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Una mappa storica interattiva di Amnesty per rivelare atrocità in Iraq

People walk through the rubble of the Prophet Younis Mosque after it was destroyed in a bomb attack by militants of the Islamic State, formerly known as the Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL), in the city of Mosul, July 24, 2014. REUTERS/Stringer (IRAQ - Tags: CIVIL UNREST POLITICS RELIGION)

ROMA – Amnesty International ha messo in rete una mappa interattiva con la quale ha rivelato la reale dimensione dell’orrore che ha attraversato l’Iraq nell’ultimo anno: un orrore che ha procurato indicibili sofferenze alle popolazioni civili finite in una spirale mortale di crimini efferati, commessi dal gruppo che si è denominato Stato islamico, e di brutali atti di rappresaglia compiuti dalle forze governative e dalle potenti milizie sciite sostenute dal governo.

Insieme alla mappa, Amnesty  ha diffuso due documenti relativi ad altrettanti massacri compiuti nel gennaio 2015 in apparente rappresaglia per i crimini dello Stato islamico: la strage di 56 persone arabe sunnite (se non addirittura più di 70)  nel villaggio di Barwana (provincia di Diyala) da parte di miliziani sciiti e soldati regolari e quella di 21 persone della stessa religione nella regione del Sinjar da parte di una milizia yazida. “Da quando, un anno fa, lo Stato islamico ha conquistato ampie parti del paese, l’Iraq è stato avvolto da una spirale mortale di violenza. Ai gravissimi crimini dello Stato islamico si sono accompagnati sempre più attacchi settari ad opera delle milizie sciite, che si sono vendicate prendendo di mira gli arabi sunniti” , ha detto Donatella Rovera, alta consulente di Amnesty per le crisi , che ha trascorso buona parte dell’ultimo anno in Iraq per documentare i crimini di guerra e le altre gravi violazioni dei diritti umani. “Poiché i responsabili di questi crimini, tanto lo Stato islamico quanto le potenti milizie sciite, sono al di fuori della portata della legge, i civili non sanno a chi chiedere protezione e le vittime non possono avere accesso”  alla giustizia ordinaria  ha aggiunto.

Dal 10 giugno 2014, quando ha conquistato Mosul, la seconda città dell’Iraq, lo Stato islamico ha avviato una campagna di terrore fatta di uccisioni sommarie di massa, violenze sessuali, rapimenti e torture soprattutto nei confronti dei musulmani sciiti e delle minoranze etniche e religiose. “La mappa storica interattiva mette in evidenza una lunga serie di episodi di agghiacciante violenza commessi da tutte le parti, che hanno acuito la tensione settaria, provocato un inimmaginabile numero di perdite di civili appartenenti a ogni comunità e scritto un capitolo nero nella storia dell’Iraq” , ha sottolineato Rovera. Il 26 gennaio 2015 a Barwana, come raccontato ad Amnesty International da decine di donne e ragazze, i loro parenti e vicini di casa di sesso maschile sono stati prelevati dalle loro abitazioni e uccisi a sangue freddo dalle milizie sciite e dalle forze governative. I loro corpi, molti dei quali ammanettati e col volto bendato, sono stati rinvenuti lungo tutto il villaggio. Questa circostanza lascia intendere che si sia trattato di uccisioni sommarie equivalenti a crimini di guerra. “C’erano corpi ovunque, decine e decine. Alcuni alla discarica, altri in un campo. Non posso dimenticare quello che ho visto: crani spappolati, corpi in posizione contorta, pozze di sangue. Anche i bambini hanno visto tutto questo. I loro pianti mi risuonano ancora nelle orecchie. È stata una cosa inimmaginabile” ,  ha dichiarato Nadia, che quel giorno ha perso il marito, il figlio e il cognato. Yazidi - Victims[1]

Secondo altri abitanti del villaggio, uomini armati – alcuni dei quali ritenuti affiliati alla milizia Badr, una delle più potenti del paese e protagonista di scontri con lo Stato islamico nella zona di Barwana durati settimane – sono andati di casa in casa, facendone uscire gli uomini ma senza effettuare perquisizioni o fare domande ai parenti. La maggior parte delle persone uccise aveva un’età compresa tra 20 e 40 anni ma altri erano ragazzi e anziani. Tra le vittime, anche un 17enne e il suo fratello maggiore, di 21 anni, appena diventato padre. Ecco come la loro madre ha descritto l’attacco: “Sentivo sparare e urlare. Quando è finito, sono uscita fuori e ho visto il corpo del mio ragazzo nella discarica. Aveva un grosso foro sulla fronte e il cervello stava uscendo fuori. Era solo un ragazzino, aveva solo 17 anni”. Il massacro di Barwana, avvenuto dopo l’uccisione di alcuni miliziani sciiti e soldati governativi negli scontri andati avanti per settimane nella zona, ha avuto tutte le sembianze di una rappresaglia: “Chi lo ha commesso sembra proprio sia andato nel villaggio con l’intenzione di uccidere arabi sunniti: non hanno perquisito le case, non hanno fatto domande” – ha commentato Rovera.

Un altro apparente atto di rappresaglia, avvenuto nella regione del Sinjar, illustra le devastanti conseguenze della campagna di pulizia etnica lanciata dallo Stato islamico contro la minoranza yazida, fatta di sequestri di massa, di centinaia di uccisioni sommarie di uomini e di rapimenti e riduzione in schiavitù sessuale di donne e ragazze. Il 25 gennaio 2015 una milizia yazida ha attaccato due villaggi arabi, Jiri e Sibaya, uccidendo 21 abitanti e bruciando le case dopo averle saccheggiate. Non è stata risparmiata neanche un’abitazione. Metà delle vittime erano anziani, disabili, donne e bambini. Altre 40 persone sono state rapite e 17 di loro risultano ancora scomparse. Gli abitanti sostengono che alcuni peshmerga (i soldati curdi) e membri dell’Asayish (i servizi di sicurezza del Governo regionale del Kurdistan) erano presenti durante gli attacchi ma non hanno fatto nulla per fermarli.

(MNT 10 giugno 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts