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Svizzera firma la ‘Carta di Milano’ e sperimenta l’egoismo sociale

Le scatole con i generi alimentari messi a disposizione dei visitatori nel padiglione svizzero

(Francesca Morandi) MILANO EXPO – A Expo la Svizzera offre esempi di responsabilità firmando la “Carta di Milano” e puntando su un esperimento sociale, pienamente riuscito, che dimostra la difficoltà della condivisione delle risorse globali. Lunedì scorso la presidente della Confederazione Svizzera Simonetta Sommaruga ha firmato la “Carta di Milano”, il Protocollo che propone misure concrete per combattere gli sprechi alimentari, la fame e l’obesità a livello mondiale. Sommaruga è il primo capo di Stato straniero a firmare il documento simbolo di Expo che sarà consegnato il prossimo ottobre al Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, che lo sottoporrà agli Stati membri dell’Onu.

A caratterizzare la Svizzera a Expo è anche il suo padiglione, che non ha puntato sulla spettacolarità architettonica o “effetti tecnologici speciali”, ma intende piuttosto “far toccare con mano” ai visitatori la limitatezza delle risorse messe a disposizione dal pianeta. L’intero edificio è infatti pieno di scatole contenenti quattro prodotti alimentari – acqua, caffè, mele e sale – che i visitatori possono portare a casa nella quantità desiderata. Le risorse in questione, che simboleggiano le risorse della Terra, sono in numero limitato e nel corso di Expo non verranno ripristinate. Con la conseguenza che i visitatori che arriveranno nelle settimane più in là nel tempo potrebbero rimanere senza.

“Il padiglione svizzero presenta una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, riempite di prodotti alimentari – spiega il commissario generale del padiglione Dante Martinelli – . I visitatori accedono alle torri attraverso gli ascensori e, una volta arrivati in cima, possono servirsi dei prodotti. Man mano che le torri si svuotano le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando la struttura del padiglione stesso. Saranno il comportamento di consumo e la responsabilità personale di ognuno a stabilire quanto resterà per chi viene dopo e per quanto tempo”.

padiglione svizzera esternoL’idea svizzera è, quindi, quella di far prendere coscienza al pubblico di Expo delle conseguenze di un utilizzo non consapevole di risorse, per cui quelli che verranno dopo di noi, le generazioni future, rischiano di rimanere senza. L’esperimento sembra già avere avuto un esito, negativo, nonostante l’unica avvertenza rivolta ai presenti: “Potete prendere quello che volete, ma sappiate che le scatole, una volta svuotate, non verranno riempite di nuovo”. L’avviso non è stato sufficiente a fronte della “voracità” dei visitatori: dopo venti giorni dall’inizio dell’esposizione, mele e bicchieri d’acqua sono finiti. Restano il caffè e il sale. Per ora.  (FM, 23 maggio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts