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Desertificazione: CNR, come prevenire futuro alla “Interstellar”

Tempesta di polvere. Foto NASA

(di Alessandra Baldini)

EXPO MILANO – Come nel film di Christopher Nolan “Interstellar”, il futuro potrebbe riservare al pianeta “conche di polvere” e terre sempre piu’ inospitali che alimentano migrazioni di popoli. La desertificazione, un problema che colpisce il 40 per cento del pianeta, e che interessa anche l’Europa e oltre un quinto dell’Italia, e’ stato al centro di un convegno del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ai margini di EXPO nel quale si è parlato anche di come combatterla.

La fattoria di "Interstellar" dove la sabbia uccide i raccolti

La fattoria di “Interstellar” dove la sabbia uccide i raccolti

Il pericolo maggiore risiede nella combinazione tra degrado del territorio e cambiamenti climatici. In Sicilia e’ a rischio il 70% del territorio, in Puglia il 57%. Il 21% del territorio nazionale è a rischio, e di questo il 41% si trova nel Meridione: prova che la desertificazione non e’ solo un problema dei Paesi in via di sviluppo, anche se, “dati alla mano – ha spiegato il direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del CNR, Mauro Centritto – la correlazione povertà-aridità appare abbastanza chiara”.

Ogni anno nel mondo si perdono 12 milioni di ettari di terreno per ragioni collegate a cambiamenti climatici, inquinamento e sfruttamento intensivo. “Le previsioni – ha evidenziato Centritto –  parlano di una riduzione significativa delle precipitazioni soprattutto estive nel bacino del Mediterraneo, e di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi da qui alla fine del secolo”.

Centinaia di migliaia fuggirono la Dust Bown negli anni Trenta

Centinaia di migliaia fuggirono la Dust Bowl negli anni Trenta

La nuova “Dust-Bowlification”, che prende il nome dal disastro ecologico provocato dalla siccitosa’ nel Midwest americano degli Anni Trenta, potrebbe portare in futuro ad avere, oltre ai deserti, vere e proprie conche di polvere. Territori sempre più inospitali che favoriranno nuove ondate migratorie. Le avvisaglie si vedono già adesso: gran parte dei migranti che sbarcano ogni giorno sulle nostre coste sono “rifugiati ambientali”, che fuggono dalle zone aride.

Ad essere colpiti dalla siccità sono i Paesi del bacino Mediterraneo.  “Le proiezioni – ha precisato Anna Luise, dell’Ispra – dicono che nei prossimi 10 anni 50 milioni di persone si sposteranno dai loro territori, che tra vent’anni diventeranno 140 milioni. Proteggere i paesi poveri dalla desertificazione significa anche difendere la sicurezza sociale”.

Un caso internazionale è stato portato da Albina Assis Africano, Commissario Generale del Padiglione Angola. “L’Angola vive un paradosso perché pur avendo grandi corsi d’acqua sta soffrendo la siccità e quindi la desertificazione che ora cerchiamo di combattere attraverso l’adozione di politiche attive”. L’avanzare dei deserti non è infatti un fenomeno irreversibile.

Uno dei piani messi in atto dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD) è la Land Degradation Neutrality, ovvero l’arresto della perdita di suolo e il recupero di terra già degradata per raggiungere un equilibrio stabile. Il piano, spiegato da Uriel Safriel, Professore emerito di Ecologia e Presidente della Commissione di Scienza e Tecnologia dell’UNCCD, coinvolge diversi Paesi, Italia inclusa, e prevede un impegno per riportare a nuova vita porzioni di suolo diventate improduttive.

Accanto a interventi di riforestazione, agricoltura conservativa, e nuove forme di transumanza, un contributo per arginare il fenomeno può arrivare anche dall’osservazione satellitare del territorio.  “Avere dei dati da satellite – ha spiegato il Livio Rossi di e-Geos, società di Finmeccanica-Telespazio – consente un’analisi omogenea di porzioni di territorio che sono una diversa dall’altra. La nostra funzione è fornire alla popolazione uno strumento per comprendere che se c’è un problema di abusivismo,
degrado del territorio, di sfruttamento, questo può essere cambiato da un’amministrazione capace e responsabile”. (AB, 27 agosto 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts