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MGF: Ban, stop in questa generazione, Cardi, enorme impegno Italia

NEW YORK – Una piaga diffusa ovunque, non solo in Africa o in Medioriente. 140 milioni di casi nel mondo, 500 mila negli Usa, 500 mila in Europa. Eppure, annuncia il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki moon, “assieme possiamo porre fine alle mutilazioni genitali femminili in questa generazione”. L’appello del capo delle Nazioni Unite arriva nella Giornata Internazionale per la Tolleranza Zero, in un video-messaggio a un evento promosso dalla Rappresentanza Permanente italiana all’Onu assieme a Liberia, Burkina Faso, Benin, Gibuti, Argentina, Norvegia e alle agenzie Onu per la popolazione UNPFA, UN Women e Unicef.

“Il mio discorso e’ breve, ma l’impegno dell’Italia e’ enorme”, ha detto il rappresentante permanente italiano Sebastiano Cardi ricordando che il no alle mutilazioni genitali femminili e’ “una priorita’ per l’agenda dei diritti umani del Paese, come lo e’ stato sempre, dall’inizio della  campagna”. E’ una priorita’ concretizzata in azioni a livello internazionale, attraverso interventi politici e della Cooperazione, ma anche sul piano nazionale, con misure preventive e punitive adottate per criminalizzare una pratica emersa sporadicamente in alcune comunità anche in Italia.

B9LKPwBCMAAprSnL’appuntamento all’Onu, in cui una coppia di ballerini ha interpretato il dramma delle mutilazioni, ha puntato i riflettori sulla medicalizzazione della pratica: una delle più gravi minacce per il suo abbandono. “Addestrare medici e assistenti sociali e’ essenziale. Bisogna far capire che le MGF non hanno alcuna ragione di essere dal punto di vista medico”, ha B9LWFYOIIAArDWu.jpg-largeindicato il direttore dell’UNFPA Babtunde Osotimehin, medico lui stesso ed ex ministro della Salute nigeriano. Semmai, e’ vero il contrario: “Le donne che hanno subito la mutilazione hanno meno probabilità’ di dare alla luce bambini sani”, ha osservato Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice esecutiva di UN Women.  Edna Adan, fondatrice e amministratrice di un ospedale maternità nel Somaliland forma levatrici e infermiere alla battaglia contro le MGF: nel suo intervento ha puntato i riflettori sulla'”orrore” di quando e’ il personale sanitario a praticare mutilazioni che “non hanno posto nella religione, ne hanno posto nella cultura” di un popolo.

Un “orrore” che Jaha Dukureh, nata in Gambia e “sposa bambina” nel suo Paese, ha raccontato “non da sopravvissuta, ma dal punto di vuota di una che vuol dire basta”. Da piccolissima ha subito l’asportazione della clitoride, poi la vulva e’ stata cucita lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale, in quella che comunemente viene definita “infibulazione”.

mutilazioniI numeri sono impressionanti – 140 milioni di bambine e donne “tagliate” come Jaha in tutto il mondo e tuttavia c’e’ ragione di sperare: “Le chance di una ragazzina di essere mutilata sono oggi di un terzo in meno rispetto a 30 anni fa”, ha detto la Mlambo-Ngcuka. “Il sostegno attivo della comunita’ medica e’ fondamentale”, le ha fatto eco Ban Ki moon, “ma bisogna che i genitori non cerchino di bypassare gli operatori sanitari trovando metodi alternativi per sottoporre le loro figlie alle mutilazioni genitali”. (6 febbraio 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts