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Un Peace Corps italiano: 500 volontari per i Corpi Civili di Pace

(di Alessandra Baldini)

ROMA – Un Peace Corps italiano per un Paese dalla forte vocazione internazionale nel campo della cooperazione. Nasce in Italia l’esperimento dei Corpi Civili di Pace addestrati a operare anche in situazioni di conflitto. Lo hanno annunciato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e i sottosegretari al Lavoro Luigi Bobba e agli Esteri Mario Giro. L’iniziativa sperimentale sostenuta dal Governo prevede il coinvolgimento di 500 giovani volontari in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale. I primi CCP arrivano a poco più di un anno dall’emendamento alla Legge di stabilità 2013 (leggi qui) che proponeva un finanziamento di nove milioni di euro per il triennio 2014-2016. L’anno scorso non è partito nessuno, ma “quest’anno partiranno i primi volontari”, ha detto Bobba in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il ministro del Lavoro Poletti

Il ministro del Lavoro Poletti

Il decreto che istituisce la sperimentazione è stato firmato venerdì dai ministri Poletti e Gentiloni. I primi 300 giovani “partiranno verso la metà dell’anno, i restanti nel 2016”.  Di eta’ compresa tra i 18 e i 26 anni, i giovani prenderanno servizio in Italia o all’estero, “in luoghi “individuati dal Ministero degli Affari esteri in accordo con il Dipartimento del servizio civile – ha detto Bobba – e tra i loro ruoli ci sara’ anche il sostegno al processo di democratizzazione, il monitoraggio del rispetto dei diritti umani, l’educazione alla pace, il sostegno alla popolazione civile che affronta emergenze ambientali in prevenzione di conflitti, l’assistenza ai profughi”. Per Mario Giro “e’ una vera opportunita’ per i giovani”.

L’Italia ha già un Servizio Civile Nazionale che nei prossimi mesi punta ad arrivare a 50 mila giovani con target finale di 100 mila. I volontari del Peace Corps italiano, ha detto ancora Bobba, avranno “una formazione rafforzata anche sui temi della sicurezza, perché se si opera in zone di conflitto o di emergenza ambientale occorre operare in sicurezza”.

Per realizzare la sperimentazione sono state raccolte le esperienze nate nel nostro paese con la ‘Rete dei caschi bianchi’, promossa da diverse associazioni, tra cui Caritas e Focsiv, ma l’ispirazione e’ quella kennediana, dei Peace Corps che a partire dal 1961 hanno portato giovani americani in aree di crisi  di tutto il mondo. All’iniziativa italiana potranno aderire “organizzazioni già accreditate al Dipartimento del servizio civile e che hanno almeno tre anni di esperienza nel settore”. Negli Usa il volontario e’ usualmente un laureato pronto a lavorare all’estero per due anni dopo tre mesi di formazione. In teoria in Italia la durata di servizio in CCP dovrebbe durare i 12 mesi canonici del Servizio Civile Nazionale.

Ecco, da Vita.it, un rapido vademecum per capire di cosa stiamo parlando.

Chi sono i Ccp e loro ambiti di intervento

Persone che promuovono in modo imparziale la solidarietà e la cooperazione, a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona e all’educazione alla pace fra i popoli, al monitoraggio del rispetto dei diritti umani, al sostegno della popolazione civile.

Luoghi di azione dei Ccp

I corpi civili di pace saranno impiegati in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto e nelle aree di emergenza ambientale. I paesi specifici non sono stati ancora delineati. C’è la possibilità che siano inseriti nel bando che verrà pubblicato prossimamente, ma può darsi che invece si faccia riferimenti ai paesi indicati nei progetti degli enti che faranno domanda.

Quali enti possono presentare i progetti
Potranno partecipare alla sperimentazione gli enti che hanno svolto da almeno tre anni attività di servizio civile nazionale (anche all’estero, ovviamente, in particolare si segnalano le attività della rete Caschi Bianchi, composta da associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Focsiv e Caritas) in tali settori d’intervento.

Quanto durerà il servizio

La durata dovrebbe rispettare il 12 mesi canonici del Scn, ma potrebbero esserci variazioni. Una buona parte verrà dedicata alla formazione, “fondamentale più che mai data la particolarità d’impiego dei corpi civili di pace”, sottolinea Nicola Lapenta, responsabile servizio civile della Comunità Papa Giovanni XXIII, che nel 2014 è stata capofila del finora unico esperimento riconducibili ai Ccp, il progetto Caschi bianchi oltre le vendette in Albania (su cui da poco è stato publicato un ebook scaricabile qui), nonché promotrice dell’Operazione colomba, il corpo civile di pace autofinanziato che in 20 anni ha formato e fatto partire 1500 volontari per aree di conflitto come i Territori palestinesi, i Balcani, la Colombia e ultimamente i campi profughi siriani in Libano.

Quali persone potranno fare domanda per il servizio

Anche questo aspetto è in fase di definizione, ma si presume verranno riprese le età del servizio civile nazionale, ovvero giovani dai 18 ai 28 anni. Quanto conta l’esperienza pregressa sul campo? “Potrebbe essere un elemento importante di valutazione, ma l’aspetto principale riguarda le attitudini personali alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, alla capacità di relazionarsi con il gruppo e di problem solving, risoluzione dei problemi anche nel caso di poco tempo a disposizione”, indica Lapenta.

La questione sicurezza

Un punto importante che verrà trattato nella definizione del bando è la questione della sicurezza dei Ccp. “E’ chiaro che è fondamentale poter agire in sicurezza, ma stiamo parlando di un corpo che va a operare in contesti di conflitto e come tali dovrà avere un paradigma specifico, che non è naturalmente quello dei militari ma nemmeno quello della cooperazione internazionale, ovvero sarà fatto di relazioni con il territorio che prevedono una forte presenza nel tessuto sociale”, ragiona Lapenta. “Questo nuovo paradigma definisce la specificità dei corpi civili di pace, che necessariamente dovranno agire in contesti con un certo grado di rischio data la loro natura e il loro obiettivo, la risoluzione nonviolenta dei conflitti”. (3 febbraio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts