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Rocky, il “sergente italiano” del Palazzo di vetro

Sergente "Rocky " Colavito (Foto di Luca Marfé)

(di Valentina Ieri) NEW YORK – Mentre con una mano sorseggia un espresso “all’italiana” e con l’altra fuma una sigaretta, Rocky – occhi scuri, sorriso magnetico – ci racconta i segreti della sua vita. Deve il soprannome a Rocky Colavito, l’eroe italo-americano del baseball, che ora ha 82 anni e vive nel Bronx. Lui in realtà si chiama Francesco Colavito, lavora nel Palazzo di vetro da oltre 35 anni ed è un sergente dei servizi di sicurezza dell’organizzazione. O meglio: Rocky è il “sergente italiano” dell’Onu.

“Quando arrivai qui negli anni ’80, non sapevo quasi niente delle Nazioni Unite”, ci confida. “Avevo compilato la domanda di lavoro perché non avevo nulla da perdere: ero solo un ragazzo. Poi sono cresciuto, dentro all’Onu e assieme all’ONU. Tra burocrati e capi di stato, tra ambasciatori e generali, ho visto entrare ed uscire decine di migliaia di persone. Ho incontrato gente di tutto il mondo, ho stretto la mano a emiri del Kuwait, del Qatar e dell’Arabia Saudita, oltre che a tantissimi ministri. E ho seguito con i miei occhi alcuni avvenimenti che hanno cambiato la storia del mondo”.

Originario di Grumo Appula, in Puglia, cresciuto in una famiglia di contadini, Rocky ha lavorato fin bambino, poi a 19 anni è entrato all’accademia di Caserta. Obiettivo: diventare poliziotto. Erano gli “anni di piombo”: a cavallo degli anni Settanta e Ottanta la vita politica e sociale dell’Italia è stata segnata dall’ondata di riformismo sociale, dal movimento studentesco, dalla nascita di gruppi politici estremisti, come le Brigate Rosse. Alle prese con una realtà così difficile, a volte violenta, Colavito fu colpito il 21 aprile 1977 da un’arma da fuoco, mentre la sua squadra sgombrava il campus romano della Sapienza dopo una manifestazione di universitari particolarmente violenta.

”Quel giorno fu ucciso il poliziotto Settimio Passamonti”, racconta. “E altri due agenti, oltre a me, rimasero feriti. Persino una giornalista americana, Patrizia Bermier, finì all’ospedale”. Per Colavito i pericoli non erano affatto finiti: “Fui spedito alla Digos, che si occupava di lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, oltre che di rapimenti ed estorsioni. Lavoravo nella scorta di vari ministri e politici italiani”. Di chi? “Ad esempio di Ugo La Malfa, che allora era presidente del partito repubblicano… ma questa è un’altra storia, torniamo all’Onu”, sorride Rocky.

Fu l’amore a spingere Rocky a lasciare la sua ‘”dolce, ma rocambolesca vita italiana”. Giunta per un programma di scambio, una studentessa italo-americana di medicina stregò il poliziotto, che, senza pensarci due volte, lasciò la Digos nel 1979, si sposò e partì per New York per incontrare i suoceri newyorkesi. La nuova avventura americana di Colavito cominciò come quella di molti migranti alle prese con una nuova terra: prima con alcuni lavoretti semplici, come meccanico e come addetto alla sicurezza notturna; poi, su consiglio di un suo vicino di casa, che lavorava alle Nazioni Unite, Rocky decise di fare domanda all’Onu. ”Non parlavo una parola di inglese”, dice Colavito. “Il giorno del colloquio uscii con un pezzetto di carta dove erano scritti solo due indirizzi: quello di casa mia e quello del Palazzo di vetro. Ma sono riuscito a non perdermi. Giunto all’Onu, feci il colloquio in francese, promettendo a me stesso che. se avessi ottenuto il posto, avrei iniziato all’indomani un corso di inglese”.

L'ambasciatore Paolo Fulci, la moglie Claris e il sergente Colavito

L’ambasciatore Paolo Fulci, la moglie Claris e il sergente Colavito

Così è stato. Dopo qualche giorno, Rocky fu accolto nel “mondo” delle Nazioni Unite, dove sarebbe rimasto per 35 anni. E nel nuovo ambiente internazionale la sua vita è proseguita tra un’avventura e l’altra: “Sono entrato in contatto con leader mondiali, ho conosciuto l’esploratore francese Jaques Cousteau, ho visto artisti come Stevie Wonders, Bono e Angelina Jolie. Il regista Sydney Pollack mi ha affidato anche una parte nel film del 2005, L’interprete, che aveva come attori Nicole Kidman e Sean Penn: e con Sean ogni tanto ci telefoniamo”. Lavorare per lapparato di sicurezza dell’Onu comporta anche delle missioni “sul campo”. Così durante gli anni ’90, Rocky è stato in molti paesi del Sud America. Ad esempio ha seguito i negoziati di pace nel Salvador e i lavori della Truth Commission sulle violazioni dei diritti umani. E’ stato alla Conferenza dell’Onu sullo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente a Rio de Janeiro e alla Convenzione sullo sviluppo sostenibile delle Piccole Isole del Pacifico nel 1992.

“Ma lavorare all’ONU non è sempre stato facile”, avverte il sergente. E ricorda alcune situazioni pericolose: “Nel 1993 alcuni attivisti di Greenpeace stavano manifestando davanti all’entrata principale del Palazzo di vetro, quando alcuni di loro con corde e picchetti si arrampicarono sulle aste delle bandiere per incatenarsi in alto. Mi sono dovuto arrampicare io stesso, per farli scendere e consegnarli alla polizia di New York. Un’altra volta ho scoperto un tubo di otto pollici pieno di dinamite e nascosto sotto ad un camion che stava entrando nel sotterraneo del palazzo. Ho dovuto far allontanare con molta calma l’autista del veicolo. Fortunatamente non è esploso nulla, ma ci sono stati momenti di grande paura”.

Chiediamo: che cosa rappresenta l’Onu per lei? Rocky sfoggia un sorriso: ”L’Onu è ormai come una famiglia. Ho passato più tempo tra questi corridoi che non a casa mia. Come unico italiano qui, sono diventato amico di tutti, nel mio team e non solo: ogni volta che degli ex-ambasciatori o dei delegati tornano qui, al Palazzo di vetro, chiedono sempre di me e si accertano che non sia già andato in pensione. Da parte mia, non mi interessa il ruolo politico dei miei interlocutori, né per quale paesi lavorino: metto tutti sullo stesso piano”.

Sergente "Rocky" Colavito

Sergente “Rocky” Colavito

”Ma ovviamente” – continua – ”ho anche avuto modo di coltivare delle amicizie vere. Ricordo con grande nostalgia un vecchio episodio. Era il giorno di Pasqua ed ero qui di turno. Anche il mio vecchio amico, l’ex sottosegretario generale alle Nazioni Unite, Giandomenico Picco, era qui lavorando sul rilascio di alcuni ostaggi in Libano. Picco mi vide mentre ero di guardia al suo piano e mi invitò a mangiare con lui un uovo di Pasqua. Mi disse: Rocky a te la cioccolata, a me la sorpresa. E da allora siamo rimasti amici”.

Il “sergente italiano” ha ancora in mano la tazzina, ma nel frattempo il caffè è diventato freddo. L’anno prossimo, ci confida, andrà in pensione, e quindi vuole concludere la nostra conversazione esprimendo l’affetto che prova per una istituzione da cui ha avuto tanto, ma a cui ha anche dato tanto. “Le Nazioni Unite – dice – sono come una mamma e un papà che cercano di mantenere pace e ordine tra i figli scalmanati. Non sempre le loro decisioni piacciono, ma la situazione sarebbe molto peggiore senza di essi. Ed io sono orgoglioso di essere qui”.

(VI, 17-6-2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts