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Immigrati, i dati di cui si parla poco: un PIL da 123 miliardi di Euro

(di Nino Sergi)

Si parla molto di immigrazione in Italia. Un fenomeno non nuovo, ma a lungo sottovalutato, visto sempre come singola e temporanea emergenza, fino a rimanere sorpresi e angosciati nel rendersi conto che si tratta invece di un fenomeno fisiologico, che aumenterà nei prossimi anni, anche solo a causa della demografia mondiale e di quelle italiana ed europea. I numeri relativi ai richiedenti asilo (diritto costituzionale e tutelato da norme europee e internazionali), che tanto spaventano alcuni amministratori regionali, sono in realtà di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei movimenti migratori in atto. Dobbiamo imparare a convivere con l’immigrazione e la politica deve imparare a governarla, anche con severe misure di verifica e controllo, puntando alla massima integrazione possibile e non al semplice sterile rifiuto. L’alternativa è lo scontro, interno e con l’esterno: in ogni caso perdente.

Alcuni dati economici, spesso ignorati dai politici che più esprimono pregiudizi e faziosità, potrebbero aiutarci a vedere le cose in modo più oggettivo, evitando esagerazioni e paure sull’invasione o sul pericolo del terrorismo con i barconi nel Mediterraneo. Partiamo dal fatto che il contributo dell’immigrazione al sistema economico e alla ricchezza dell’Italia non è assolutamente marginale. Lo stereotipo che gli immigrati “sono solo un costo per l’Italia” è una grossolana fandonia, forse utile ad attirare qualche voto ma che ci allontana dalla capacità di conoscere la realtà per governarla meglio. La Fondazione Leone Moressa di Mestre pubblica ogni anno i risultati di attente e regolari ricerche sul “valore dell’immigrazione” in Italia. L’ultimo rapporto, del 2014, è illuminante e da esso si riferiscono i dati che seguono.

Il PIL dell’immigrazione, ovvero il valore aggiunto che gli stranieri occupati producono a livello nazionale, è di 123 miliardi, l’8,8% della ricchezza prodotta in Italia. Il valore aggiunto delle imprese straniere – che sono ben 497 mila, l’8,2% del totale delle imprese – è di 85 miliardi di euro.

Nel 2012 i contribuenti nati all’estero sono stati poco più di 3,5 milioni e hanno dichiarato redditi per 44,7 miliardi di euro (12.930 euro mediamente a persona) su un totale di 800 miliardi di euro, incidendo per il 5,6% sull’intera ricchezza prodotta. L’imposta netta versata ammonta in media a 2.099 euro, per un totale complessivo pari a 4,9 miliardi. Ad essa ne vanno aggiunte altre: il valore complessivo dell’imposta indiretta sui consumi arriva a 1,4 miliardi di euro; il gettito dalle imposte sui carburanti a 840 milioni, i soldi per lotto e lotterie  a 210 milioni) i rinnovi dei permessi di soggiorno a 340 milioni) e così via. Sommando le diverse voci, si ottiene un gettito fiscale di 7,6 miliardi.

Secondo l’ultimo dato ufficiale Inps (2009) i contributi versati dagli stranieri rappresentano il 4,2% del totale: un gettito contributivo per le pensioni di 8,9 miliardi. Sommando quindi gettito fiscale e contributivo, le entrate riconducibili alla presenza straniera raggiungono i 16,6 miliardi.

Ma se questo è quanto danno, quanto ricevono gli immigrati? Considerando che, dopo le pensioni, la sanità è la voce di gran lunga più rilevante in Italia e che all’interno di questa circa l’80% della spesa è assorbita dalle persone con più di 60 anni, l’impatto dei nati all’estero, molto più giovani della media italiana, è decisamente minore sul peso delle pensioni e della sanità.

Sulla base dei costi standard, la spesa pubblica complessiva per l’immigrazione è stimabile in 12,6 miliardi di euro, pari all’1,57% della spesa pubblica. La somma delle entrate, come sopra indicate, è di 16,5 miliardi. Vi è quindi un saldo positivo di quasi 4 miliardi. Gli immigrati, quindi, non sono solo degli attori economici importanti, ma anche contribuiscono a sostenere la nostra spesa pubblica. E riescono anche a mandare dei soldi dall’Italia al Paese d’origine, contribuendo al loro sviluppo: nel 2013 le rimesse ammontavano a 5,5 miliardi.

Un altro stereotipo è che “gli stranieri ci rubano il lavoro”. In Italia ci sono 2,4 milioni di occupati stranieri, ovvero il 10,8% degli occupati totali. Ma gli stranieri, almeno in questa fase, non fanno gli stessi lavori degli italiani, essendo per lo più impiegati in pochi settori, per lo più con lavori non qualificati, addetti ai lavori domestici, operai edili e agricoli, venditori ambulanti, addetti ai servizi di ristorazione e di pulizia… Molti giovani italiani, sostenuti dalle famiglie, possono permettersi di rifiutarli in attesa di lavori migliori; gli stranieri, non avendo sostegni, sono obbligati ad accettarli, coprendo bisogni reali.

Vale la pena di tenere presente, infine, che ci sono in Italia 830 mila badanti, quasi tutte donne straniere, che accudiscono circa un milione di non autosufficienti. Il quadruplo dei ricoverati nelle strutture pubbliche. Se dovesse occuparsene lo Stato sarebbero necessari più di 200 miliardi tra degenze e personale addetto. Un ipotetico ritorno delle badanti nei propri paesi, magari esasperate da atteggiamenti discriminatori e talvolta razzisti, sarebbe per l’Italia una catastrofe. (NS, 12 giugno 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts