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Libia: Sergi (Link 2007), la lezione somala insegni

ROMA – La Somalia insegna: Finché in Libia rimangono due governi e due parlamenti in contrapposizione, affiancati da milizie più o meno organizzate ma ben armate, e finché potentati territoriali controllano aree e città lungo la costa difendendo i propri traffici da qualsiasi ingerenza esterna, non è pensabile alcun intervento armato sul territorio libico. Questa l’opinione di Nino Sergi, consigliere politico di Link 2007 e per vent’anni alla guida di INTERSOS, la ONG italiana per l’emergenza nata proprio nella spettrale Somalia del 1992, afflitta da carestia, fame e guerra civile.

“Le esperienze dei due decenni passati – in particolare quella della Somalia che molto assomiglia alla situazione libica – con i molti insuccessi delle missioni militari internazionali “di pacificazione” o “umanitarie” o “per portare la democrazia”, debbono pur insegnare qualcosa ai decisori politici”, dice a OnuItalia Sergi mentre a Washington il presidente del Consiglio Matteo Renzi incontra alla Casa Bianca il presidente Barack Obama. E non solo la Somalia: “Senza l’intervento armato Iraqi Freedom nel 2003 e l’insensata gestione politica dell’Iraq “liberato”, difficilmente sarebbe nato il cosiddetto Stato islamico con la carica di odio che lo anima”, dice Sergi: “Un intervento armato di stabilizzazione, o anche solo contro il terrorismo, può avere probabilità di successo solo se avviene con l’accordo di tutte le principali parti in contrapposizione, interne e internazionali, come avvenuto in Libano nel 2006”.

La crisi libica e’ complicata dall’emergenza immigrazione. Decine di migliaia di nuovi profughi sono in arrivo nei prossimi mesi dalla Libia. “La frammentazione clanica e di gruppi di potere economico e criminale, la crescente destabilizzazione, la generale insicurezza e la minaccia del terrorismo impediscono qualsiasi azione umanitaria nel paese”, afferma Sergi secondo cui “occorre continuare ad adoperarsi perché non si ripetano le tragedie nel mare, soccorrendo le persone prima di raccoglierle senza vita. Certa politica può pure continuare a gridare che occorre impedire le partenze in mare ma deve al contempo e con senso di responsabilità avere l’onestà di riconoscere che ciò non sarà possibile finché la Libia non riuscirà a stabilizzarsi con un cessate i fuoco e un governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale, su cui potere investire e con cui poter definire piani di aiuto e di cooperazione efficaci e di lunga durata”.

Sergi concorda con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che al Summit dei ministri degli affari esteri del G7 + l’Ue, conclusosi mercoledì a Lubecca, è riuscito a trasmettere e a far percepire l’urgenza di una soluzione politica tra le parti libiche, attraverso il percorso negoziale condotto dall’Inviato Onu Bernardino Leon. L’impegno per salvare le vite e per accogliere chi fugge dalle guerre non può essere scaricato sull’Italia: “L’Ue e i singoli Stati membri devono sentirlo proprio, studiando anche forme legali di ingresso dai paesi in guerra o da quelli limitrofi, alternative ai barconi della morte e ai disumani traffici che li alimentano”.

All’Italia, secondo Renzi, verra’ prevedibilmente assegnato un ruolo di leadership per smuovere l’intera Europa e per rafforzare le alleanze con i paesi arabi interessati alla pacificazione dell’intero paese e alla lotta all’ISIS e al terrorismo, assicurando anche una presenza militare significativa quando questa sarà ritenuta legittima e necessaria. “Vi è un impegno però, a nostro avviso, che il presidente Renzi dovrebbe prendere subito, a livello politico e diplomatico, indipendentemente dalle richieste di Obama, nell’interesse del nostro paese: quello di impegnare l’Italia ad esercitare ogni pressione a livello europeo e internazionale – qui sì con un ruolo di leadership – a sostegno del processo negoziale condotto con tenacia dall’Inviato Onu Leon, al fine di giungere, ad ogni costo e senza possibilità di insuccesso, ad un cessate il fuoco e ad un governo di unità nazionale”.

Leon e’ ottimista: “Non si è lontani”, ha detto. “Ma questo processo va sostenuto ben più di quanto la comunità internazionale stia facendo”, osserva Sergi.  “Il peso politico e la leadership dell’Italia vanno quindi assicurati ora” perche’ e’ questo il momento più importante (e meno costoso), che potrebbe aprire la porta ad iniziative internazionali di soccorso e protezione umanitaria, di contrasto ai traffici di esseri umani, di prima verifica delle richieste di protezione e di asilo, di aiuto alla stabilizzazione, di cooperazione”. (AB, 17 aprile 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts