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Italia a New York: il nuovo Whitney di Renzo Piano sulla High Line

(Alessandra Baldini)

NEW YORK – Ha il sapore di una Tate Modern ma all’affaccio della terrazza dell’ottavo piano, al posto della cupola di St. Paul e del Tamigi, c’e’ l’Hudson, la Baia di New York,  la Statua della Liberta’ sullo sfondo. L’appuntamento mondano-culturale dell’anno, il nuovo Whitney Museum sulla High Line, apre al pubblico il primo maggio (22 dollari il biglietto di ingresso) in un edificio nuovo di zecca disegnato dall’architetto italiano premio Pritzker Renzo Piano, ed e’ il primo museo costruito dalle fondamenta a New York dopo il New Museum sulla Bowery del 2007.

La conferenza stampa di presentazione del nuovo museo

La conferenza stampa di presentazione del nuovo museo

Un anno pivot, alla vigilia della crisi. Proprio nel 2007 Piano e gli architetti del suo studio si misero al tavolo con la direzione del Whitney per riprendere le fila del progetto di ampliamento della storica sede di Marcel Breuer su Madison Avenue finito su un binario morto a fine anni Novanta per l’opposizione dei consigli di quartiere. L’idea era stata di ripartire da zero, carta bianca all’archistar: “Molti anni di conversazioni con il Withney che ci hanno portato alle origini del museo nel downtown di New York”, ha spiegato Piano incontrando la stampa nella lobby della sua ultima creatura che si aggiunge al Centre Pompidou,  la Menil Collection di Houston, la Beyeler Foundation a Basilea, e poi, uscendo dal campo dei musei, il grattacielo del New York Times  pochi isolati più a nord.

I disegni di Hopper

I disegni di Hopper

Downtown, a Greenwich Village, aveva casa Gertrude Vanderbilt Whitney, la fondatrice, la cui collezione e’ esposta in una galleria – quasi un salottino, o una capsula del tempo – a ingresso libero al piano terra assieme ai disegni che Edward Hopper, giovanissimo e squattrinato, fece nella scuola di pittura aperta dalla mecenate per ragazzi di talento come lui: 20 centesimi a lezione e la possibiliita’ di copiare nudi dal vivo, ma e’ stata così che e’ nata l’arte d’America di cui il museo e’ custode.

Salato il cartellino del prezzo (422 milioni di dollari, contro 50 che era costato il New Museum, più un budget operativo da capogiro, 49 milioni di dollari all’anno), ma l’effetto e’ spettacolare. Citazioni dal Pompidou (le scale esterne), citazioni del vecchio Whitney: il pavimento della ‘piazza’ di ingresso e delle scale fino al quinto piano evocano quelle dell’edificio di Breuer che erano un’opera d’arte in se stesse. Evocano anche continuità con la High Line e i marciapiedi del Meatpacking District, la zona di New York dove arte, moda e mondanità si mescolano da anni senza soluzione di continuità (vedi già Woody Allen in Celebrity del 1998).
Chuck Close nella foto di Erin Baiano del New York Times

Chuck Close nella foto di Erin Baiano del New York Times

La scommessa e’ che il nuovo museo di arte americana (questa la dizione ufficiale, che a questo punto significa tutta l’arte prodotta negli Usa anche da non cittadini) raccolga frotte di visitatori dalle gallerie e dalle boutique e dal parco lungo la ex ferrovia sottostante, un magnete per newyorchesi e turisti soprattutto nella bella stagione che quest’anno, ohimè’, stenta ad arrivare. Ma che si proponga anche come luogo deputato a feste “corporate” per vip che già si sono messi in fila lunedì per la cena inaugurale con tanto di Jasper Johns, Cindy Sherman e Chuck Close: artisti le cui opere figurano nella mostra inaugurale “America is Hard to See”  (AB, 23 aprile 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts