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Sulle rive della Senna, l’omaggio ai rifugiati di tutto il mondo

(di Maria Novella Topi) – PARIGI – Sulle banchine della Senna, mentre scorrono i bateaux mouche rigonfi di turisti e qualche fidanzato si bacia sotto i platani, ci sono degli occhi che guardano il mondo bello, comodo e pacifico. Molto diverso dal campo profughi di Kawergosk, nel Kurdistan iracheno, che i proprietari di quegli occhi ospita dietro i reticolati.

Reza, celebre fotografo iraniano di National Geographic, aiutato dell’organizzazione dell’Onu per i rifugiati UNHCR ha organizzato una mostra fotografica che fino alla metà di ottobre costringerà chiunque passi lungo la Senna ad affrontare quegli occhi, che sono gli occhi dei bambini rifugiati a Kawergosk.

 

La mostra si snoda sulla banchina con gigantografie scattate sia da Reza, sia, e questa è l’assoluta novità, dagli stessi bambini del campo che per la prima volta hanno documentato la vita come viene vissuta quotidianamente da chi come loro, è fuggito dall’Iraq e dalla Siria di fronte all’avanzata dei conflitti in quei paesi.

030715-mozaique-reza-main-m[1]Sono gigantografie di scatti presi dai ragazzi che lo stesso Reza ha istruito dopo aver loro fornito una macchina fotografica e insegnato i primi rudimenti. Accanto al mosaico di volti catturati da Reza nel corso degli anni, e che sono un vero e proprio omaggio alla condizione del profugo di tutto il mondo, sono state esposte le fotografie di Maya e Deliar, di Zeraf e Massoud.

Ecco che una bambola di plastica suona il violino davanti al reticolato del campo, una famiglia è riunita per il pasto, in uno specchietto da bambina con cristalli finti si riflette il campo vero, due piccoli fanno il bagno dentro una vasca quadrata e un sasso che rotola è colto nell’attimo in cui levita in aria, da un fotografo di 11 anni. Reza lo definisce un ”piccolo Salvador d’Alì” e ammette di essere un pò invidioso di una foto talmente eccezionale che ancora si domanda come sia stato possibile cogliere quell’attimo.

reza%20diapo%2009[1]Dopo questa esperienza Reza conta di aprire altre ‘scuole di fotografia’ in situazioni disagiate come ha già fatto per i campi afghani o del Ruanda, o nelle periferie più degradate di Francia o Italia, sperando poter scovare qualche altro Dalì di 12 anni.

 

Maya e gli alttri comunque non vedranno mai l’esposizione di Parigi anche se si prevede una mostra in autunno nel campo che li ospita.

Nel frattempo, chi si affaccia sulla Senna all’altezza del Museo d’Orsay incrocerà gli occhi dei rifugiati o l’immagine delle scarpe da ginnastica di Maya, coperte dalla patina di gelo dell’inverno curdo.

(MNT, 6 agosto 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts