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Isis: intelligence, saccheggi antichità seconda fonte reddito

(Alessandra Baldini)

NEW YORK – Dopo il petrolio, il saccheggio di antichità è la seconda fonte di finanziamento per l’Isis. Questa è la valutazione di fonti di intelligence occidentale mentre all’Onu il Consiglio di Sicurezza si prepara ad esaminare domani una risoluzione che chiede agli stati membri di proibire il traffico di oggetti d’arte dalla Siria, assieme al commercio del greggio e ai riscatti, nel timore che il califfato islamico e altri gruppi terroristici ne traggano vantaggi economici.  L’anti-terrorismo è un tema su cui tra i P5 c’e’ sostanziale unita’ e Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia (quest’ultima l’iniziatrice dell’azione Onu) hanno concordato su scopi e parametri prima che la bozza del documento fosse fatta circolare tra gli altri membri non permanenti.

Siria Unesco“Sappiamo che i siti sotto il controllo dell’Isis vengono saccheggiati su vastissima scala”, ha detto al Wall Street Journal Patty Gerstenblith, che insegna alla DePaul University College of Law in Chicago. Fonti siriane sul terreno hanno detto che l’Isis fa pagare una tassa, la Khums islamica, o in ogni modo controlla gli intermediari che acquistano gli oggetti destinati poi al mercato nero globale. Ma non e’ solo la Siria a rischio come dimostrano i roghi dei libri della Biblioteca di Mosul e la distruzione delle Mura di Ninive.

Immagini da satellite della Siria mostrano scavi a livello industriale nelle aree archeologiche e storiche sotto il controllo dei jihadisti anche se e’ difficile determinare quanto i “tombaroli della jihad” facciano pagare per quanto scavato o demolito: dipende dal tipo e della qualita’ dei manufatti. Anche i confronti con quanto venduto sul mercato ufficiale sono di poca utilita’ perche’ pezzi passati di mano molte volte sono probabilmente saliti di valore con ogni transazione.

Detto questo e’ la vastità del saccheggio, non tanto il loro valore in denaro, che preoccupa gli esperti:  lo scavo clandestino distrugge il contesto archeologico e priva gli storici della possibilita’ di esplorare le tradizioni culturali di un paese importante come la Siria. Gia’ lo scorso autunno esperti di musei e universita’ avevano scritto una lettera-appello al Consiglio di Sicurezza chiedendo di approvare una risoluzione che fermasse i saccheggi e il contrabbando di una “eredita’ culturale condivisa”.

aleppoGli archeologi – tra questi alcuni italiani come Ilaria Dagnini Brey, autrice di “The Venus Fixers”, la prima monografia sul salvataggio delle opere d’arte in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale, Franco D’Agostino della Sapienza di Roma, Isabella Baldini dell’Università di Bologna e le sue allieve Giulia Marsili e Lucia Orlandi, Giuseppe Del Monte dell’Università di Pisa e poi Stefan Weber, direttore del Museo di Arte Islamica al Museo di Pergamo a Berlino e Harvey Weiss di Yale – avevano detto che “centri antichi che risalgono all’alba della civiltà vengono in questi giorni crudelmente scavati clandestinamente e venduti a collezionisti stranieri”. La Siria ha sei siti designati patrimonio dell’umanità dall’Unesco tra cui Damasco e Aleppo. “L’influenza della sua storia sulla societa’ moderna – si scriveva nell’appello – e’ difficile da sovrastimare”.

apamea colonnatoCi sono precedenti per un’azione dell’Onu e la nuova risoluzione li richiama: nel 2003, dopo l’invasione dell’Iraq, una risoluzione del Consiglio fece appello agli Stati membri di vietare il traffico di antichità irachene quando esisteva il “ragionevole sospetto” che provenissero da saccheggi o scavi clandestini. In un discorso al Metropolitan Museum ai margini dell’Assemblea Generale la direttrice dell’Unesco Irina Bokova ha parlato di un processo di “cultural cleansing”, pulizia culturale, “senza precedenti” e chiesto al Consiglio di Sicurezza una risoluzione perche’ per l’Isis la distruzione del patrimonio culturale della Siria e dell’Iraq ha un importante risvolto finanziario.

L’Onu del resto lo scorso dicembre ha cerato una mappa dei danni ai patrimoni dell’umanità. Quasi 300 siti del patrimonio culturale siriano sono stati toccati da un conflitto in cui si sono inseriti i jihadisti dell’Isis e la devastazione e’ stata fotografata da satelliti commerciali e studiata dall’UNITAR, (United Nations Institute for Training and Research): le rovine greco-romane di Palmira, Dura-Europos sull’Eufrate e di Bosra, le citta’ bizantine nella Siria del nord, la moschea Umayyad e la cittadella fortificata di Aleppo,il Krac des Cavaliers sono alcuni dei monumenti che le prossime generazioni conosceranno com’erano fino a tre anni fa solo in fotografia.

“Aree come Aleppo e Damasco, dove gli insediamenti umani risalgono a 7.000 anni fa, il Crac des Cavaliers (un castello crociato, in arabo Qalaat al Hosn, “la fortezza imprendibile”), Raqa e Palmira hanno subito gravi danni”, e’ il bilancio dell’Istituto dell’Onu per la formazione e la ricerca in un rapporto in cui vengono analizzate 18 zone – sei dichiarate patrimonio dell’umanita’ dall’UNESCO – trovando 290 siti direttamente toccati.

Di questi siti 24 sono stati distrutti, 104 hanno subito danni importanti, 84 sono stati parzialmente danneggiati e 77 lo sono probabilmente. Danni sono stati verificati a Ebla, scavata dagli italiani dell’Universita’ di Roma. A Qalaat Siman la chiesa di San Simeone lo stilita, una delle piu’ antiche e monumentali basiliche bizantine, e’ stata saccheggiata per cavarne i blocchi di pietra. (11 febbraio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts