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Libia: se Onu chiede, Italia pronta a invio di caschi blu

ROMA- L’Italia è pronta a mandare i suoi caschi blu anche in Libia: lo annuncia il neoministro degli esteri Paolo Gentiloni nella sua prima intervista concessa a Gad Lerner e pubblicata sul quotidiano la Repubblica mercoledì 26 novembre.  “Un intervento di peacekeeping, rigorosamente sotto l’egida dell’Onu, vedrebbe l’Italia impegnata in prima fila”, dice Gentiloni. Il quale avverte: “Non dobbiamo ripetere l’errore di mettere gli stivali sul terreno prima di avere una soluzione politica da sostenere”. E aggiunge che la partecipazione italiana a una forza di pace delle Nazioni Unite in Libia sarebbe condizionata “dall’avvio di un percorso negoziale verso nuove elezioni garantito da un governo di saggi. In assenza del quale mostrare le divise rischia solo di peggiorare la situazione”.

L’Italia è già il primo paese occidentale a contribuire alle operazioni dei caschi blu dell’Onu, in particolare in Libano, dove il generale Luciano Portolano guida le forze italiane e internazionali del Unifil (United Nations interim force in Lebanon). E non c’è dubbio che la drammatica situazione in Libia – in considerazione dei rapporti storici, della vicinanza geografica, degli interessi economici e dei flussi dei migranti – sia una delle maggiori preoccupazioni della diplomazia italiana. A settembre, durante la missione al Palazzo di vetro per l’Assemblea generale, il premier Matteo Renzi l’aveva definita “una priorità”. E, prima Federica Mogherini quando era alla Farnesina, adesso Gentiloni, si sono sempre concentrati sul dossier libico. Proprio all’inizio di questa settimana l’attuale ministro si è incontrato a Roma con lo spagnolo Bernardino Leòn, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per la Libia.

“Una Libia senza il dialogo e in guerra è una minaccia” per l’Italia e l’Europa”, ha detto poi Gentiloni al Tg2. “Se l’Onu costruisce le basi per un dialogo, l’Italia è pronta a fare la sua parte per rafforzare, anche con la sua presenza in una missione di pace, lo sforzo delle Nazioni Unite in Libia”.

Intanto a New York il Consiglio di Sicurezza ha indicato che la crisi libica “non può’ avere una soluzione militare”. Appoggio quindi dai Quindici alla missione dell’inviato speciale Leon che in questi giorni sta facendo “navetta” tra Onu, Europa e Africa, e una esortazione alle parti a  impegnarsi in modo costruttivo per riprendere un processo politico inclusivo che affronti le sfide politiche e della sicurezza che affronta il Paese”.

A Roma il presidente della Commissione esteri del Senato Pier Ferdinando Casini, intervistato da Uno Mattina, ha commentato i l’ipotesi di un peacekeeping in Libia: l’invio di truppe in Libia al di fuori di una cornice chiara delle Nazioni Unite “oggi non ha senso”. La priorità, ha detto Casini, è che Leon “possa favorire un accordo tra le tribù. Una volta fatto questo, se l’Onu decidesse di istituire in Libia un presidio, noi potremmo pensarci”.  (26 novembre 2014)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts

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