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Expo, Fondazione Barilla rilancia Protocollo di Milano: sprecare cibo danneggia i deboli

PARMA – In occasione della Giornata dell’Ambiente, che si celebra oggi a Expo Milano 2015, la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) rilancia l’obiettivo del “Protocollo di Milano”: ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020. La Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Fondazione BCFN – www.barillacfn.com) è un centro di pensiero e di proposte nato nel 2009 con l’obiettivo di analizzare i grandi temi legati all’alimentazione e alla nutrizione nel mondo. Fattori economici, scientifici, sociali e ambientali vengono studiati nel loro rapporto di causa-effetto con il cibo attraverso un approccio multidisciplinare. A Expo la Fondazione BCFN sosteniene il “Protocollo di Milano” un documento che intende dare attuazione al tema dell’esposizione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, che ha già superato le 100.000 firme e al quale tutti sono invitati ad aderire (www.protocollodimilano.it).

Paradosso_globale_spreco_ITA-1Ogni anno vengono sprecate e perse circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione mondiale e l’equivalente di quasi 1 trilione di dollari in valore. Un quarto del cibo sprecato basterebbe per nutrire i 795 milioni di persone che soffrono la fame. Un paradosso eloquente e drammatico, che richiede un impegno concreto e urgente da parte di tutti. “Gli sprechi alimentari hanno un impatto negativo sull’ambiente, sull’economia, sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione – spiega Ludovica Principato, ricercatrice della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition e dottoranda in Management presso l’Università la Sapienza di Roma -. Il carbon footprint globale del cibo perso e sprecato a livello globale è di circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 ed equivale al 6-10% circa delle emissioni di gas serra antropogeniche, cioè prodotte dall’uomo. Se gli sprechi alimentari fossero rappresentati da un Paese, questo sarebbe il terzo principale produttore di anidride carbonica, dopo Stati Uniti e Cina. Lo spreco inoltre comporta una riduzione della disponibilità globale e locale di cibo ed ha un impatto negativo sull’accesso al cibo da parte delle persone a causa ad esempio dell’aumento dei prezzi, con ripercussioni soprattutto sulla parte più vulnerabile della popolazione come le donne e i bambini”.

“Il cambiamento climatico sia in termini di riscaldamento globale che di scarsità delle precipitazioni in alcune regioni del Pianeta – commenta Riccardo Valentini, professore ordinario all’Università della Tuscia e membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN – contribuirà ad aumentare i prezzi globali dei beni alimentari in una forbice dal 3% all’84% entro il 2050, con serie minacce per la produzione di cibo e la sicurezza. Attualmente sono oltre 800 milioni le persone che soffrono gravemente di malnutrizione nel mondo e circa 36 milioni muoiono per mancanza di cibo. Affrontare con successo il problema dell’accesso al cibo è quindi la grande sfida degli anni a venire”.

Barilla-centerObiettivo della Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition – il cui presidente e vicepresidente sono Guido e Paolo Barilla, mentre il CdA è formato, tra gli altri, da Carlo Petrini, presidente di Slow Food e Paolo De Castro, coordinatore della commissione agricoltura e sviluppo rurale del parlamento europeo – è anche proporre soluzioni, perché questi numeri drammatici possono essere invertiti. Le modalità sono multidisciplinari come strategie che coinvolgono l’intera filiera, dagli agricoltori ai consumatori, e attività di prevenzione, per evitare gli sprechi fin dall’inizio del processo produttivo. Fondamentale è inoltre l’educazione anti-spreco nelle scuole per insegnare come riutilizzare gli avanzi di cibo per l’alimentazione umana e per quella animale. Già collaudate, ma da implementare, sono inoltre iniziative di recupero degli sprechi non ancora eliminati attraverso la distribuzione a persone svantaggiate, l’impiego come mangime o, come ultima alternativa, per produrre bioenergia.

La BCFN indica anche una priorità politica: governare la riduzione dello spreco a livello istituzionale, anche assicurando che l’adozione di standard non introduca perdite e sprechi ingiustificati lungo la filiera agroalimentare. Un altro principio essenziale è “Cooperare per risparmiare”, ovvero sviluppare accordi di filiera tra agricoltori, produttori e distributori per una programmazione più corretta dell’offerta alimentare. Spreco di cibo non è infatti solo quello che si verifica nella parte finale della catena alimentare, durante la distribuzione, vendita, ma è anche la perdita che avviene nella fase di produzione agricola, dopo la raccolta e con la trasformazione degli alimenti. Sprechi e perdite sono profondamente influenzati dalle condizioni locali specifiche dei diversi Paesi.

Stando alle ricerche condotte da BCFN lo spreco di cibo da parte dei consumatori è in media tra i 95 e i 115 kg pro capite all’anno in Europa e nel Nord America mentre i consumatori di Africa sub-sahariana, sud e sud-est asiatico, ne buttano via circa 6-11 kg all’anno. Nei Paesi in via di sviluppo il 40% delle perdite avviene dopo la raccolta o durante la lavorazione, mentre nei paesi industrializzati più del 40% delle perdite si verifica nelle fasi di vendita al dettaglio e consumo finale. Complessivamente, tuttavia, i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo tendono a dissipare all’incirca la stessa quantità di cibo, rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.

protocollo MilanoAnche i dati nel nostro Paese sono allarmanti: in Italia si spreca il 35% dei prodotti freschi (latticini, carne, pesce), il 19% del pane e 16% di frutta e verdura. Uno spreco alimentare che determina una perdita di 1226 milioni di m3 l’anno di acqua, pari al 2,5% dell’intera portata annua del fiume Po, e produce l’immissione nell’ambiente di 24,5 milioni di tonnellate CO2 l’anno, di cui 14,3 milioni per gli sprechi domestici. L’assorbimento della sola CO2 prodotta dallo spreco domestico in Italia richiede una superficie boschiva maggiore di quella presente in Lombardia. (FM, 5 giugno 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts