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Rapporto Amnesty, in Egitto repressa una generazione di giovani attivisti

ROMA – Un rapporto di Amnesty International sull’Egitto mette in evidenza che la continua repressione delle autorità contro i giovani attivisti rappresenta il chiaro tentativo di schiacciare le menti più coraggiose e brillanti del paese ed eliminare qualunque minaccia embrionale al potere. Il rapporto ‘Generazione carcere: la gioventù egiziana dalle proteste alla prigione’ si concentra sui casi di 14 delle migliaia di giovani arrestati in modo arbitrario, detenuti e incarcerati in Egitto negli ultimi due anni in relazione alle proteste e denuncia come il paese sia tornato completamente a essere uno stato di polizia. “Due anni dopo l’estromissione del presidente Mohamed Morsi, alle proteste di massa sono subentrati arresti di massa. Attaccando senza sosta i giovani attivisti egiziani, le autorità stanno spezzando le speranze in un futuro migliore di un’intera generazione”, ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. egitto-contro-mubarak-30-large2[1]

“Dopo la rivolta del 2011, i giovani egiziani erano stati acclamati come simbolo di speranza dai leader militari del paese e dai partner internazionali. Il loro idealismo e l’impegno a favore di ‘pane, libertà e giustizia sociale’ si erano rivelati forze trainanti per il cambiamento. Ma oggi molti di questi giovani attivisti stanno languendo dietro le sbarre, a conferma del fatto che l’Egitto sia regredito a uno stato che ricorre appieno alla repressione”. Amnesty International ha fortemente condannato l’uccisione del procuratore generale Hisham Barakat in un attentato al Cairo il 29 giugno, definendola “un omicidio a sangue freddo, un atto codardo e che suscita disprezzo”.   “In uno stato di diritto, giudici e procuratori devono essere liberi di svolgere il loro lavoro senza minacce di violenza. L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato le autorità egiziane a non rispondere all’omicidio del procuratore Barakat prendendo ulteriormente di mira manifestanti e attivisti pacifici e ha espresso preoccupazione per il numero delle persone attualmente in carcere a seguito della repressione del dissenso.

Il governo di Abdel Fattah al-Sisi non sembra infatti allentare la sua politica oppressiva. Secondo gli ultimi dati diffusi dagli attivisti egiziani per i diritti umani, il giro di vite ha visto più di 41.000 persone arrestate, accusate di reati penali e processate in modo irregolare.”Il livello della repressione è agghiacciante. Le autorità egiziane hanno dimostrato che non si fermeranno di fronte a nulla nel tentativo di soffocare ogni sfida al loro potere”, ha sottolineato Sahraoui. “Tra le persone in carcere vi sono leader di movimenti giovanili apprezzati a livello internazionale, difensori dei diritti umani e perfino bambini che indossavano magliette con slogan anti-tortura” . La Legge sulle proteste, entrata in vigore nel novembre 2013, autorizza le autorità a arrestare e processare dimostranti pacifici a loro piacimento e criminalizza la mera azione di scendere in strada senza previa autorizzazione. Inoltre, dà alle forze di sicurezza mano libera per ricorrere alla forza eccessiva e letale nei confronti di manifestanti pacifici. “La Legge sulle proteste è diventata la corsia preferenziale per imprigionare manifestanti pacifici, trattati alla stregua di criminali. Dev’essere abolita immediatamente” , ha chiarito Hassiba Hadj Sahraoui.

Il giro di vite iniziato nel luglio 2013 con l’arresto di Morsi e dei suoi sostenitori, tra cui i leader più in vista della Fratellanza musulmana, si è allargato fino a colpire l’intero panorama politico egiziano. Tra i giovani imprigionati in modo arbitrario vi sono gli attivisti Ahmed Maher e Mohamed Adel del “Movimento giovanile 6 aprile”, il noto blogger Ahmed Douma, Alaa Abd El Fattah, un blogger e autorevole voce critica che è stato in prigione sotto Hosni Mubarak e il Consiglio supremo delle Forze armate, e i difensori dei diritti umani Yara Sallam e Mahienour El-Massry. Insieme a loro, si trovano in carcere persone che hanno protestato contro la deposizione di Morsi, come il cittadino irlandese Ibrahim Halawa, le studentesse universitarie Abrar Al-Anany e Menatalla Moustafa e la insegnante Yousra Elkhateeb. Sono stati tutti condannati per aver sfidato la durissima Legge sulle proteste o ulteriori norme che limitano in modo arbitrario il diritto alla libertà di manifestazione pacifica. Il gruppo di attivisti “Libertà per i valorosi” ha denunciato una nuova ondata di arresti, scattata a metà del 2015, che ha visto almeno 160 persone finire in carcere in condizioni equivalenti a sparizioni forzate.

A sua volta, la Fratellanza musulmana ha denunciato nuovi arresti tra i suoi seguaci. Le autorità egiziane cercano sovente di giustificare le politiche restrittive ricorrendo al tema del mantenimento della stabilità e della sicurezza. Ma sebbene in alcuni casi i manifestanti abbiano usato violenza, la risposta delle forze di sicurezza è stata sistematicamente sproporzionata. Molti arrestati sono stati portati di fronte ai giudici a seguito di accuse false o motivate politicamente e sono stati condannati, al termine di processi di massa con centinaia di imputati, sulla base di prove insufficienti o inesistenti o solo grazie a testimonianze da parte delle forze di sicurezza o a indagini della Sicurezza nazionale. Altri sono in carcere da lungo tempo senza accusa né processo.

E gli Stati restano in silenzio, così come la comunità internazionale e il Consiglio Onu dei diritti umani”,  ha concluso Sahraoui.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts