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Italia all’Onu: dieci anni di anticamera per l’ammissione

NEW YORK – Sessanta anni di Italia all’Onu. Il 14 dicembre 1955, dopo dieci anni di anticamera, il nostro Paese viene ammesso alle Nazioni Unite. L’Urss aveva ritirato il veto opposto fino a quel momento e dunque, con il “si” unanime del Consiglio di Sicurezza e poi dell’Assemblea Generale l’Italia entra al Palazzo di Vetro in un gruppo di 16 nuovi Paesi comprendente – ed e’ il compromesso raggiunto con Mosca – anche alcune nazioni balcaniche “satelliti” di Mosca. Gli Occidentali restano fermi sull’esclusione della Mongolia, l’Urss su quella del Giappone.

Il primo Rappresentante Permanente d'Italia all'Onu Alberico Casardi

Il primo Rappresentante Permanente d’Italia all’Onu Alberico Casardi

L’accordo suggella un nuovo clima di coesistenza pacifica e di disgelo Est-Ovest dopo la morte di Stalin nel 1953 e al termine di un anno contrassegnato dalla firma del trattato di pace tra Austria e potenze vincitrici della seconda guerra mondiale che sanciva la neutralita’ di Vienna. Altro momento importante della distensione era stato nel luglio di quell’anno a Ginevra la Conferenza dei Quattro Grandi (Usa-Urss-Francia-GB).

marzo 1955, Mario Scelba e John Foster Dulles a Washington

marzo 1955, Mario Scelba e John Foster Dulles a Washington

L’odissea dell’ammissione italiana e’ ricostruita sulla base di diari, documenti ufficiali, carteggi diplomatici in un saggio di Francesco Perfetti sul sito della SIOI. Per l’Italia era stato cruciale la visita a Washington nel marzo di quell’anno del presidente del Consiglio Mario Scelba e del ministro degli esteri Gaetano Martino. Sul piano interno c’erano i riflessi del disgelo internazionale con un Pci più accomodante e meno oltranzista che allontanava il leader degli intransigenti Pietro Secchia dalla direzione e metteva al suo posto Giorgio Amendola. I comunisti contribuirono inoltre alla eterogenea maggioranza composta anche da Dc, Psi, Msi e parte della destra monarchica che avrebbe eletto Giovanni Gronchi al Qurinale.

Si concludeva cosi’, dopo dieci anni e cinque “niet” sovietici un percorso che per l’Italia era stato fino ad allora amaro, a partire dal 1945 quando a Roma fu rifiutata la possibilita’ di partecipare come osservatore alla Conferenza di San Francisco (24 aprile-26 giugno) che avrebbe elaborato lo statuto della nuova organizzazione mondiale per la pace. Del “profondo senso di delusione” si fece interprete l’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi in una dichiarazione in Consiglio dei Ministri in cui si sottolineava il valore della combelligeranza dell’Italia.
Francesco paolo Fulci e il suo successore Sebastiano Cardi

Francesco Paolo Fulci e l’attuale Rappresentante Permanente Sebastiano Cardi

Spiega Francesco Paolo Fulci, Rappresentante Permanente d’Italia all’Onu tra 1993 e 1999: “Non si vollero tenere in alcuna considerazione i due anni di ‘cobelligeranza’ dell’Italia a fianco degli Alleati, nel 1943-45, dopo l’armistizio di Cassibile; si preferì dimenticare che, nella Società delle Nazioni, l’Italia aveva occupato una posizione di assoluta preminenza, quale “membro permanente” del Consiglio sin dalla sua istituzione, assieme ai vincitori della prima guerra mondiale; ma, cosa ancor più grave, si mortificò l’anelito della risorta democrazia italiana ansiosa di ottenere dalla comunità internazionale il riconoscimento che la pagina del fascismo, della guerra e dell’isolamento fosse stata definitivamente voltata”.

Clement_Attlee,_Harry_S._Truman,_Joseph_Stalin_and_their_principal_advisors_-_Potsdam_Conference_1945La Conferenza di Postdam del 17 luglio 1945 offri’ l’occasione per sottoporre a Urss, Usa e Gran Bretagna la questione dell’ammissione dell’Italia: ne sorti’ una generica affermazione di principio che la conclusione del trattato di pace “avrebbe permesso di soddisfare il desiderio di dare esito alle richieste italiane per l’appartenza alle Nazioni Unite”. E tuttavia, neanche la firma nel 1947 del trattato, nonche’ il fatto che dal 1946 l’Italia avesse aperto le porte alla prima delle agenzie dell’Onu insediata a Roma, la FAO, spalanco’ all’Italia le porte dell’Onu. La domanda di ammissione presentata dal ministro degli Esteri Carlo Sforza il 7 maggio 1947 fu dapprima rinviata e poi respinta il primo ottobre con il veto dell’Urss nonostante l’appoggio incondizionato dei latino-americani che allora costituivano il gruppo di pressione più’ forte all’interno dell’organizzazione.
Il calcolo politico di Mosca era duplice: non rafforzare il blocco degli Stati occidentali e allo stesso tempo portare dentro i satelliti balcanici. Un altro veto sovietico arrivo’ nel 1948 alla vigilia delle elezioni  “politiche” del 18 aprile che sancirono la vittoria della Dc e la netta sconfitta del fronte popolare delle sinistre. Erano stati gli americani a sponsorizzare la membership di Roma proprio in vista di quel voto che aveva assunto il carattere di uno scontro frontale nel quadro della contrapposizione determinata dal clima di guerra fredda. “L’Italia divenne un elemento del contrasto tra Est e Ovest e la sua ammissione si arricchì di motivazioni che non avevano a che fare con l’episodio in se'”, ha scritto lo storico Enrico Serra secondo cui “tutti i tentativi di riportare la questione nei binari fallirono clamorosamente gettando le prime ombre sulla funzionalità delle Nazioni Unite”.
Ammainata la Union Jack e innalzato il Tricolore inizia l'amministrazione fiduciaria in Somalia

Ammainata la Union Jack e innalzato il Tricolore inizia l’amministrazione fiduciaria in Somalia

Il primo aprile 1950 l’Italia assunse su mandato Onu l’amministrazione fiduciaria della Somalia. E tuttavia le porte dell’Onu continuavano a restare chiusi tra no di Mosca e note di protesta del governo di Roma. La storia di quegli anni e’ racchiusa in centinaia di documenti diplomatici che rivelano come fino all’ultimo ci fu incertezza: il 25 novembre 1955 l’ambasciatore a Washington Egidio Ortona scriveva nei suoi diari  che  la questione dell’ammissione dell’Italia all’ONU procedeva «stranamente, in un ottimismo non pienamente giustificato» il quale era “attribuibile forse solo all’impressione che gli americani” stessero “facendo qualche passo avanti nei contatti a New York”.

Il Segretario Generale Dag Hammarksjold stringe la mano a Alberico Casardi mentre viene innalzato per la prima volta il Tricolore all'Onu

Il Segretario Generale Dag Hammarksjold stringe la mano a Alberico Casardi mentre viene innalzato per la prima volta il Tricolore all’Onu

Alla fine, su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza, la risoluzione 995 (X) fu votata su due piedi dall’Assemblea Generale, senza consultare i governi, riferì al Mae il rappresentante diplomatico italiano Alberico Casardi al cui parere il problema era «entrato effettivamente in una nuova fase decisiva dal momento in cui gli americani» avevano accettato «di non opporsi ai satelliti» dell’Urss. Quel giorno i 60 membri delle Nazioni Unite divennero 76 con l’aggiunta di Albania, Austria, Bulgaria, Cambogia, Finlandia, Giordania, Irlanda, Italia, Laos, Libia, Nepal, Portogallo, Romania, Spagna, Sri Lanka (all’epoca Ceylon), Ungheria: per l’Italia si pronunciarono tutti e 56 i Paesi presenti alla votazione. Ortona, che aveva vissuto le ultime fasi della vicenda con uno spirito di profondo pessimismo, nell’annotarne la conclusione nel suo diario alla data del 14 dicembre, commentò con queste parole cariche di soddisfazione: “Facciamo un telegramma da cui sprizza il compiacimento per la fine gaudiosa di tanto problema”.   (11 gennaio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts