verso il cambiamento, cominciando dal proprio angoletto, invece che dalla pretesa di cambiare il mondo. Credo che non ci sia un metodo ideale, ma le opportunità per avere un impatto esistono. Suggerirei di iniziare dal mondo delle ONG che lavorano sul terreno e poi, a seconda delle proprie capacità e inclinazioni, impegnarsi negli aspetti più politici e di negoziato.

Qual è l’iter ufficiale per entrare nell’ UNEP?

Il solito delle Nazioni Unite, a volte incomprensibile e spesso molto difficile. Il programma di internship e quello di JPO offrono ottime opportunità per aspiranti colleghi. Creare reti di contatti è essenziale. (8 novembre 2014)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts