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Ebola: direttore Street Child racconta dramma orfani

(di Tom Dannatt)

BOLOGNA – La settimana scorsa ho viaggiato in lungo e in largo per la Sierra Leone, dalla costa Atlantica fino  ad alcuni villaggi più ad est, al confine con Guinea e Liberia, gli stessi da cui il virus ebola si è infiltrato in Sierra Leone a Maggio. Un viaggio che non molti hanno intrapreso. Infatti per qualche mese siamo stati l’unica organizzazione a visitare questi luoghi. Senza alcun dubbio è stato un viaggio affascinante e rivelatore.

Un viaggio che ha allargato i miei orizzonti:

Riceviamo tante informazioni sugli aiuti sanitari provenienti dalla comunità internazionale e su tutti i protagonisti che stanno fornendo l’assistenza medica necessaria, ma il formidabile coraggio unito al sacrificio di numerosi abitanti della Sierra Leone nei confronti della loro comunità è veramente troppo poco riportato. Avendo visto ciò, nutro una forte speranza nel pensare che la Sierra Leone possa combattere il virus e I suoi effetti – a maggior ragione se questi paladini riceveranno il giusto supporto.

Tom Dannatt

Tom Dannatt

Senza dubbio, sono stato circondato in moltissimi posti da un’immensa tristezza. Cosa puoi dire a una famiglia che ha perso 41 membri della famiglia in dieci giorni? Cosa puoi dire seduto in una casa di cura con un bimbo di 11 mesi sopravvissuto al virus ma del quale non si riesce a risalire a nessun parente? Ho conosciuto bambini e genitori così affranti dal dolore che è difficile immaginarli sorridere ancora un giorno.

Ma ho anche osservato numerose situazioni che mi hanno ampiamente stimolato. Si, la Sierra Leone è senz’altro una valle cosparsa di corpi e lacrime. Ma nel mezzo combattono molti eroi. In molti dei posti in cui sono andato, in fondo a quasi ogni storia triste, ho incontrato almeno una persona del posto che provava a mantenere una certa tranquillità. Dopo una settimana dalla tempesta mediatica intorno al progetto Geldof e la critica rivolta al “salvatore bianco, è rilevante sottolineare come regolarmente fossi circondato da coraggio, umanità, generosità e determinazione di molti abitanti della Sierra Leone.

Come Margaret, ad esempio, che dopo essere sopravvissuta al virus, ha deciso di trasferirsi da Makeni a Port Loko per aiutare sua nipote Victoria, rimasta orfana di genitori. Ora vuole far parte di Street Child per aiutare altri bambini. Oppure Andrew che non ha voluto l’aiuto di Street Child

per la sua famiglia colpita dal virus “perchè Tom, troverò il modo di cavarmela, altri hanno più bisogno”. O Dauda, un giovane ometto, rimasto solo a crescere suo fratello minore e che nonostante ciò affronta questa nuova sfida con rigore e dignità, tra il suo dolore – e la guarigione dal virus.

Josta Hopps per Street Child

Josta Hopps per Street Child

Lo staff di Street Child, così come altre organizzazioni, sta provando in tutti i modi a raggiungere quei villaggi dove l’epidemia di ebola ha creato più caos, per aiutare i bambini che hanno più bisogno del nostro supporto e per rassicurare la popolazione sulle concrete possibilità di guarigione.

(2) I supporti medici e militari sono massicci – mentre gli aiuti umanitari si muovono troppo lentamente. L’esercito britannico è presente sul campo garantendo organizzazione e efficienza. I centri specialistici per il trattamento del virus stanno aumentando, soprattutto ai confini delle città – ne ho visti diversi in Port Loko, Bo, Kailahun, Kenema. E molti altri sono in fase di costruzione. Queste sono operazioni costose – non si può negare che il mondo stia investendo molto nel combattere l’epidemia.

L’impatto del virus ebola si estende oltre a coloro che sono stati infettati. L’Ebola sta lasciando centinaia di bambini in difficoltà e molte famiglie sulla stessa scia. Quando ho visitato il distretto di Kailahun, colpito dall’ebola a Maggio è stato sconcertante non imbattersi in nessun altra ONG che operasse in soccorso degli orfani.

Ovunque sono andato – Bo, Port Loko, Lunsar – oltre al nostro lavoro, non ho trovato neppure un’altra operazione adeguata a supporto degli orfani. L’unico aiuto che queste famiglie hanno ricevuto è stato durante il periodo di quarantena – ma passato questo periodo, il disegno che ho visto è stato pari a zero.

I bisogni più urgenti vanno ben oltre gli orfani. Per esempio, in Kenema ho incontrato diversi sopravvissuti al virus che hanno perso oltre a tutti i mezzi di sostentamento anche il rispetto per sè stessi. Cercavano aiuto per rilanciare le proprie attività economiche il prima possibile.

Ma nessuno era lì pronto ad aiutarli – anche se alcune di queste famiglie erano in quello stato da Luglio.

(3)  Nonostante le strutture mediche siano in aumento non abbastanza sierraleonesi sono consapevoli delle misure di protezione dal virus – specialmente nelle zone più rurali e povere.

Mercoledì scorso, un gruppo di uomini mi ha implorato per avere “la medicina contro il virus” così da potersi proteggere. Il direttore di Street Child of Sierra Leon ha spiegato chiaramente che non esiste niente del genere – e l’unico rimedio per non contrarre il virus è purtroppo abbandonare le proprie usanze: toccare i corpi di persone malate o morte (durante i funerali). Questo villaggio si trova a 20 minuti dall’aeroporto di Freetown ed e’ lo stesso villaggio che e’ stato oggetto di un servizio della BBC trasmesso alle 10 di sera tre settimane fa, e come Andrew Harding riporta, e’ dove il virus ha ucciso più di 30 abitanti.

In Koidu, il primo villaggio colpito e da cui l’epidemia si è poi diffusa in Sierra Leone, l’amarezza più grande del capo locale era, “Perchè nessuno ci ha informati riguardo al virus? Avremmo potuto prevenire tutto ciò”. Invece ci racconta che hanno dovuto risolvere la situazione da soli, “a un certo punto abbiamo capito che c’era qualcosa di sbagliato con i funerali…. e abbiamo incominciato a svolgere I rituali in modo differente.”

Sono certo che le attività di informazione e sensibilizzazione andrebbero intensificate, soprattutto nelle zone più remote e rurali, dove educare le persone una alla volta giocherebbe un importante ruolo nel proteggerle.

Senza dubbio molti passi sono stati fatti dall’inzio dell’epidemia ad oggi ma c’è ancora molto su cui lavorare: sia per estirpare la malattia sia per aiutare coloro che sono più vulnerabili a ricostruire le proprie vite. Sono sicuro che questi obiettivi potranno essere raggiunti – specialmente dando maggiore supporto ai protagonisti locali. Perché la Sierra Leone è in grado di salvare se stessa, con il giusto sostegno.

 

COME AIUTARCI?

Per sostenere la nostra campagna visita la pagina di crowdfunding

http://buonacausa.org/cause/emergenzaebola

Per maggiori informazioni scrivi a maria@street-child.it

 

A Giugno 2014 è nata a Bologna Street Child Italia, la filiale italiana dell’organizzazione no-profit inglese Street Child UK. L’organizzazione si impegna affinché ogni bambino possa accedere ai diritti umani di base quali il diritto ad una educazione e ad una casa, ora sta  focalizzando i suoi sforzi nelle aree dove la presenza di altre organizzazioni ed enti non è sufficiente nel settore in cui ha da sempre maggiore esperienza e competenze. Street Child è impegnata a garantire ai bambini rimasti orfani l’assistenza psicologica di cui hanno bisogno, un kit di emergenza, assistenza nel ricollocamento presso una famiglia e a bloccare la diffusione dell’epidemia. (15 gennaio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts