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#FFD3 al via ad Addis Abeba: il punto della prima giornata

(di Paolo Dieci, Presidente di Link 2007)

ADDIS ABEBA – La terza conferenza internazionale sui finanziamento per lo sviluppo, inaugurata oggi nella capitale dell’Etiopia, è chiamata a dare risposte chiare su temi cruciali, quali: come verrà finanziata l’agenda “post 2015”?; quali impegni concreti da parte dei paesi più ricchi e dell’Unione Europea?; quali impegni da parte dei paesi partner e in particolare (ma non solo) africani?; quale ruolo per il settore privato nelle strategie globali di lotta alla povertà?

Ban Ki moon apre i lavori della Terza Conferenza sullo sviluppo di Addis Abeba

Ban Ki moon apre i lavori della Terza Conferenza sullo sviluppo di Addis Abeba

Le aspettative, da parte di governi, istituzioni, movimenti della società civile, sono molte. L’aspirazione è che ad Addis Abeba si pongano le basi per un’agenda trasformativa che detti tempi e modalità per sradicare la povertà assoluta nei prossimi quindici anni, tramite un vero partenariato globale, non più solo centrato sull’aiuto dal “Nord” al “Sud” ma sull’assunzione di responsabilità condivise. Per fare un esempio, il tema delle politiche fiscali e della possibilità di una collaborazione tra gli stati per la mobilitazione di risorse nazionali per il finanziamento dello sviluppo – peraltro ancora oggetto dei negoziati in corso – va in questa direzione.

La sede della Conferenza ne riassume in qualche modo le speranze, le attese e le sfide. L’Etiopia non è più, come avveniva  fino ad un decennio fa, il simbolo della povertà estrema e progressiva. Il paese cresce a ritmi per molti aspetti inaspettati (nel 2013/2014 si registra una crescita del 10,3%), la sua capitale Addis Abeba è una città completamente trasformata rispetto al recente passato con nuove infrastrutture e centri commerciali e sebbene confinante con paesi in grave difficoltà – basti pensare alla Somalia – e priva di sbocchi al mare, si prospetta sostanzialmente stabile, tanto da essere ormai un polo di attrazione turistico di primo piano. Tuttavia è ancora forte la forbice della diseguaglianza interna, con alcune aree del paese, dove si concentra l’attenzione dei donatori, del governo e delle Organizzazioni non Governative, prive di servizi essenziali e vulnerabili all’insicurezza alimentare. E’ il caso  delle aree pastorali.

La scommessa e la speranza è che le strade della crescita e della stabilità possano essere percorse diffusamente nei paesi meno sviluppati e che al tempo stesso la crescita e lo sviluppo siano effettivamente inclusivi e che si riducano le gravi diseguaglianze interne.  Non è un tema in sé nuovo ma la novità è nel fatto che si pone al centro dell’agenda della comunità internazionale. L’agenda del 2000 degli Obiettivi del Millennio era in fondo ispirata quasi esclusivamente dalla volontà di ridurre le diseguaglianze tra gli stati e le regioni, con minore attenzione agli squilibri esistenti all’interno di ogni paese.

Nel quadro del negoziato in corso ad Addis Abeba,  dopo la giornata inaugurale, si possono già delineare alcuni “obiettivi forti” a partire dai quali costruire un’effettiva Road Map. Proviamo a riassumerli in sette punti.

Assicurare protezione sociale e servizi pubblici essenziali per tutti. E’ il tema in maggiore continuità rispetto agli Obiettivi del Millennio, che non sono in alcun modo da considerarsi superati. L’accesso ai servizi sanitari e quello universale all’educazione rimangono, in primo luogo, imperativi morali, oltre che pre-condizioni per lo sviluppo sociale ed economico.

Estendere e rafforzare gli sforzi per eliminare la fame e la malnutrizione. I governi e le associazioni riunitisi ad Addis Abeba considerano in premessa inaccettabile che tuttora circa 800 milioni di persone nel mondo siano cronicamente malnutriti, soprattutto nelle aree rurali.

Creare un nuovo forum per ridurre il gap sulle infrastrutture, con particolare riferimento ai trasporti, all’energia, all’acqua e all’igiene ambientale.

Promuovere processi di industrializzazione sostenibili ed inclusivi,  per affrontare la sfida posta dalla disoccupazione congiunta al progressivo aumento della forza lavoro potenziale.

Sviluppare opportunità di lavoro e di reddito, assicurare il lavoro decente e promuovere la piccola e meda impresa. L’accento sul lavoro decente richiama al tema dei diritti dei lavoratori ed è in linea con il tema della riduzione delle diseguaglianze.

Proteggere gli ecosistemi e la biodiversità. In questo quadro nei documenti preparatori verso la Conferenza di Addis Abeba compare il concetto di corporate sustainability,  ad indicare la necessità di definire parametri ambientali come vere e proprie condizioni vincolanti per l’attivazione di strategie di sviluppo e di modernizzazione.

E infine, non da ultimo,  promuovere società inclusive e pacifiche, basate sullo stato di diritto, le libertà fondamentali, il contrasto della corruzione. Si tratta di un’enunciazione all’apparenza ovvia, ma è in realtà uno dei temi più complessi. In discussione non vi è l’accordo sui concetti di fondo ma la possibilità che qualche meccanismo multilaterale abbia   funzioni di monitoraggio su tematiche tradizionalmente di esclusiva competenza degli stati nazionali.

Gli esiti della Conferenza potranno chiarire come la comunità internazionale intende raggiungere obiettivi di tale ambizione. Ad oggi sono identificati otto ambiti strategici:  mobilitazione delle risorse pubbliche nazionali,  coinvolgimento del settore privato e del mondo della finanza, cooperazione internazionale allo sviluppo, commercio internazionale come motore per lo sviluppo,  gestione sostenibile del debito estero,  ricerca scientifica e sviluppo tecnologico, rafforzamento della capacità di raccolta e analisi dei dati per la pianificazione e rafforzamento dei meccanismi multilaterali di governo di processi economici .

Su questi ambiti strategici ad Addis Abeba è in corso un negoziato. Non a caso, nel suo discorso inaugurale, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki moon ha esortato gli stati e i governi a giungere ad impegni condivisi e vincolanti.

Giustamente le Organizzazioni della Società Civile (OSC),  tramite un documento diffuso in seguito all’incontro tenutosi due giorni prima l’inizio della Conferenza intergovernativa, pongono alcuni interrogativi ed avanzano precise richieste. Tra queste c’è quella che si confermi il ruolo centrale della cooperazione internazionale allo sviluppo,  la cui funzione nel contrasto della povertà assoluta e delle diseguaglianze rimane essenziale e non sostituibile dagli altri sette ambiti strategici.  Da qui la richiesta che da parte dei paesi industrializzati si definisca un arco temporale certo e credibile per il raggiungimento dello 0,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) da destinare all’aiuto allo sviluppo. Le OSC si appellano ai governi affinché la Conferenza di Addis Abeba e soprattutto le sue conclusioni siano in linea con le aspettative: porre in concreto le basi per una nuova agenda dello sviluppo. Questo richiede precisi impegni finanziari  e una forte volontà politica.

L’Italia, tramite le sue istituzioni e le sue ONG, si propone ad Addis Abeba con  una rinnovato protagonismo. Nella seconda giornata è prevista la partecipazione del presidente del consiglio Matteo Renzi, che si prevede possa annunciare un rinnovato impegno, politico e finanziario, del nostro paese. (PD, 13 luglio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts