Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Rifugiati: per Amnesty la più grave crisi dei profughi dalla II guerra mondiale

BEIRUT – Arriva dalla capitale libanese Beirut l’ultimo rapporto di Amnesty International sulle migrazioni, definite dall’organizzazione “la più grave crisi dei rifugiati dalla seconda guerra mondiale”. Dalla crisi siriana alle guerre nell’Africa subsahariana, dai migranti morti nei naufragi durante la traversata del Mediterraneo a quelli uccisi dalla fame e dalla sete sui barconi nel sud-est asiatico:  ha affermato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, la comunità internazionale con le sue risposte insufficienti  “sta condannando a morte migliaia di persone”.

Il rapporto è intitolato ‘La crisi globale dei rifugiati, la cospirazione della noncuranza’,  termini aspri con i quali Amnesty ricorda che sono 50 milioni, in tutto il mondo, le persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case. Di queste, 16 milioni sono ufficialmente riconosciute come rifugiate. Quattro milioni sono i profughi per il conflitto civile siriano, al 95 per cento ospitati nei confinanti Turchia, Libano, Giordania e Iraq. Altri 3,3 milioni sono quelli per le guerre nella regione subsahariana dell’Africa, quelle che Shetty definisce “le crisi dimenticate”. E le cose sembrano destinate a peggiorare. Lo scoppio di combattimenti in Paesi quali il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana hanno fatto sì che nuove ondate di rifugiati si siano unite a coloro che erano fuggiti da Somalia, Sudan, Eritrea ed Etiopia.

epa04412777 Syrian refugees wait behind barbed wire near the Turkish-Syrian border after fleeing Syria, near Sanliurfa, Turkey, 23 September 2014. Syrian Kurdish forces said they had taken the offensive against the Islamic State militant group in a battle for control of a northern Syrian enclave, even as Turkey said refugee figures from the area had hit 130,000.  EPA/SEDAT SUNA

Per quanto riguarda i migranti che attraversano il Mediterraneo sui barconi, Shetty ha sottolineato che al 31 maggio di quest’anno i morti sono 1.865, rispetto ai 425 del 2014, quando alla fine dell’anno il bilancio fu di 3.500 vittime. Nel sud-est asiatico, invece, 300 persone sono morte nel Mare delle Andamane nei primi tre mesi del 2015 a causa di fame, disidratazione e abusi da parte degli equipaggi delle imbarcazioni. “L’attuale crisi – ha affermato Shetty – non potrà essere risolta se la comunità internazionale non riconoscerà che si tratta di un problema globale che richiede agli Stati di rafforzare significativamente la cooperazione internazionale”. Come primi interventi, Amnesty chiede “un impegno per rilocalizzare un milione di rifugiati entro i prossimi quattro anni” e la costituzione di un “fondo globale per i rifugiati” per aiutare i Paesi che ospitano grandi popolazioni di profughi. Come per esempio il Libano, dove vi è un profugo ogni quattro abitanti e dall’inizio del 2015 le autorità hanno introdotto nuovi criteri per selezionare i siriani che entrano. Il risultato è stato che nei primi tre mesi del 2015 i siriani registrati nel Paese dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) sono stati l’80 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

In particolare le quattro proposte che Amnesty ha lanciato da Beirut sono:

  • l’impegno a reinsediare complessivamente, entro i prossimi quattro anni, il milione di rifugiati che attualmente necessita di reinsediamento;
  • l’istituzione di un fondo globale per i rifugiati che possa rispondere a tutti gli appelli delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e fornire sostegno finanziario ai paesi che ospitano grandi numeri di rifugiati;
  • la ratifica globale della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status di rifugiato;
  • lo sviluppo di procedure nazionali eque per esaminare le richieste di asilo e garantire che i rifugiati abbiano accesso ai servizi di base, quali l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

    (MNT,  16 giugno 2015)

The following two tabs change content below.

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts