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Arte della pizza napoletana: parte da NY raccolta un milione di firme

NEW YORK – Riparte da New York dove era nata a gennaio raccolta di firme globale per portare la la pizza napoletana nelle liste dell’UNESCO. Trecentomila firme sono già’ arrivate, l’obiettivo e’ arrivare a quota un milione, ha detto l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio incontrando la stampa nella pizzeria rossopomodoro su Greenwich Avenue.

Alfonso Pecoraro Scanio, Inigo Lambertini e Sergio Miccu'

Alfonso Pecoraro Scanio, Inigo Lambertini e Sergio Miccu’

Una pizza in cui la mozzarella ricrea la parola ONU, un’altra Unesco: quella della pizza e’ una vera e propria arte da proteggere e tutelare. L’idea di tornare a New York e’ nata grazie al sostegno della rappresentanza italiana presso l’Onu, per sottolineare come questa sia da marzo la candidatura ufficiale dell’Italia. “Lavoreremo nei prossimi mesi per valorizzare il significato culturale di questo artigianato secolare di qualità che é napoletano, campano, meridionale e italiano,” ha detto Pecoraro Scanio accanto al vice Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite Inigo Lambertini (napoletano doc) e al presidente dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani Sergio Miccu’: “La pizza – ha detto Lambertini – non e’ solo cibo, e’ un prodotto culturale frutto di secoli di esperienze e un simbolo delle nostre migrazioni”. Negli Stati Uniti la prima pizzeria arrivo’ a Little Italy, a Mulberry Street, nel 1905 grazie a Gennaro Lombardi, originario del napoletano, ma era una storia di miseria e di valige, di strazianti separazioni.  Nell’Italia di allora, infatti, c’era la poverta’ più amara e profonda che spingeva chi aveva coraggio e intraprendenza a prendere la via del mare.

da rossopomodoro la margherita NYC

da rossopomodoro la margherita NYC

Complice la Seconda guerra mondiale e la strenua propaganda che fecero i soldati americani al ritorno a casa dopo il conflitto mondiale, soprattutto quelli che erano stanziati a Napoli durante gli anni dell’occupazione, oggi la pizza e’ una storia di successo globale. Ci sono in giro per il mondo catene miliardarie, ma la pizza e’ anche vittima del proprio successo.  “E’ la pietanza più conosciuta e consumata al mondo, la parola italiana più conosciuta e pronunciata al mondo , ma proprio questa grande globalizzazione rischia di fare perdere l’identità e la tradizione di questa arte”, ha detto Pecoraro Scanio. Ecco il perche’ e’ arrivato il momento di combattere una battaglia “finalmente già vinta in Italia” in vista delle prossime tappe: a settembre il giudizio dei valutatori dell’Unesco e nel novembre 2017 il verdetto finale del comitato dell’agenzia dell’Onu.

Come si raccolgono un milione di firme? Pecoraro Scanio ha mobilitato un colosso del settore come Change.org (presente in pizzeria, Nick Allardice, vice presidente per le campagne) e una vasta rete di pizzaioli worldwide.

Rossopomodoro si e’ mobilitata da Londra a San Paolo, da Ryad a Reykjavik. Le pizzerie di Salvatore Cuomo da Tokyo (ben 100) a Shangai, da Seul a Taipei hanno già avviato la raccolta e così pure in Thailandia e in Australia. In Sudafrica ci sara’ un affondo diplomatico perche’ l’ambasciata d’Italia ha Pretoria (guidata dal napoletano Vincenzo Schioppa) ha il forno a legna. Il 2 e 3 settembre dal Pizza Village di Napoli (affluenza centomila persone e maxischermo sul lungo mare con vista di Capri) ci sara’ una “Pizzathon” con collegamenti in diretta con Australia, Giappone, Brasile,  Sudafrica, Islanda, Russia.

“Proprio al pizza Village del 2014 lanciai la petizione perché la commissione italiana per l’Unesco candidasse l’arte dei pizzaiuoli napoletani per l’iscrizione nella lista dei beni immateriali patrimonio dell’umanità. Dopo 300 000 firme e tante iniziative a Marzo abbiamo vinto e il prossimo pizzavillage servirà per mobilitare le pizzerie del mondo e arrivare a un milione di firme attivando una campagna mondiale,” ha detto l’ex ministro secondo cui il riconoscimento UNESCO potrà avere anche una ricaduta economica per Napoli e l’Italia: “Diventeremo sempre più il luogo di formazione per chi vuole fare pizze a regola d’arte e la meta di quel turismo sostenibile che vuole scoprire i veri sapori e le vere tradizioni alimentari e culturali”. (AB, 8 giugno 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts