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Rifugiati: Juncker, per l’Ue “è tempo di un’azione concertata e solidarietà”

Juncker, discorso sullo stato dell'Unione (foto: EC)

STRASBURGO – “L’Unione non versa in buone condizioni. Non c’è abbastanza Europa in questa Unione europea, non c’è abbastanza Unione in questa Ue”, ha ammonito mercoledì 9 settembre il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, rivolgendosi agli europarlamentari riuniti in sessione plenaria a Strasburgo.

Jean-Claude Juncker, discorso sullo stato dell'unione. Strasburgo, 9 Settembre 2015 (Foto: EC)

Jean-Claude Juncker, discorso sullo stato dell’unione. Strasburgo, 9 Settembre 2015 (Foto: EC)

“Agire insieme e con coraggio” è l’unica soluzione prospettata per far fronte alla crisi dei rifugiati, cuore del discorso sullo Stato dell’Unione. “E’ il momento di un’azione concertata e della solidarietà”, ha dichiarato, invitando i Ventotto ad accogliere i meccanismi di emergenza per la redistribuzione di 160mila rifugiati durante il vertice dei ministri dell’Interno di lunedì 14: un nuovo piano è stato annunciato mercoledì 9 e riguarda 120mila rifugiati. Si aggiunge a quello già presentato a maggio su altri 40mila. “Spero non ci sia retorica, abbiamo bisogno di fatti”.

Dall’inizio dell’anno circa 500mila persone sono arrivate in Europa nel tentativo di lasciarsi alle spalle la guerra in Siria, il terrorismo dello stato islamico in Libia o la dittatura in Eritrea, “numeri impressionanti, ma non è il momento di farsi spaventare”, ha esortato Juncker per cui l’Italia, l’Ungheria, la Grecia – dove ne sono arrivati rispettivamente 115mila, 145 mila e 213mila – “non possono essere lasciate sole ad affrontare questa sfida”.

“L’Europa è un continente in cui siamo stati tutti, in un qualche momento della storia, dei rifugiati. La nostra storia è segnata da milioni di Europei fuggiti dalla persecuzione religiosa o politica, dalla guerra, dalla dittatura, dall’oppressione. E’ il tempo dell’umanità”. Poi l’attacco alla costruzione di muri e barriere: non sono una risposta efficiente, “le regole sulla migrazione ci sono. Ma sono gli Stati membri che non le hanno applicate”, ha dichiarato Juncker, sottolineando che Schengen non verrà abolito, Dublino verrà “profondamente cambiato”, mentre sarà necessario “rafforzare Frontex in modo significativo e farlo diventare un sistema europeo di guardiacoste e controllo delle frontiere pienamente operativo”.

Rifugiati al centro di accoglienza di Röszke, Ungheria, al confine con la Serbia (Foto: UNHCR)

Rifugiati al centro di accoglienza di Röszke, Ungheria, al confine con la Serbia (Foto: UNHCR)

Ma in Ungheria continua la costruzione del muro al confine con la Serbia. Il primo ministro inglese David Cameron insiste sulla sua linea, riaffermando la contrarietà di Londra alle quote, a cui comunque non è obbligata per via delle clausole di esclusione, valide anche per la Copenaghen. Il governo danese ha fatto pubblicare la nota “Siriani, non venite qui” sui giornali libanesi, paese che secondo dati Onu ospita un milione di migranti su una popolazione che non supera i quattro milioni. A questo si aggiunge la notizia della sospensione, sempre in Danimarca, dei collegamenti ferroviari con la Germania per contrastare l’afflusso di migranti. “Abbiamo bisogno in Europa di essere solidali. Le proposte di Jean Claude Juncker davanti al Parlamento europeo sono un primo passo verso una ripartizione equa. Ma in linea generale in Europa abbiamo bisogno di un accordo vincolante su una ripartizione obbligatoria dei rifugiati secondo criteri equi fra gli Stati membri”, ha dichiarato Angela Merkel ufficializzando dinanzi al Bundestag la volontà di rispondere alla sfida umanitaria dell’accoglienza dei profughi. Soddisfatto delle proposte di Juncker anche il ministero degli Esteri, Paolo Gentiloni, per cui però tali misure “continuano a non prendere sufficientemente in considerazione il carattere permanente della sfida che abbiamo”. E aggiunge: “Non c’è dubbio che i migranti che non abbiano titolarità al diritto d’asilo vadano rimpatriati”.

Il discorso sullo stato dell’Unione ha incluso anche un cenno al partneriato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip), il monito alla Grecia a rispettare gli accordi, un elogio dell’Alto rappresentate Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini (che “ha contribuito a gettare le basi per un’iniziativa di successo diplomatico”, l’accordo sul programma nucleare iraniano), e l’avvertimento ad “agire rapidamente” per raggiungere un “accordo ambizioso, solido e vincolante” in risposta al cambiamento climatico. (AS, 9 Settembre 2015).

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts