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La nuova sfida di Renzi (e dell’Italia): “Creare occupazione in Africa”

(di Nino Sergi, Link 2007-Cooperazione in rete) ROMA- La presenza di Matteo Renzi al Summit di Addis Abeba ha avuto un significato che è andato ben al di là della conferenza stessa. In nuce, il presidente del consiglio ha lanciato la nuova strategia di cooperazione allo sviluppo dell’Italia, cogliendo in pieno la realtà e i cambiamenti dei prossimi anni.

Secondo i dati dell’OIL (Organizzazione internazionale del lavoro), nel mondo vi sono 232 milioni di migranti internazionali (2013), pari a circa il 3% della popolazione mondiale e con un aumento di 57 milioni rispetto al 2000. Il numero di lavoratori migranti nel corso del primo decennio di questo secolo è raddoppiato rispetto al decennio precedente, con una maggioranza di giovani tra i 20 e i 35 anni. Mentre i paesi del Nord accolgono attualmente il 51% di tutti i migranti, le migrazioni Sud-Nord sono diminuite negli ultimi anni a causa della crisi, parallelamente ad una progressione di quelle Sud-Sud. Queste ultime, dal 2000 al 2013, hanno rappresentato il 57% di tutti i flussi migratori e ben 9 rifugiati su 10 vivono nei paesi del cosiddetto Sud del mondo. Fuggono da guerre e persecuzioni. Ma fuggono anche, e soprattutto, per uscire dalla povertà e cercare migliori opportunità economiche.

Soffermiamoci sul continente africano, quello più vicino a noi e più volte visitato dal presidente del consiglio, Matteo Renzi. Stando alle proiezioni statistiche diffuse nel 2013 dal Word Population Prospect dell’ONU, nel 2050 la sua popolazione passerà dagli attuali 1,1 miliardi di persone a 2,4 miliardi. La Nigeria, con 440 milioni rispetto ai 173 del 2013, sarà il terzo paese più popoloso al mondo, superando gli Stati Uniti. Si consideri, come termine di paragone, che l’UE conta oggi 603 milioni di abitanti e gli USA 320 milioni. Metà della crescita demografica mondiale sarà in Africa e africani saranno i dieci più giovani stati del mondo, con una età media intorno ai 20 anni (contro i 29-30 della media mondiale e i 43 di quella UE).

La demografia europea, d’altro canto, è sotto la media richiesta dal pieno ricambio generazionale ed è previsto un calo demografico di circa 90 milioni per il 2050 con una carenza di 48 milioni di lavoratori, dato anche l’invecchiamento della popolazione. Con l’aumento della speranza di vita cresceranno le persone sopra i 65 anni: ovunque, ma in particolare nell’Unione europea, dove si andrà restringendo l’attuale rapporto di 9 attivi per ogni anziano, fino a giungere nel 2050 al rapporto di 4 a 1.

L’Unicef prevede che nel 2050 l’Africa avrà il 41% delle nascite mondiali, il 25% della popolazione mondiale (contro l’attuale 16%) e il 37% dei ragazzi/e sotto i 18 anni.

addis4Le proiezioni al 2050 sono da ritenersi credibili e, anche se ci esercitassimo a ridurle prudenzialmente di un quarto, non vi è dubbio che l’Africa giocherà un ruolo centrale nella distribuzione della popolazione mondiale in questo secolo. Ci si deve rendere conto che ci saranno sconvolgimenti: quelli demografici si aggiungeranno a quelli già in atto nell’economia, nella geopolitica e nelle relazioni internazionali. Non possono più essere sottovalutati. Dobbiamo anzi prepararci a farvi fronte, cercando di governarli al meglio, cogliendone in tempo utile le opportunità che si presentano, prima di esserne travolti. I dati sopra esposti dimostrano che Europa e Africa hanno fin d’ora bisogni complementari: da capire e approfondire per coglierne tutti i possibili vantaggi e gestirne le problematicità, checché ne pensi certa propaganda politica di corto respiro, che rifiuta e al tempo stesso impedisce di guardare la realtà per capirla, affrontarla in tempo utile e governarla.

La volontà del presidente Renzi di puntare sulla cooperazione internazionale allo sviluppo ed in particolare sull’Africa, al fine di creare occupazione stabile nel continente, ci sembra andare nella giusta direzione e va quindi sostenuta. Nel 2050 l’Africa potrebbe infatti aver raddoppiato la popolazione attiva, quella tra i 14 e i 65 anni, determinando un probabile bacino di 700 milioni di persone in età lavorativa. Nonostante la crescita economica, mediamente pari al 5% annuo del PIL, e nonostante un probabile corrispondente aumento dell’occupazione, l’ampia parte di queste persone attive rimarrà alla ricerca, talvolta disperata, di un lavoro o di una sua maggiore stabilizzazione e qualificazione, in paesi in cui permangono ampie sacche di povertà ove si vive con circa un euro al giorno. L’Africa deve quindi poter offrire nuove opportunità di lavoro in modo diffuso. Se non riuscisse, la migrazione di decine, forse centinaia di milioni di persone verso paesi africani economicamente più forti o verso l’Europa sarà inevitabile e inarrestabile.

Creare occupazione in Africa diventa un’assoluta priorità. Per farlo, la cooperazione allo sviluppo può assumere un ruolo decisivo. “La vera sfida non è solo salvare vite umane ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive di lavoro qui. La gente scappa da una condizione di povertà e persecuzione e noi dobbiamo fare di più, dobbiamo investire nella cooperazione”: questa la solenne dichoiarazione di Matteo Renzi alla Conferenza ONU sul finanziamento dello sviluppo conclusasi ad Addis Abeba. E ha aggiunto, coerentemente, di voler situare l’Italia al terzo-quarto posto tra i paesi più attivi nella cooperazione allo sviluppo entro il prossimo triennio. Leggendolo in cifre, significa quadruplicare l’attuale stanziamento dello 0,16% del PIL. Occorrerà, sostenendo questo ambizioso programma, controllare che non rimangano anche queste solo mere intenzioni, come le tante dei due decenni passati.

Le Ong della rete “Link 2007” da tempo affermano che, alla dimensione fondamentale e irrinunciabile della solidarietà e dell’aiuto, occorre affiancare l’impegno delle imprese, la loro iniziativa, i loro investimenti, al fine di creare impresa, occupazione, sviluppo diffuso, nel rispetto dei diritti umani e del diritto degli agricoltori e produttori locali alla proprietà della terra e dei beni. Dovrà trattarsi di investimenti responsabili e sostenibili economicamente e ecologicamente, con particolare attenzione alle micro e piccole-medie imprese, allo sviluppo cooperativo, all’economia sociale, al credito diffuso, creando partenariati forti e duraturi e conciliando gli obiettivi economici con quelli sociali, ambientali e del rispetto della dignità umana, così come stabilisce la nuova legge italiana sulla cooperazione internazionale e come raccomandano le linee Ocse sugli investimenti internazionali.

(NS, 16-7-2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts