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Abdirahim e Alaa, ovvero il talento di due giovani nascosto nei campi profughi

(di Maria Novella Topi) – ROMA – Ci sono due storie provenienti da aree diverse del mondo ma uguali per i protagonisti e per le condizioni dalle quali si sono originate. Ci sono due storie che riguardano giovani sotto i 20 anni che come migliaia di loro coetanei hanno assaggiato la polvere e il caos dei campi profughi disseminati con sempre maggiore frequenza nel mondo, e che per questo hanno deciso di provare a respirare aria fresca, di far emergere il loro talento. I protagonisti di queste due storie, raccolte dall’Hcr, sono Abdirahim Abdulkadir Osman, 16 anni, somalo, e Alaa, 19 anni, siriana. Entrambi toccati dalla guerra ed entrambi profughi, le loro vicende dimostrano che puntare sull’istruzione e sul talento è l’unica strada sulla via del riscatto.Zaatari-camp-620x318[1]

Abdirahim è un profugo somalo e un giovane artista segnato dal brutale omicidio di suo padre (insegnante e cofondatore della scuola d’arte Picasso di Mogadiscio) ucciso dagli estremisti di Al Shabaab nel 2009. Un’irruzione violenta conclusasi con la morte dell’uomo e il ferimento grave della madre di fronte ai quattro figli piccoli della coppia inorriditi. Abdirahim e un altro fratello vengono risparmiati solo perchè sono a scuola. In seguito alcuni parenti riescono a far uscire dalla Somalia i bambini che raggiungono il campo profughi di Aw-barre nella vicina Etiopia. E’ qui, nelle difficoltà del campo, che emerge il talento artistico del ragazzo, che viene aiutato dall’Hcr a stabilirsi ad Addis Abeba. Unica possibilità per lui di mostrare ciò che sa fare. E lo dimostra vincendo un premio organizzato dall’Hc in Somalia in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati.

Ora Abdirahim studia con lena l’inglese e si applica alla sua arte. La speranza di compiere l’ultimo passo, trasferirsi negli Stati Uniti con gli altri della famiglia, può davvero essere coltivata e qualcuno commenta : ”Picasso ne sarebbe fiero”. 55b77c9b6[1]

Per Alaa l’inferno si chiama Za’atari, campo giordano con oltre 80 mila abitanti, più della metà dei quali sono bambini e giovanissimi. Di questi riesce a studiare una piccola parte e solo l’1,6 per cento ha ottenuto il diploma finale. Ma lei, la piccola profuga fuggita con la sua famiglia da un villaggio della provincia siriana di Deraa distrutto nel 2013, non si dà per vinta.

Nonostante le difficoltà e i problemi del campo, Alaa prende a studiare, e spesso, raccontano all’Hcr, si vede la luce di una lanterna nella sua tenda. La ragazza decide di proseguire, si iscrive al corso di lingua e letteratura araba della vicina università di al-Bayt à Mafraq. E’ qui, che nella sorpresa generale,  Alaa si classifica prima del suo corso e vince anche una borsa di studio del programma Dafi dell’Hcr che copre le spese per i libri, l’iscrizione, i trasporti. Solo nel 2015 59 studenti siriani hanno ricevuto la borsa Dafi in Giordania.

Dopo Alaa anche sua sorella minore Sondos vorrebbe accedere alla borsa, nonostante l’annuncio che a causa del deficit di budget quest’anno i posti disponibili saranno inferiori. L’aspirazione di Sondos è l’ennesimo sogno nei cassetti di un campo profughi, ma anche il segno che oltre al talento anche l’esempio è contagioso.

Alaa sostiene che ”l’istruzione è la base di una società solida e senza questa non vi sarebbero medici, insegnanti, ingegneri per aiutare a riscostruire la Siria’’. Ma anche letterati come Alaa e artisti come Abdirahim, che sogna l‘America.

(MNT 29 luglio 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts