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Peacebuilding: Sergi, “Agenda per Pace” Boutros-Ghali ancora inattuata

A sculpture, entitled "Sphere within a Sphere" by Italian sculptor Arnaldo Pomodoro, is presented as a gift to the United Nations by Lamberto Dini, Minister for Foreign Affairs of Italy on 21 November. From left to right are: Secretary-General Boutros Boutros-Ghali; Arnaldo Pomodoro; Lamberto Dini, and Paolo Fulci, Permanent Representative of Italy to the United Nations. 21/Nov/1996. UN Photo/Milton Grant. www.unmultimedia.org/photo/

(di Nino Sergi*)

ROMA – Un’occasione mancata. Una generazione dopo la sua pubblicazione, l’Agenda per la Pace del Segretario Generale Boutros Boutros-Ghali resta inattuata. Ed e’ un fallimento sintomatico del mondo con cui gli stati occidentali hanno rinunciato a cogliere il momento propizio e gli spazi politici che si erano aperti con la fine della guerra fredda.

La nostra civiltà, quella occidentale, ha indubbiamente favorito la diffusione e l’affermazione dei diritti umani e della partecipazione democratica, rendendo il mondo migliore, aprendolo alla modernità e al progresso. È basata su principi quali la dignità dell’essere umano, la giustizia, i diritti fondamentali e inalienabili tra cui, innanzitutto, il diritto alla vita, alla libertà dalla fame e dall’ignoranza, alla protezione se perseguitati o sterminati, ma è al contempo carica di incoerenze e contraddizioni. Troppe e gravi, anche perché si preferisce non vederle o negarle, mentre quei principi e valori “universali” rimangono normalmente circoscritti al nostro benessere e ai nostri interessi, a difesa delle nostre chiusure e paure, piegando perfino la legalità e il diritto internazionale alle convenienze del momento, coprendo e sostenendo dittature o presenze predatorie sulla base della loro utilità politica o economica. Non vi è più alcun dubbio che qualche correzione andrebbe fatta, senza aspettare oltre, se non vogliamo continuare ad assistere passivamente ad una graduale implosione della nostra civiltà e subire inevitabilmente condizionamenti esterni sempre più radicali.

Anche il continuo appellarsi all’opzione militare per la soluzione dei conflitti, quasi sempre senza realistiche prospettive di riuscire a risolvere i problemi che causano le tensioni, dimostra la debolezza e l’incapacità della politica, l’assenza di una visione che superi quella dei secoli passati. Oltre a causare sofferenze alle popolazioni e a sottrarre ingenti risorse alla lotta alla povertà, le guerre rendono il mondo più insicuro e instabile, alimentando spesso la spirale del terrorismo, come sta avvenendo.

Non si tratta di un aprioristico rifiuto dello strumento armato, laddove necessario come strumento di difesa o di polizia internazionale nella triplice azione di prevenzione, contrasto a minacce e preservazione della pace. Sono le modalità in cui è stato utilizzato in particolare negli ultimi due decenni che vanno messe in discussione ed è la mancanza di coraggio politico, unita ad un’arrogante visione del mondo da parte degli Stati-guida occidentali, che stupiscono, in particolare da quando hanno rinunciato a cogliere il momento propizio e gli spazi politici che si erano aperti con la fine della guerra fredda.

Un caso rimane particolarmente emblematico. Questi Stati non hanno premuto perché fosse recepito quanto da loro stessi auspicato il 31.1.1992, nella riunione del Consiglio di Sicurezza per la prima volta a livello di Capi di Stato e di Governo, e successivamente sviluppato dal Segretario Generale Boutros-Ghali nel rapporto “Un’Agenda per la pace: Diplomazia preventiva, Pacificazione, Mantenimento della pace”.

Purtroppo quel rapporto è stato subito messo da parte. E’ stato un errore che ha pesato molto sulle carenze e i fallimenti nella gestione delle successive crisi internazionali. Diffuso il 17 giugno 1992, ventitré anni fa, il rapporto, presentava all’Assemblea Generale alcune precise raccomandazioni per rafforzare nelle Nazioni Unite la capacità di diplomazia preventiva, di pacificazione e di mantenimento della pace e per potenziare il Consiglio e aumentare i poteri del Segretario Generale. Veniva tra l’altro raccomandata “la pronta disponibilità di forze armate in servizio” per dare al Consiglio “un mezzo di risposta alle aggressioni” e alle “violazioni della pace”, che fosse anche da monito ai trasgressori e ai despoti.

L’opportunità non è stata colta, mentre in quegli anni poteva esserlo. Gli Stati non hanno voluto cedere alle NU quegli spazi di sovranità che avrebbero forse potuto segnare una differente evoluzione nella gestione dei conflitti e nel mantenimento della pace rispetto al modo in cui si è spesso proceduto negli ultimi decenni, alquanto disordinato, improvvisato e inquinato da altri fini. Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi: destabilizzazioni, distruzioni, sofferenze, migrazioni.

È così utopico riprendere, aggiornare e attuare quell’ “Agenda per la pace” e pensare che l’Italia possa fare la sua parte, spingendo l’Europa in questa direzione? E’ molto più difficile del 1992, certamente. L’ ”ordine” mondiale ha subito forti scossoni e la stessa autorevolezza delle Nazioni Unite ne ha risentito, con tensioni e conflitti che tendono ad allargarsi. Ma uno Stato che si candida ad essere membro del Consiglio di Sicurezza dovrebbe almeno crederci e fare la propria parte.

*Consigliere politico di Link 2007 (NS, 24 giugno 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts