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Suicida Paula Cooper, la più giovane condannata a morte in Usa

Paula Cooper

INDIANAPOLIS – Alla fine e’ morta per la paura di essere libera: Paula Cooper, la donna di 45 anni che da teen-ager nella death row dell’Indiana divenne un simbolo delle battaglie contro la pena di morte, si e’ uccisa con un colpo di pistola alla testa due anni dopo esser stata rilasciata di prigione.

Sembrava una storia a lieto fine: si è chiusa invece in un lago di sangue sul ciglio di una strada. Quando il 18 giugno 2013 era uscita dal Rockville Correctional Facility per buona condotta, con un diploma da infermiera e una coscienza nuova di zecca, l’ex teen-ager del braccio della morte sembrava pronta ad una nuova vita. La polizia l’ha trovata invece senza vita fuori dalla residenza di Indianapolis dove abitava, al numero 9500 di Angola Court a Indianapolis. Tra pochi mesi la sua libertà condizionata sarebbe finita. Paula, per cui negli anni Ottanta si mobilitarono l’Italia e il Vaticano, sarebbe tornata ad essere una donna veramente libera.

Quali fantasmi del passato o di un più recente presente le hanno tagliato la strada spingendola al suicidio? Paula si e’ uccisa due settimane dopo il 30esimo anniversario del tragico delitto che l’aveva fatta condannare a 16 anni alla sedia elettrica. “Voleva riparare. Voleva spiegare ai giovani che il crimine non paga, che c’è sempre nella vita la possibilità di ‘fare la cosa giusta'”, ha detto Bill Perke, il nipote della sua vittima Ruth Pelke diventato attivista anti-criminalita’ e anti-pena di morte.

Qualcosa non ha funzionato. Paula aveva paura della vita da libera. Lo aveva confidato a Pelke poco prima del rilascio. “Non so scrivere un assegno. Pagare una bolletta”. Lui si era offerto di aiutare ma i due avevano avuto contatti sporadici negli ultimi due anni. “Una fine inconsueta di una vicenda tragica”, ha commentato l’avvocato di Indianapolis Jack Crawford, che era il procuratore quando la ragazza fu incriminata.

Ruth Pelke

Ruth Pelke

Paula Cooper aveva 15 anni e un passato di vittima di incesto quando, 30 anni fa a Gary, assassinò la Pelke, una insegnante di religione, infierendo sulla vittima con 33 coltellate
durante una rapina assieme a due amiche. Il suo destino di sedicenne sarebbe stata la sedia elettrica se non fosse stato per la mobilitazione internazionale a suo favore. Nel 1987 ci fu il passo di Papa Wojtyla con la richiesta che a Paula fosse risparmiata la vita. Il caso portò alla luce l’atrocità della legge dell’Indiana: ammetteva la pena di morte per bambini sopra i 10 anni.

Nel braccio della morte Paula passo’ tre anni. Nel 1989, dopo una sentenza della Corte Suprema che aveva abolito la pena di morte per gli ‘under 16’ all’atto del delitto, la magistratura commutò la pena in 60 anni di prigione, ridotti poi a 27 per dimostrata buona condotta.

Contro la sua condanna a morte si era mossa l’Italia: su iniziativa dei radicali nacque il movimento “Non uccidere”. Un milione di firme raccolte da Ivan Novelli e Paolo Pietrosanti vennero portate all’Onu per implorare clemenza: fu il primo atto, tanti anni fa, di una battaglia internazionale sfociata nel 2007 nel primo voto dell’Assemblea Generale sulla moratoria delle esecuzioni. (AB, 27 maggio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts