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Salute mondo: focus in Farnesina, Italia sempre più impegnata e generosa

(Maria Novella Topi)

ROMA – Un’Italia sempre più impegnata e sempre più generosa: è il ritratto emerso dal Convegno internazionale sulle ”sfide future della salute globale”’che alla Farnesina ha riunito alcuni tra i principali protagonisti dello sforzo collettivo per strappare alle epidemie zone del pianeta sempre più vaste.

Tubercolosi, malaria e Aids sono le pandemie contro le quali la comunità internazionale dei paesi ricchi, l’Onu, i singoli donatori, le Ong, le organizzazioni internazionali sul terreno, combattono attraverso il Global Found (il Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria) una battaglia che ha acquisito alla salute globale aree che finora era rimaste abbandonate, periferiche, diseguali. Ma ha anche mostrato che lo sforzo deve essere continuo e se possibile maggiore perché certi morbi – se non controllati, magari perché ritenuti ‘estinti’ – tendono a ripresentarsi. Anzi, secondo Mario Raviglione, dell’Oms, ‘i grandi killers’ lo sono perché tanti casi non sono registrati e perché si è sviluppata una resistenza ai multifarmaci.

Talvolta, come per la Tbc, l’Oms stima che ci siano almeno tre milioni di casi non registrati e il declino della malattia è troppo lento, ”Occorre accelerare – ha detto Raviglione – perché diventa anche una questione di equità sociale, di colmare le disuguaglianze, di dare accesso alle cure a chi non l’ha mai avuto”.

In questo quadro l’Italia è ridiventata tra i maggiori contributori del Fondo – oltre ad esserne stata tra i fondatori nel 2000 – con un più di un miliardo di dollari e per il triennio 2014-2016 si è impegnata nei confronti del Fondo Globale per 100 milioni di euro. Il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini, ha ricordato la firma nel novembre scorso del primo Memorandum of Understanding tra la Cooperazione italiana e il Fondo Globale.

In base a tale protocollo l’talia si concentra su quattro paesi in particolare (Sudan, Etiopia, Burkina Faso ed Afghanistan) in cui il contributo italiano in campo sanitario è particolarmente attivo, e la volontà da parte italiana di fornire assistenza tecnica in Africa orientale, soprattutto in Eritrea e Somalia, a supporto delle attività del Fondo. Proprio a testimoniare tale impegno l’ambasciatore d’Etiopia a Roma, Mulugeta Alemseged Gessese, ha fornito cifre confortanti: con gli aiuti del Fondo e dell’Italia sono nati 16 mila ‘punti salute’ nel paese africano, la mortalità è stata ridotta del 62%, e ora il 70% della popolazione ha accesso ai farmaci antiretrovirali e in generale alle cure.

In un messaggio inviato al convegno la ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha definito quella del Fondo Globale ”una storia positiva che ha contribuito a diminuire malattie e mortalità soprattutto tra i poveri e tra coloro che meno sarebbero stato raggiunti…perché ogni singolo investimento in salute garantisce ritorni in termini etici e di equità”. Secondo Lorenzin ”il sogno da cui il Fondo è nato è stato parzialmente realizzato: sono stati raccolti finora quasi 30 miliardi e utilizzati più di mille programmi in 51 paesi”.

Lo stesso presidente dei Friends del Fondo, Laurent Vigier, ha riconosciuto all’Italia un ruolo chiave per l”’azione catalizzatrice delle intelligenze locali, per l’effetto moltiplicatore degli investimenti dei singoli paesi”, e se Mark Dybul, Direttore Esecutivo del Fondo, ha definito ”gli italiani molto generosi, da ringraziare, perché in questo modo si creano speranze e sviluppo”, ha anche messo in rilievo come questi contributi mettano in moto un ciclo virtuoso anche in altri campi.

Dybul ha citato l’esempio delle bambine del Malawi e del Lesotho che le autorità hanno deciso di ”tenere a scuola” cosa che, oltre ad aumentare le opportunità, riduce il contagio di Tbc e Hiv e ”cambia profondamente un paese”. Dario Carraro del CUAMM, Medici con l’Africa, ha fornito un contributo relativo a ciò che avviene ”sul campo”: ”Siamo l’ultimo miglio degli aiuti e il primo per le cure; e l’esperienza per Ebola in Sierra Leone è da manuale: la popolazione e gli operatori locali ci hanno ringraziato dicendoci, Il vostro stare qui ha aiutato il nostro stare qui”.

Maria Edera Spadoni, parlamentare del Movimento cinque stelle e Presidente del Comitato Agenda Globale post 2015, ha voluto mettere in rilievo quanto ancora ci sia da fare, soprattutto dal punto di vista della salute delle donne, 260 milioni delle quali sono tuttora ai margini della società; e come tutto si tenga oramai: accesso alle cure, salute come diritto fondamentale, diritto all’istruzione per le bambine, sostenibilità ambientale, lotta alle disuguaglianze, tutto materiale da portare al vertice di New York in autunno.

Stefano Vella, dell’Istituto superiore di Sanità e neo eletto vice presidente dei Friends del Fondo, concludendo ha illustrato come nel periodo peggiore per l’Aids (malattia che ha già fato 40 milioni di morti) le aspettative di vita fossero drammaticamente crollate. ”Poi – ha detto – c’è stata un’inversione di tendenza, lo scoperchiamento della povertà, perché con l’Aids i problemi etici e morali sono diventati centrali, ma senza il vaccino l’Aids non si sconfigge”. Infine, ha aggiunto, ”abbiamo capito una cosa. Solo se siamo davvero spaventati, come per Ebola o anni fa per l’Hiv, ci occupiamo davvero, e seriamente, dei problemi della salute globale”. (5 marzo 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts