Ultime notizie
Stampa Articolo Stampa Articolo

Immigrazione: Sant’Egidio, cinque proposte per i profughi

A Syrian-Kurdish refugee feeds her child outside a tent provided by the UNHCR at the Quru Gusik refugee camp, 20 kilometres east of Arbil, the capital of the autonomous Kurdish region of northern Iraq, on August 27, 2013. More than 50,000 Syrian refugees have crossed into Iraq's Kurdish region in less than two weeks, an official said on August 26, 2013, as authorities rush to house them in more permanent camps. AFP PHOTO SAFIN HAMED

ROMA –  Cinque proposte per i profughi che rischiano la vita attraverso il Mediterraneo per raggiungere le coste dell’Europa: le ha lanciate la Comunita’ di Sant’Egidio in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

Si parte dalle sponsorship da parte di associazioni, Chiese, privati per richiedenti asilo: si chiama direttamente dal paese di provenienza (per cominciare Siria e Iraq, attraversate dalla guerra) evitando i rischiosissimi viaggi della speranza. Lo sponsorship garantirebbe accoglienza e assistenza per il rifugiato ed “e’ già’ successo in Canada dove una diocesi ha accolto circa un migliaio di siriani”, ha detto il presidente Marco Impagliazzo in un intervista a Famiglia Cristiana: “Siamo sicuri che in Italia ci sia tanta solidarietà che può trovare uno sbocco con questa formula”.

Si passa poi agli “humanitarian desk”: l’accoglienza cioe’ da parte di alcuni paesi europei (o da parte dell’Unione) dei richiedenti asilo già arrivati in alcuni paesi di transito, come Marocco o Libano. “Si tratta di persone che sono già uscite dal loro Stato, hanno già fatto una parte del viaggio, ma eviterebbero comunque l’ultimo tragitto, quello in mare”, spiega la Comunita’ trasteverina che ha già condotto missioni esplorative in questo senso.  “Questo progetto sarebbe condotto in collaborazione con la Federazione delle Chiese Evangeliche, finanziato dal 5 per 1000 di Sant’Egidio e dall’8 per 1000 dei Valdesi”, ha spiegato Impagliazzo a Famiglia Cristiana.

Sant’Egidio chiede poi al Governo di favorire “sponsorizzazioni” con le quali privati, associazioni, parrocchie, sindacati, vescovi potrebbero accogliere e ospitare dei rifugiati. “Esiste un precedente positivo in una diocesi del Canada che accolto circa un migliaio di siriani”, spiega Impagliazzo, “e siamo sicuri che in Italia ci sia tanta solidarietà che può trovare uno sbocco con questa formula”.

Per “abbassare un po’ le mura della fortezza Europa” Sant’Egidio propone anche più flessibilità nell’applicazione del Trattato di Dublino, in base al quale lo Stato membro competente all’esame della domanda d’asilo è lo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione Europea. “Molti casi”, dice Impagliazzo, “si potrebbero risolvere con dei ricongiungimenti familiari”.

Ai visti per motivi umanitari per chi non è ancora entrato in Europa come previsto dall’articolo 25 del regolamento europeo (ogni Paese può concederli autonomamente), si affiancherebbero i permessi per motivi umanitari per coloro che sono già in Italia: secondo Sant’Egidio e’  una decisione che può prendere il presidente del Consiglio con un decreto e dà la possibilità di lavorare  “e fu una scelta già fatta a suio tempo per gli albanesi, gli ex jugoslavi e, dopo il 2011, per i tunisini, chissà, forse è proprio questo il ‘piano B’ di cui ha parlato Matteo Renzi”, ha detto Impagliazzo. (AB, 21 giugno 2015)

 

The following two tabs change content below.

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

Stampa Articolo Stampa Articolo
About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts