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Migrazioni: muri e leggi drastiche, Ungheria sul banco degli imputati

ROMA – Da ieri i varchi con la Serbia sono stati ermeticamente chiusi e sono entrate in vigore drastiche leggi contro i migranti, che ne prevedono anche l’arresto: così giorno dopo giorno l’Ungheria del governo di Viktor Orban è finito sul banco degli imputati, diventando tra tutti i paesi dell’Unione Europea quello che si è distinto per durezza e intransigenza nei confronti delle ondate migratorie che stanno sconvolgendo il continente.orban-ungheria[1]
”Chiudendo i suoi confini ai rifugiati e accogliendo coloro che fuggono dalla guerra e dalla persecuzione con filo spinato, soldati e nuove drastiche leggi, l’Ungheria sta mostrando il volto truce della caotica e inefficace risposta dell’Europa alla crescente crisi dei rifugiati”: lo ha dichiarato Amnesty International, che ha inviato una squadra di ricercatori al confine tra Serbia e Ungheria, dove soldati, poliziotti anti-sommossa, cani ed elicotteri stanno pattugliando la barriera di filo spinato appena completata.

“Per i rifugiati scappati dalle terribili situazioni delle zone di conflitto, essere accolti con tale dispiego intimidatorio di forza militare è scioccante. L’Ungheria si sta comportando in modo irresponsabile di fronte a persone già traumatizzate dalla guerra e dalla violenza”, ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice per l’Europa di Amnesty International.

I ricercatori di Amnesty hanno osservato centinaia di rifugiati correre verso un posto di controllo nella vana speranza che fosse ancora aperto e un gruppo di giovani siriani scorrere disperatamente il filo spinato per scoprire se vi fosse un varco attraverso il quale passare. “Il filo spinato e le leggi draconiane non sono una soluzione. Siamo di fronte a persone che cercano salvezza. L’unica soluzione è che Ungheria e Unione europea inizino a rispettare i loro obblighi internazionali, mostrino solidarietà e assicurino ai richiedenti asilo un ordinato e regolare accesso al territorio e alla procedura d’asilo. E invece, l’Unione europea è paralizzata e l’Ungheria ha preso la direzione sbagliata”, ha sottolineato van Gulik.

Lungo la frontiera con la Serbia, le autorità di Budapest hanno allestito nuove zone di transito dove i rifugiati saranno trattenuti e identificati. Secondo le norme appena entrate in vigore, queste zone non sono considerate territorio ungherese. Infine, desta preoccupazione il fatto che le nuove leggi prevedano da uno a cinque anni di carcere per chiunque aiuti migranti e rifugiati ad attraversare la frontiera.
2015-09-15T130008Z_1188949573_LR2EB9F103XNV_RTRMADP_3_EUROPE-MIGRANTS-HUNGARY-kTJH-U431101031514302jvD-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443[1]Ed è proprio dall’interno del paese che giungono in queste ore voci critiche nei confronti del governo di destra che siede a Budapest. L’Hungarian Civil Liberties Union, Menedék – Associazione Ungherese per i Migranti, Artemisszió Foundation, Migration Aid, Migrant Solidarity Group, e l’Hungarian Helsinki Committee invitano tutti i cittadini europei a chiedere al governo ungherese l’immediato ritiro delle leggi appena approvate che consentono l’espulsione immediata dei richiedenti asilo in Serbia e la condanna al carcere per l’attraversamento dei confini.
Chiediamo alle autorità ungheresi di adottare leggi in linea con la normativa europea e di fornire un’adeguata accoglienza, nel rispetto dell’umanità e della dignità di coloro che sono in difficoltà.
Le leggi che prescrivono l’espulsione automatica dei migranti e che trasformano in reato l’attraversamento illegale dei confini punendolo con il carcere – affermano le associazioni – servono soltanto a perseguire un obiettivo del governo ungherese: sbarazzarsi dei suoi doveri e obblighi umanitari.
”L’attuale crisi dei rifugiati non è colpa del governo ungherese – è una responsabilità comune europea trovare una soluzione. Tuttavia, la risposta di Budapest alla crisi non è soltanto una disgrazia per l’Ungheria, ma è anche una perdita di credibilità dell’Unione Europea. Nessuno stato membro – afferma ancora l’appello delle associazioni – dovrebbe trattare i rifugiati come nemici pubblici e attuare misure così repressive. Chiediamo quindi a tutti i cittadini europei di unirsi alla nostra causa e sollevarsi contro gli interventi inumani e antidemocratici del governo ungherese.
Chiediamo alle autorità ungheresi condizioni di vita umane per tutti i migranti irregolari e un corretto esame e una giusta considerazione di tutte le richieste di asilo presentate dai rifugiati che entrano in Unione Europea tramite l’Ungheria.
L’Ungheria deve tornare a rispettare i diritti umani e i suoi obblighi come previsto dalle leggi internazionali e dai trattati dell’Unione Europea.
L’umiliazione dei rifugiati e dei cittadini ungheresi deve finire ora. Chiediamo al governo ungherese di impegnarsi con gli altri paesi europei nei negoziati per trovare una soluzione congiunta e di lunga durata”.
(MNT, 16 settembre 2015)

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Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia.

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About Alessandra Baldini

Alessandra Baldini e’ stata la prima donna giornalista parlamentare per l’Ansa, poi corrispondente a Washington e responsabile degli uffici Ansa di New York e Londra. Dirige OnuItalia. Contact: Website | Twitter | More Posts