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Di giorno all’Onu, di notte campeggiatore: si dimette lo stagista

David Hyde

GINEVRA – Prima l’attenzione dei media di tutto il mondo, poi l’annuncio delle dimissioni. E’ la storia di David Hyde, 22enne neozelandese, venuto alla ribalta della cronaca all’inizio di agosto per le particolari condizioni in cui aveva vissuto nelle ultime settimane. Di giorno era stagista presso la sede ginevrina dell’Onu, di notte “campeggiatore”: la sera, infatti, terminato il turno in ufficio, il giovane laureato in relazioni internazionali faceva ritorno nella sua tenda a pochi passi dal Palazzo, dismetteva completo e badge e preparava la cena cucinando con un fornellino a gas. Una sistemazione di fortuna, la sua, in una delle città più care al mondo. Il ragazzo, infatti, non poteva permettersi l’affitto di una stanza, non essendo disposto a chiedere aiuto alla famiglia e non percependo alcuno stipendio o aiuto economico per le spese d’alloggio da parte della prestigiosa istituzione, presso cui svolgeva uno “stage non retribuito”.

stagistaLa notizia, diffusa dalla Tribune de Genève, nel giro di qualche giorno è stata ripresa dai quotidiani e dalle tv di tutto il mondo, facendo piovere offerte di alloggi, bici e aiuti per il ragazzo. Due giorni dopo, le dimissioni: “E’ una decisione tutta mia, io ho scelto di dimettermi, sentendo che a questo punto sarebbe stato troppo difficile continuare a concentrarmi sul mio lavoro di stagista”, ha spiegato ai giornalisti. “Voglio soltanto chiarire che nessuno mi ha forzato a dormire in una tenda, ma che le circostanze e le condizioni dello stage rendevano questa soluzione l’unica possibilità reale che potessi intravedere”. Così la sua esperienza che sarebbe dovuta durare sei mesi è arrivata a un epilogo anticipato, dopo due settimane.

Per potere rientrare nello stage, Hyde aveva dichiarato durante il colloquio di lavoro che sarebbe stato in grado di mantenersi autonomamente: “In passato, quando avevo detto ‘no’, non ero stato preso. Ho detto ‘sì’ e la mia domanda è stata accolta”, ha ammesso, chiarendo anche che “l’Onu era stata chiara sulla politica degli stage dall’inizio. Io lo capii e in questo senso, devo prendermi la responsabilità di aver accettato lo stage”.

Il portavoce Onu, Ahmad Fawzi, ha precisato che una risoluzione dell’Assemblea generale vieta di pagare gli stagisti. “Facciamo il possibile per aiutarli”, ha detto Fawzi. ad esempio negoziando abbonamenti scontati per i mezzi pubblici: “Ma non ci è permesso pagarli, nemmeno se volessimo, e credeteci, vorremmo farlo. Accoglieremmo con gioia una modifica di tale risoluzione”.

“Chiamatemi giovane e idealista, ditemi che sono stato ingenuo. Ma non credo che questo sistema sia giusto. E spero che l’Onu diventi un esempio da seguire, anche sugli stage”, ha dichiarato il giovane dimettendosi. Ieri sul sito The Intercept ha pubblicato una lunga lettera in cui spiega le sue ragioni: “La mia intenzione era fare uno stage e portare l’attenzione sui diritti degli stagisti. Non sto facendo più uno stage, ma i diritti degli stagisti sono stati certamente messi sotto i riflettori”. Ogni anno 162 stagisti lavorano presso l’Onu e le sue agenzie. Secondo un sondaggio dell’Associazione stagisti di Ginevra, nel 2013 il 68,5% di questi è rientrato nel programma non retribuito.

(AS, 14 Agosto 2015)

 

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts