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Qualcuno e’ cooperante perche’…un post dal Ghana

BOLGATANGA (GHANA) – Qualcuno e’ cooperante perche’…

Rimbalza sul web un post di Giulio Cocchini, milanese laureato a Firenze e cooperante in Ghana con l’Association la Voûte Nubienne. Cocchini lo ha postato qualche giorno fa sul suo blog “Russel in Sahel”. Lo rilanciamo perche’ ci e’ sembrato pieno di riflessioni interessanti a dispetto del tono leggero. E perche’ ci premette di parlare del progetto di  Association la Voûte Nubienne:  una iniziativa per riportare in uso le tecniche tradizionali di costruzione dei tetti con la volta a botte di mattoni di terra per dare una abitazione decente, ecosostenibile e a costi limitati a decine di migliaia di famiglie nell’Africa sub sahariana.

11-07-20_banniere-construire“Come va lì ? Ma esattamente di cosa ti occupi ? Chissà che caldo… Ma cosa si mangia ? Le tipe come sono ? Sei un grande, io non ce la farei mai. Ma soprattutto : chi te l’ha fatto fare ? »

Qualcuno era cooperante perché gli era venuta la voglia di salvare il mondo, una volta da bambino guardando Armageddon, ma gli era passata subito dopo.

Qualcuno era cooperante perché i boyscout gli avevano insegnato che bisogna lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato, e non aveva ancora pensato alle questioni aperte e le domande senza risposta che quel “migliore” conteneva.

Qualcuno era partito per l’Africa perché da piccolo suo nonno ci era stato, in Africa, per la guerra, e i suoi racconti erano dolci e appassionati.

Qualcuno era cooperante perché non si era mai trovato totalmente a suo agio nel suo paese, e aveva voglia di sentirsi non totalmente a suo agio in un paese diverso. Qualcuno era cooperante perché pensava persino di risolvere un trauma con un altro trauma.

la voute nubienne

Qualcuno era cooperante perché non aveva grandi alternative. Che faccio, il bancario? L’informatico? L’assicuratore? E alla fine, per esclusione, il cooperante.

Qualcuno era cooperante perché aveva visto il Re Leone, qualcuno perché aveva letto Cuore di Tenebra, qualcuno perché aveva ascoltato Giobbe Covatta.

Molti erano cooperanti perché erano dei buoni Cristiani, compresi tanti atei convinti.

Qualcuno era cooperante perché cercava un modo per essere di sinistra fuori dal pollaio.

Qualcuno era cooperante perché era egocentrico ma timido.

Qualcuno provava ad essere cooperante ma non ce la faceva, e stramazzava sotto il peso delle responsabilità, del caldo e della diarrea. Qualcuno ce la faceva, ma alla fine dell’impresa si ritrovava alcolizzato.

Qualcuno era cooperante perché non temeva la solitudine. Poi, una volta solo, passava le giornate sui social network, ritrovava vecchie amicizie perdute ed apriva pure un blog, avvalorando la tanto citata quanto vera frase finale di Into the Wild.

Qualcuno era cooperante perché “pieno così di fighe che te la vogliono dare”. Qualcuno si rendeva conto troppo tardi che le fighe sì danno, ma anche vogliono.

Qualcuno era cooperante perché aveva una curiosità totale e incontrollabile verso tutto ciò che era diverso e lontano da lui.

Qualcuno voleva essere cooperante perché si era informato sulla cooperazione internazionale, qualcuno perché non si era informato abbastanza, qualcuno nonostante si fosse ben informato.

Qualcuno voleva smettere di fare il cooperante, ma tornato a casa si sentiva più straniero che fuori, e ripartiva.

Qualcuno era cooperante perché si crogiolava nella curiosità mista ad ammirazione degli amici durante i suoi fugaci ritorni, ma aveva sviluppato col tempo una finissima falsa modestia.

Qualcuno era cooperante perché “aiutiamoli a casa loro!”. Bene, però allora fallo. Nessuno era cooperante e votava Lega.

Qualcuno era cooperante perché non poteva immaginare quanto mozzarella, prosciutto crudo, gelato e vino rosso potessero essere primordiali. Qualcuno era cooperante e non si faceva mancare niente di tutto questo, mai.

Qualcuno pensava che il solo modo per essere cooperante fosse diventare nero tra i neri. Qualcuno non aveva lo specchio per vedere quanto era ridicolo con indosso gli abiti tradizionali.

Qualcuno era cooperante perché continuava a farsi tante domande su quel “mondo migliore” che gli avevano raccontato ai boyscout. Non trovando una definizione soddisfacente, tranciava la questione a scadenze bisettimanali.

Qualcuno era cooperante nonostante non smettesse mai di chiedersi chi glielo facesse fare”. (2 marzo 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts