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EXPO, con SET4food l’immigrazione si affronta con le nuove tecnologie

(di Francesca Morandi)

MILANO EXPO – Nel mondo rifugiati e sfollati hanno raggiunto nel 2014 la cifra record di 59,5 milioni, con un trend in crescita. Numeri che non sorprendono se si pensa che negli ultimi cinque anni sono scoppiate o si sono riaccese 15 guerre in tutto il globo, causando flussi migratori senza precedenti. Soluzioni sono urgenti, ma alcune risposte sono già in atto: come quelle presentate oggi a Cascina Triulza a Expo Milano, dove è stato illustrato il progetto SET4food (Sustainable energy technologies for food utilization – www.set4food.org) gestito da COOPI–Cooperazione Internazionale, Politecnico di Milano e Fondazione Politecnico di Milano.

Co-finanziato dalla Commissione europea, il progetto ha individuato soluzioni innovative per migliorare l’accesso all’energia per la cottura e la conservazione di cibo nei campi profughi. Attraverso quattro progetti pilota in Africa e Medio Oriente è stata presentata la metodologia di intervento di SET4food, esportabile in tutti i Paesi per agevolare le condizioni di vita di rifugiati.

(Foto OnuItalia)

Presenti al convegno, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), numerosi rappresentanti istituzionali, nazionali e internazionali, operatori del settore della cooperazione e della ricerca scientifica. Ad aprire i lavori è stato Claudio Ceravolo, presidente di Coopi, che ha sottolineato come “Coopi lavori dal 1981 sulle pesantissime problematiche di chi arriva in un campo profughi, dopo essere fuggito dal pericolo con solo poche cose o addirittura senza nulla. Comprendiamo bene l’importanza di trovare soluzioni innovative, con l’aiuto cruciale del settore della ricerca scientifica”. Un esempio delle iniziative portate a termine da SET4food è un sistema di generazione ibrido, alimentato dal vento e dal sole, che fornisce energia ad alcuni frigoriferi di ampie dimensioni in un insediamento in Libano che ospita famiglie di rifugiati siriani. Progetti analoghi sono stati avviati da SET4food in Somalia, Haiti e Repubblica Centrafricana.

fotoset for food

Una installazione di Set4food in Somalia

Presente al workshop, il ministro giordano per l’Energia Ibrahim Saif ha delineato la situazione del suo Paese, che “importa il 90% dell’energia” e “storicamente ospita campi profughi, provenienti soprattutto dai Territori palestinesi, ma negli ultimi anni anche dalla Siria”. Saif ha sottolineato come il problema energetico in Giordania si sia fortemente aggravato “sia sotto l’impatto della crisi economica globale” sia in seguito alla “guerra in Siria, che ha portato alla fuga di 10 milioni di siriani che si sono riversati in Giordania e Libano”. Da qui l’urgenza della Giordania di puntare sull’innovazione tecnologica – sia attraverso la cooperazione internazionale, sia tramite gli investimenti privati – in quanto può contribuire a ridurre la pressione esercitata dai campi profughi sulla comunità ospitante, sia in termini sociali che ambientali.

In riferimento alla guerra in Siria, Flavio Lovisolo, coordinatore regionale per la crisi siriana per la Farnesina presso l’ambasciata italiana di Beirut, non ha usato mezzi termini: “Si tratta della tragedia peggiore dalla Seconda guerra mondiale, un dramma enorme, e se non interveniamo la ‘bomba umana’ degli sfollati non potrà che peggiorare”. Lodando gli sforzi dell’Onu, “che sta utilizzando voucher e accrediti diretti sulle carte di credito dei profughi”, Lovisolo ha anche evidenziato lo sforzo italiano, “70 milioni di euro in due anni e mezzo per la crisi siriana”, ma “tutto questo non è sufficiente”. “I profughi siriani presentano, fra l’altro, caratteristiche peculiari – ha continuato il diplomatico -, in quanto provengono da quello che era un Paese industrializzato, a reddito medio-alto. Nei campi ci sono famiglie che possedevano una macchina, un frigorifero e varie altre comodità. Per questo vivono la situazione in maniera ancor più scioccante. Di contro, contiamo nella maggiore capacità di queste persone di accogliere soluzioni innovative”.

Nei rispettivi interventi, Alexander Castellano e Calum McLean, del dipartimento ECHO (Humanitarian Aid and Civil Protection) della Commissione europea, hanno evidenziato come nei campi di sfollati la sicurezza alimentare sia strettamente legata alla disponibilità di energia, che determina le pratiche di cottura e conservazione degli alimenti. Una corretta “gestione del cibo” è essenziale per mantenere le proprietà nutritive degli alimenti e ridurre il rischio di contrarre malattie. McLean ha evidenziato come “le attuali politiche sui campi profughi siano inadeguate e il problema sia trascurato”, considerando anche che “gli sfollati rimangono nei campi mediamente 17 anni” e solo il 50% torna nel suo Paese di origine. Si calcola, inoltre, ha aggiunto McLean, che la metà dei rifugiati siano bambini. “Le più colpite sono anche le donne – ha osservato Andreas Thulstrup, del dipartimento energia della FAO -. Sono loro che, per mancanza di tecnologie, si occupano di preparare il fuoco a cielo aperto, di cui respirano, spesso insieme ai figli, inalazioni dannose alla salute. Le donne inoltre si occupano di raccogliere la legna per il fuoco, inoltrandosi in boschi o foreste, dove sono aggredite e violentate”.

Secondo Emanuela Colombo, delegato del Rettore del Politecnico di Milano per Cooperazione e Sviluppo, ”proporre soluzioni innovative in contesti di emergenza umanitaria è una sfida complessa, che richiede un approccio multisettoriale e partnership fra tutti i settori, ma anche un cambio di prospettiva: la fornitura di energia non deve concentrarsi solo sulla ‘tradizionale’ elettricità, ma su sistemi energetici rinnovabili, che devono però essere sostenibili per la popolazione locale, le cui esigenze devono sempre essere al centro. La disponibilità di energia è cruciale per lo sviluppo di un Paese in quanto è collegata allo sviluppo umano”. (FM, 20 luglio 2015)

 

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts