Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Arabia Saudita conferma frustate per giovane blogger

ROMA –  La Corte suprema dell’Arabia Saudita ha confermato la condanna a 10 anni di carcere e a 1000 frustate nei confronti di Raif Badawi, il blogger che invitava i suoi lettori al dibattito, stabilendo un nuovo giorno nero  per la libertà d’informazione nel paese.

”La decisione di confermare le sentenze è agghiacciante. Avere un blog non è un reato. Raif Badawi è stato condannato solo per aver osato esercitare il suo diritto alla libertà d’espression”,  ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Rinunciando ad annullare le sentenze, le autorità dell’Arabia Saudita hanno mostrato un vergognoso disprezzo per la giustizia e per le decine di migliaia di voci che nel mondo si sono levate per chiedere il rilascio incondizionato e immediato di Raif Badawi. Ora che le sentenze sono definitive e non possono essere revocate, le sessioni di frustate rischiano di riprendere già venerdì prossimo e il prigioniero rischia di scontare fino in fondo la pena detentiva”, ha proseguito Luther. Raif Badawi era stato condannato il 7 maggio 2014 a 10 anni, a 1000 frustate e a una multa di un milione di rial per aver creato un forum online per favorire il dibattito pubblico nel suo paese.

L’accusa rivoltagli inizialmente era di aver insultato l’islam via web. Poi il 17 dicembre dello stesso anno un giudice lo deferì ad una Corte di grado superiore raccomandandosi di giudicarlo per apostasia, reato che nel regno wahabita comporta automaticamente l’applicazione della pena capitale, così come la blasfemia. Poco meno di un anno dopo venne condannato a 7 anni e 600 frustate e successivamente le pena venne aumentata a 10 anni di reclusione e a 1.000 colpi di frusta oltre ad una multa di un milione di Rial sauditi (circa 267.000 dollari).

A gennaio di quest’anno ha ricevuto i primi 50 colpi. Un supplizio – riferì in quella occasione Amnesty International – che si svolse davanti a una folla di normali cittadini e agenti dei servizi di sicurezza. Portato in catene di fronte alla moschea Al Jafali dopo la preghiera collettiva del venerdì, Badawi ricevette una prima dose di punizioni corporali. Il totale delle frustate dovrebbe essergli inflitto in un periodo di 20 settimane. A metà gennaio avrebbe dovuto ricevere una seconda sessione di frustate, ma Badawi venne trasferito dalla sua cella alla clinica del carcere per un controllo. Il medico  verificò che le lacerazioni causate dai colpi ricevuti il 9 gennaio non si erano ancora cicatrizzate e che il detenuto non avrebbe potuto sopportarne un’ulteriore serie, raccomandando  un rinvio di almeno una settimana.raif-badawi-blogger-arabia-saudita[1]

Poco dopo scesero in campo diciotto premi Nobel che lanciarono un appello agli accademici sauditi a fare sentire la loro voce contro la condanna e il 22 gennaio le autorità rinviarono la fustigazione per la seconda volta per motivi di salute, su indicazione di una commissione medica. Nei mesi a venire prese vita una sorprendente mobilitazione internazionale, sostenuta da intellettuali e associazioni umanitarie, ma anche da alcuni Paesi come gli Stati Uniti, con manifestazioni di solidarietà nei confronti di Badawi. Riad espresse “sorpresa e sconcerto” e respinse qualsiasi tipo di interferenza da parte dei Paesi stranieri nei propri affari interni. E ora con la decisione della suprema Corte la speranza di una sua liberazione sembra allontanarsi sempre di più.

(MANT  8 giugno 2015)

The following two tabs change content below.

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts