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Responsabiltà sociale d’impresa: l’approccio “Glocal” di Ferrero

Francesco Paolo Fulci

(di Francesca Morandi) MILANO- “Quando ci fu l’alluvione ad Alba i lavoratori della Ferrero si misero gratuitamente a spalare il fango dentro la fabbrica per salvare i macchinari e, dopo due settimane, la produzione ripartì”. Il fatto emblematico risale al 1994 ma resta oggi intatto “il senso di appartenenza degli operai alla famiglia Ferrero”, come ha rilevato Francesco Paolo Fulci, ex-ambasciatore italiano all’Onu e ora presidente di Ferrero Spa, in occasione della presentazione del “V Rapporto del Gruppo Ferrero sulla responsabilità sociale d’impresa” dal titolo “Condividere valori per creare valore”, illustrato a Milano martedì 21 aprile presso la sede del Sole24ore.

“Il Gruppo Ferrero ha sempre avuto la responsabilità sociale nel suo Dna”, ha spiegato Fulci. “Già nel 1961 Michele Ferrero dimostrò la sua attenzione alle persone e al territorio, mettendo a disposizione piccoli autobus per accompagnare i contadini delle Langhe al lavoro in fabbrica senza sradicarli dalla loro terra. Oggi la stessa attenzione è rivolta ai lavoratori delle aree meno sviluppate del mondo. Recentemente la Ferrero ha costruito in India un asilo-nido al servizio della fabbrica locale e in Camerun una scuola materna. I nostri obiettivi sociali cercano di coinvolgere, a diversi livelli, tutte le fabbriche con i nostri 30mila lavoratori in cinque continenti. Queste sono le premesse per la nostra crescita, oggi sotto la guida di Giovanni Ferrero”.

Certificato da parametri internazionali come il GRI (Global Reporting Initiative) che ha conferito a Ferrero il più alto livello di rendicontazione A+, il V Rapporto di Responsabilità d’impresa riflette le attività sociali e di sostenibilità ambientale svolte dal Gruppo in tutto il mondo dal 1 settembre 2012 al 31 agosto 2013, nonché la strategia di lungo periodo di Ferrero con i 10 obiettivi da raggiungere entro il 2020, ispirati ai “Dieci Principi” del Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC).  Alcuni traguardi sono stati già raggiunti, come l’energia elettrica autoprodotta in tutti gli stabilimenti europei pari al 75%, di cui il 25% da fonte rinnovabile, il 100% dello zucchero non-OGM, il 100% caffè certificato come sostenibile, il 70% dell’approvvigionamento totale di uova provenienti da galline allevate a terra, nel rispetto del benessere animale. Altri sono in cantiere verso il traguardo del 2020, come la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 e la riduzione del 30% delle emissioni di gas effetto serra, l’utilizzo negli imballaggi di materiali derivanti da risorse rinnovabili.

Ma è soprattutto di attività legate alle persone che si è parlato al convegno Ferrero, perché, ha spiegato l’ambasciatore Fulci, “la fabbrica è sempre stata al servizio dell’uomo e non il contrario” e al centro “abbiamo sempre posto non il profitto ma i prodotti per i nostri consumatori”, con “una ricerca quasi manicale di materie prime di eccellenza”. Lo spirito di responsabilità sociale di Ferrero passerà anche per Expo, di cui il colosso dolciario albese è Official Partner. “Dopo Expo – ha affermato Fulci – le strutture usate per le installazioni Ferrero saranno trasportate nei paesi dove siamo presenti e riassemblate in un gesto che noi chiamiamo di ‘restituzione’: si tratta infatti di moduli abitativi che contribuiranno alla costruzione di scuole, spazi per bambini e centri educativi”.

RespSoc VRapporto_2162Il convegno è stata anche l’occasione per discutere del modello imprenditoriale della multinazionale Ferrero. Definendolo “un capolavoro”, il direttore del Sole24Ore Roberto Napoletano, ha ricordato che “un’azienda come Ferrero si costruisce tenendo stretto il legame con il territorio, utilizzando l’autofinanziamento, guardando alla crescita generale, senza dipendere da analisti di Borsa di 21 anni che chiedono performance a breve termine, innescando dinamiche snervanti”.

L’economista Mario Deaglio ha invece evidenziato come Ferrero abbia seguito un principio di “stabilità della proprietà che è diverso da quello del capitalismo di stampo anglosassone che si fonda sulla velocità” e abbia perseguito un “patto di fiducia con una molteplicità di soggetti, a tutti i livelli: dai lavoratori, ai consumatori, alle associazioni di categoria, fino ai media. Ferrero non ha messo al centro solo le relazioni economiche ma anche quelle sociali”. A parlare di “Quarto capitalismo realizzato da Ferrero” è stato invece Giovanni Fattore, professore dell’Università Bocconi e direttore del Cergas, rinnovando l’importanza del “radicamento nel territorio” e del “legame con i media, affinché non passino solo spot, ma messaggi legati a una vera responsabilità nutrizionale”.

Rispondendo a una domanda di Onuitalia.com su quale consiglio Ferrero può dare ai nostri giovani impreditori, l’ambasciatore Fulci ha risposto con il motto dell’azienda: “Creare e lavorare, facendo partecipare tutti al benessere ottenuto”. E poi invitando a non dimenticare mai “il concetto di Glocal, che significa non tagliare le radici con la propria terra ma contemporaneamente guardare al mondo”.  Ai margini del convegno, e riferendosi a mille voci su una possibile fusione societaria dopo la scomparsa di Michele Ferrero, Fulci ha anche chiarito che la Ferrero non ha un problema di successione ai propri vertici, né è interessata a una cessione ad altri gruppi. (21 aprile 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts